Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Milano. I migranti lasciano la torre


Dopo 27 giorni di freddo, pioggia e neve, scendono gli ultimi due stranieri saliti a 43 metri per protestare contro la truffa della sanatoria. Vendetta di Stato nei confronti dei manifestanti e dei medici che li hanno soccorsi
mercoledì 8 dicembre 2010, di Adriano Todaro - 346 letture

Abdelkader Moukadir, 32 anni, cittadino del Marocco e Marcelo Galati, 40 anni, italo-argentino, alla fine non ce l’hanno fatta più e – dopo 27 giorni – sono scesi dalla torre dell’ex industria farmaceutica Carlo Erba di via Imbonati, a Milano.

Si conclude così la protesta milanese, dopo quella bresciana, di gruppi di cittadini stranieri che, pur avendo pagato, non hanno ricevuto quel pezzo di carta azzurrino indispensabile per non essere considerati clandestini. Li abbiamo truffati ancora una volta e loro hanno avuto uno scatto di dignità, sono saliti a 43 metri d’altezza e per 27 lunghi giorni sono rimasti lassù srotolando uno striscione con scritto “Sanatoria per tutti”.

In questo periodo Milano è una città fredda. In questi 27 giorni ha piovuto quasi ininterrottamente, ha nevicato, il termometro, ogni notte, è andato sotto zero. E loro erano lassù coperti alla meglio dai sacchi a pelo, con un telone di plastica nel tentativo di ripararsi dalla pioggia fredda e battente. Il freddo, però, ha avuto la meglio su di loro e li ha costretti a scendere. Prima un egiziano, poi, il 2 dicembre, attorno alle 17, anche Abdelkader Moukadir squassato da dolori renali atroci. Non urinava più da due giorni, ma non voleva scendere; aveva paura di essere rimpatriato, rimandato in Marocco dove certo c’è la moglie e una figlia che non ha mai conosciuto perché nata mentre era in Italia, ma dove la vita è certamente più dura che nel nostro Paese.

Il marocchino, che lavorava a Brescia, è stato ricoverato all’ospedale di Niguarda, ma nella serata è stato trasferito in Questura e inviato al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Corelli in attesa dell’espulsione. Inizialmente i manifestanti, abbarbicati sulla torre di mattoni rossi dell’ex Carlo Erba, erano cinque. Dopo dieci giorni, due di loro erano scesi stremati, ed erano riusciti a non farsi identificare dalla polizia. Poi, qualche giorno fa, è stata la volta di un ragazzo egiziano di 23 anni che aveva avuto un malore. Un medico di Emergency era salito sulla torre e lo aveva convinto a farsi ricoverare. Medici e infermieri che l’hanno curato, e dimesso, ora rischiano di essere denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’ultimo a scendere è stato Marcelo Galati che avendo doppia cittadinanza, italiana e argentina, non rischia l’espulsione. Lui è stato il vero leader della protesta ed è in discrete condizioni di salute. Non rischia l’espulsione ma dovrà rispondere di alcuni reati. Appena sceso ha affermato che “Lassù, durante questo mese in cima alla torre ho davvero imparato a vivere, capire cosa significa sopravvivere e vivere sperando di avere uguali diritti, ho imparato a dare e ricevere molto e ho capito che ora occorre lottare, andare avanti per una causa giusta, per questa gente che è stata truffata”.

La “Torre” dell’ex Carlo Erba sorge in via Imbonati. Vicinissima a piazzale Maciacchini con la sua fermata della metropolitana, è una via abitata, un tempo, da operai e impiegati, oggi via periferica. Molti lavoravano in questa industria farmaceutica che ora non c’è più. Al suo posto bruttissimi palazzi di vetro, sedi di assicurazioni, banche, industrie tecnologiche che occupano pochissime persone, un centro di fitness, palestre, insomma, una grande speculazione. Fuori dai palazzi di vetro, i vecchi palazzi del secolo scorso abitati, ora, da tanti stranieri. Tutto attorno, negozi gestiti da cinesi, gli immancabili phone center, i negozi dove si può trasferire il denaro, un negozio di massaggi thailandese. Poco avanti, in piazzale Maciacchini anche un negozio, famoso una volta, di materiale fotografico.

Siamo nella zona nord di Milano. Vicinissima, quasi parallela a via Imbonati, passa la superstrada Milano-Meda dove la mattina si è tutti imbottigliati in coda. Per andare a Como si può prendere questa superstrada. Da questa superstrada, si poteva vedere uno spicchio di torre con lo striscione. Chissà cosa pensavano i pendolari in coda la mattina quando passavano. Qualcuno forse la guardava con fastidio quella protesta, altri forse si immedesimavano. Sotto la torre, per 27 giorni, un comitato di solidarietà con i manifestanti. Un centinaio di persone, nei momenti migliori, sono stati lì sotto quasi a stringere i manifestanti con un abbraccio, a far loro un po’ di calore. Tanti stranieri, gruppi dei centri sociali, militanti dei comitati antirazzisti, cattolici. In qualche momento anche qualche sindacalista e, nel periodo delle primarie, anche i candidati a sindaco. Tutto sommato, però, poca cosa. Nella laboriosa Milano, la cosiddetta capitale morale dell’Italia, la solidarietà è stata questa. Attorno a via Imbonati e alla torre, i gipponi della polizia e gli automezzi dei vigili del fuoco.

I cittadini stranieri che sono andati sulla torre hanno protestato anche per noi. Perché sembrerà strano ma la loro lotta avrebbe dovuto essere la nostra lotta, la loro battaglia per i loro diritti avrebbe dovuto rappresentare la nostra battaglia per i nostri diritti che ogni giorno perdiamo, a poco poco, uno stillicidio che neppure ci accorgiamo. Avrebbe dovuto essere la lotta dei sindacati, ma non c’è stata, a parte i militanti del Cub. In questo modo quelli sulla torre sono stati lasciati soli, in preda alle ripercussioni di carattere legale. Non è un caso che la vendetta dello Stato non si è fatta attendere molto. Espulsioni e denunce sono state attuate con scientificità, nell’indifferenza quasi totale della capitale morale d’Italia.

In realtà qualcuno si è fatto sentire. E’ il caso del vice sindaco Riccardo De Corato, un personaggio che non ha mai brillato per acume amministrativo, ma che anche questa volta ha voluto farsi notare con una dichiarazione a favore dell’espulsione: “Finalmente è finito il tira e molla. Ed è finito il sequestro del quartiere dove mi auguro si sbaracchi presto tutto l’ambaradan lasciato sul posto. Ora vediamo se la Questura riuscirà a identificare ed espellere il manifestante clandestino sceso dalla torre insieme all’italo-argentino che in qualche modo dovrà rendere conto dell’operato. Pensare che un quarto soggetto possa di nuovo volatilizzarsi dopo l’ennesimo ricovero in ospedale per malore, sarebbe un’amara barzelletta. Per più di un mese un quartiere è rimasto sottoscacco, costretto a subìre cortei, girotondi, baccano fino a tarda notte. E non vorremmo che finisse tutto a tarallucci e vino”.

Come si vede frasi “concilianti” come si addicono ad un vicesindaco-sceriffo della capitale morale, quello che tronfio dichiara ai giornalisti che durante gli ultimi sgomberi, perpetrati dal Comune nei confronti dei rom e di altri sfigati, “sono stati abbattuti 2.593 manufatti”, le povere baracche degli immigrati. Il problema è che non c’è più morale, solidarietà, tolleranza. Resta solo il grigiore del cielo milanese e la volgarità di chi amministra. E’ proprio un’amara barzelletta.

A marzo, il cardinale Dionigi Tettamanzi dovrà andare in pensione. Era l’ultima autorità morale della città, un gigante a confronto di personaggi come la sindaca e il vice De Corato. Vogliamo sperare che i milanesi, quando andranno a votare, non riconfermeranno gli attuali amministratori che hanno fatto di tutto per imbarbarire la città e, bisogna dire, con ottimi risultati. Speriamo anche noi che non finisca, ancora una volta, a tarallucci e vino.

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.