A Milano il Comune concede i locali per aprire una sede di Forza Nuova. A Desio cade la Giunta a seguito dell’inchiesta sulla ’ndrangheta
Il Comune di Milano ha deciso di assegnare una nuova sede al movimento nazista Forza Nuova. Non una sede qualsiasi in qualche periferia della città, ma 290 metri quadri nella centralissima e rinomata via dello shopping, in corso Buenos Aires. L’inaugurazione è prevista per il 18 dicembre, a pochi giorni dall’anniversario di piazza Fontana. Uno schiaffo a tutti i democratici, una lacerazione del tessuto democratico milanese.
E’ il risultato di aver dato il voto a questa soave signora, a questa suor Letizia che recita poesie in Tv e che non partecipa mai ai lavori del Consiglio comunale. Nel 2008 ha partecipato, in tutto l’anno, a sei sedute, nel 2009 a tre. E’ anch’essa un’esponente “del fare” ed, infatti, fa, non sappiamo bene cosa, ma qualcosa certamente.
La ricordiamo quando, alcuni anni orsono, era apparsa improvvisamente al corteo del 25 Aprile a Milano, spingendo il padre paralitico sulla carrozzella, a suo dire, un resistente. Era stata subito contestata, fischiata perché in tanti avevano capito la strumentalizzazione di suor Letizia visto che da lì a poco ci sarebbero state le elezioni amministrative. Contestata ma difesa strenuamente dal segretario della Camera del Lavoro di Milano, Onorio Rosati. I risultati sono questi. Nella città medaglia d’oro della Resistenza si continuano ad aprire sedi dei movimenti di estrema destra, ultimamente in case dell’Aler (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale), in viale Brianza 20.
Lei, però, di questa sede di Forza Nuova dichiara di non sapere nulla: “Lo apprendo da voi – dice ai giornalisti – non lo sapevo. Adesso verificherò con gli uffici”. Letizia Moratti non sa mai nulla anche se è il primo cittadino di Milano. Forse avrebbe dovuto chiedere all’eterno secondo Riccardo De Corato uno che sfratta i rom e si batte contro l’assegnazione di 20 alloggi popolari per i rom scacciati da via Triboniano, ma che ora, su Forza Nuova diventa muto.
Il lotto conferito a Forza Nuova, come si legge nel documento del settore demanio e vendite del Comune, è stato assegnato per 19.250 euro ed è il tentativo, non troppo sottile di coprire quello spazio lasciato libero dai finiani tenendo conto che fra poco si va al voto. A Milano fra fascisti dichiarati, fascisti mascherati e Lega, non c’è troppo posto per gli antifascisti. Sta diventando sempre più una città senza memoria, senza anima, grossolanamente speculativa, dove si costruiscono brutture enormi sventrando la città e dove ci si è dimenticati dalla lezione di Maria Teresa d’Austria, questa donna energica ed avveduta che aveva introdotto importanti riforme.
Vedremo se inaugureranno la sede di Forza Nuova e vedremo se ci sarà reazione da parte della Milano antifascista. Vedremo se oltre alle dichiarazioni di circostanza si chiameranno i milanesi a scendere in piazza, a manifestare per difendere la Costituzione. A dire basta a questa deriva, a questa marmellata dove c’è dentro di tutto, dove non ci sono però regole, a questo pericoloso sgretolamento gestito da vacui personaggi come Letizia Moratti.
A meno di 25 chilometri dal centro di Milano, verso Nord, c’è Desio, cittadina di 40 mila abitanti, da poco facente parte di un altro inutile carrozzone, quella provincia di Monza e Brianza nata per “sistemare” i vari politici “trombati” da altre parti. Qua si è consumata una farsa che durava da lunghi anni.
Pochi giorni fa, a seguito delle dimissioni di 17 consiglieri comunali, è caduta l’Amministrazione comunale retta da Giampiero Mariani di una lista civica appoggiata da Pdl e, sino alle dimissioni, anche dalla Lega. Le dimissioni sono la conseguenza dell’operazione contro la ‘ndrangheta denominata “Infinito” che nel luglio scorso aveva portato in carcere 300 persone in tutta Italia di cui 50 in Brianza. L’inchiesta coinvolge, anche se per ora non risultano indagati, diversi esponenti politici: il presidente del Consiglio comunale Nicola Mazzacuva, il consigliere comunale Natale Marrone, l’ex assessore provinciale Rosario Perri e il consigliere regionale ed ex assessore Massimo Ponzoni, tutti del Pdl. Inoltre, anche il presidente dell’Asl di Monza, Pietrogino Pezzano. Naturalmente tutti negano e sarà la magistratura a chiarire le loro posizioni. A me interessa maggiormente mettere in rilievo il percorso politico di alcuni personaggi e l’ambiente dove si è sviluppata la vicenda.
Intanto a Desio arrivano, negli anni Novanta, alcuni personaggi di spicco calabresi in soggiorno obbligato. Uno di questi è Natale Iamonte di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. Attualmente è incarcerato con il 41-bis, ma il suo impero è gestito dai figli, alcuni di loro arrestati. In Brianza la criminalità organizzata ha capito bene e in fretta dove e su chi si doveva puntare per fare soldi. La droga, certo, ma anche traffico di armi e soprattutto appalti, subappalti ed estorsioni.
L’operazione “Infinito” produce, alla fine, un’ordinanza lunga 800 pagine dove sono citati tutti i principali cartelli di mafia che operano al Nord (possibile che il ministro dell’Interno non l’abbia mai letto?): i Piromalli, i Morabito-Bruzzaniti-Palamara, i Morabito-Mancuso, gli Iamonte ecc. A Desio il capo della Locale (così si chiama il settore di comando) è Candeloro Pio collegato ad Annunziato Moscato ritenuto dagli inquirenti a sua volta legato al clan Iamonte di Melito Porto Salvo.
A Candeloro Pio si rivolge Natale Marrone, una new entry della politica locale, 400 voti di preferenza in Consiglio comunale, presidente del circolo territoriale di Alleanza Nazionale. La telefonata, registrata dagli inquirenti, è di una chiarezza esemplare: Marrone chiede al capo mafioso di “intervenire” su Rosario Perri in quel momento capo dell’ufficio tecnico del Comune. Ma Candeloro rifiuta perché Perri è “appoggiato” “da persone di rispetto”.
E qui entra in ballo Rosario Perri, 68 anni, proveniente da Sambiase di Lamezia Terme. Ex socialista entra in comune come geometra, diventa capo dell’Ufficio tecnico e potentissimo personaggio. Molti fanno riferimento a lui se hanno bisogno di qualcosa. Dirige un settore delicatissimo e quando la sinistra prende il potere a Desio molti pensano che finalmente si metterà una barriera per arginare lo strapotere di questo Perri. Non sarà così. Sarebbe bastato trasferirlo, ad esempio, a fare fotocopie, pur mantenendogli lo stipendio, così da non fargli fare danni ed invece anche la sinistra lo lascia a quel posto. Alla fine diventerà addirittura manager del Comune di Desio. Poi sceglie la politica ed esattamente Forza Italia e diventerà, oltre a tutta una serie di incarichi, assessore della costituenda provincia di Monza e Brianza.
C’è una fotografia di Rosario Perri che si ripropone negli anni. A Desio, a giugno c’è il Palio degli zoccoli. Al corteo della domenica pomeriggio, oltre ai figuranti con abiti dell’epoca (1277), partecipano gli amministratori comunali e, davanti a tutti, il sindaco del momento. A fianco del sindaco, non si capisce in quale ruolo, c’è lui, il geometra Rosario Perri. Poi staccati gli assessori.
Ora si è dimesso “pur non essendo destinatario di alcuna informazione di garanzia”. Ma anche qua c’è un’intercettazione. Perri parla con il figlio, sembra all’estero, e ribadisce: “Ascoltami bene, io ho soldi che non so cosa farmene… ho aperto pure un conto all’estero, a Lugano… e ci devono mettere questi soldi, che cazzo me li tengo a fare in quei tubi, quanto meno poi domani se ne avete bisogno andate e li ritirare ve li prendete… Certo che è un conto cifrato… Ma tu, non ti devi preoccupare… li estinguo fra tre o quattro anni, quando ci sarà la sanatoria per rientrare i soldi dall’estero, li faccio rientrare”.
Nell’informativa dei carabinieri, Perri è messo in relazione a Candeloro Pio, finito in carcere. C’è un altro episodio che tocca da vicino il geometra dal grande potere. Nella notte fra il 6 e 7 novembre del 1993 va a fuoco un’ala della prestigiosa Villa Tittoni. E’ un periodo, quello, dove ci sono vari “avvertimenti” mafiosi nei confronti di alcuni politici locali. Una catena di episodi che fanno pensare che si sta attuando una strategia intimidatoria. Pochi, però, a Desio capiscono questa strategia, si tende piuttosto a delimitarli a questioni di poco conto, questioni anche di carattere personale. Nella Villa Tittoni c’è la sede dell’ufficio tecnico e il fuoco è stato appiccato nel locale dove si riunivano le commissioni Urbanistica e Edilizia. Il fuoco distrugge il Salone delle Colonne e i tre piani sovrastanti. Un danno enorme, incalcolabile. Eppure quando pochi giorni dopo ci sarà una manifestazione contro questi atti intimidatori, pochissimi cittadini partecipano. Il colpevole del rogo non è mai stato trovato e il giudice ha disposto l’archiviazione del fascicolo.
Nel 2008, poi, la Polizia provinciale scopre una delle più grosse discariche abusive di materiali inquinanti gestiti dalla ‘ndrangheta, proprio a Desio. Sembra che gli operai, per aver la forza di lavorare giorno e notte, erano riforniti di eroina.
L’altro personaggio da descrivere è Massimo Ponzoni. Classe 1972, Ponzoni è il primo a capire, a Desio, che il “nuovo” che avanza è Forza Italia e costituisce il primo club. Nato a Salò, Ponzoni, giovane senza arte né parte, con il titolo in tasca di geometra, diventa consigliere comunale e presidente del Consiglio di Desio. Nel 2000, a 27 anni, consigliere regionale e nel 2006 assessore della Giunta Formigoni alla Qualità e Ambiente. Il suo slogan è: “La passione continua”. Viene da ridere ma nel suo sito c’è proprio scritto così. Sentite cosa scrive questo campione della difesa dell’Ambiente: “La più grande delle battaglie condotte è stata quella per far fare strada a una nuova cultura quella del rispetto per l’ambiente. Senza l’educazione ambientale a partire dalle scuole non si va avanti. Invece è ora di smettere di pensare che l’ambiente sia di destra o sinistra e iniziare a capire che è di tutti perché l’acqua la beviamo tutti, l’aria la respiriamo tutti, dell’energia abbiamo tutti bisogno. Quindi l’ambiente va rispettato perché è la nostra prima casa”.
Sarà per questo, proprio perché “l’ambiente va rispettato perché è la nostra prima casa” che in un vicino comune, la moglie costruisce una villetta bifamiliare abusiva e il 20 marzo 2009, dopo un iter lungo e farraginoso, la casa viene abbattuta perché, appunto, abusiva. Ma torniamo alla nostra storia.
Da quando diventa assessore il suo potere aumenta. Mediocre come lo sono tutti coloro che hanno potere, gira per Desio con macchina grigia e autista. E’ tronfio, si pavoneggia, è l’astro nascente del Pdl. Poi, però, la strada non sembra più in discesa. C’è un intoppo. A suo carico c’è un’indagine per concorso in bancarotta per la bonifica di un’area di Milano, la Santa Giulia. Ma Ponzoni è indagato anche per corruzione e l’inchiesta è gestita dal pool antimafia di Milano. L’indagine si sofferma soprattutto sul clan Iamonte-Moscato e sui consensi elettorali di alcuni personaggi politici. E qui saltano di nuovo fuori i nomi di Massimo Ponzoni e Rosario Perri. I magistrati vogliono capire bene il motivo di alcune scelte urbanistiche compiute e Ponzoni è incriminato per un pagamento di 250 mila euro. Inoltre c’è un’intercettazione del 2008 per un’operazione urbanistica su un’area di via Molinara, a Desio. In una di queste telefonate, Fortunato Stellitano, poi arrestato per associazione mafiosa, cercava di tranquillizzare l’interlocutore: “Martedì vado a trovare Massimo che è assessore all’Ambiente, mi faccio fare lo svincolo ed è a posto”.
Quando alle ultime regionali, si ricandida, Rosario Perri è un suo grande elettore e così si esprime all’inaugurazione della sede di Desio del Pdl: “Gli dobbiamo riconoscenza e dobbiamo assegnarli il massimo delle preferenze”. E così è stato. Ponzoni riceverà più di 11 mila preferenze. Non è più assessore, ma è sempre a fianco di Formigoni nell’ufficio di presidenza.
Un’ultima cosa dobbiamo dire dell’attuale sindaco Giampiero Mariani e della Lega. Quando nel luglio scorso ci sono gli arresti, in Consiglio comunale l’opposizione presenta un ordine del giorno contro le infiltrazioni mafiose. La sala è piena di cittadini. Ma i consiglieri della maggioranza, Pdl, Lega e altri, non ci sono. Il sindaco è inebetito, la gente urla, ci scappa anche qualche schiaffone, le grida più gentili sono “Vergogna!” e “Buffoni!”. Lui, il sindaco, resta lì, attaccato alla poltrona, amorfo. Non si dimetterà e non lo farà neppure quando gli assessori leghisti della Giunta si dimetteranno perché, secondo lui, la maggioranza esiste ancora. A Desio quando anni fa si era presentato la prima volta con una lista civica e si domandava in giro come fosse questo Mariani ex democristiano, quelli che lo conoscevano bene rispondevano: “Le un bagai dell’uratori” (E’ un ragazzo dell’oratorio), in pratica un sempliciotto. Ora, malgrado Desio sia stato citato anche da Saviano, lui continua a dire che la mafia non c’entra. Le dimissioni dei consiglieri leghisti, secondo lui, è tutta una loro questione interna. Quando dopo le dimissioni dei 17 consiglieri i giornalisti vanno nel suo ufficio, lui è lì e in dialetto afferma di avere “il groppo in gola, mi viene da piangere”.
Si è rotto il suo giocattolino. La Lega, dopo aver gestito in prima persona le vicende della politica desiana, ora furbescamente lo abbandona e potrà così presentarsi alle elezioni di primavera come il partito che ha fatto cadere la Giunta, per non sottostare ai diktat mafiosi.
Su una cosa però il sindaco Giampiero Mariani ha ragione, la mafia a Desio non c’è. Infatti, il territorio di Desio è controllato dalla ‘ndrangheta.