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Mieli e la Storia


Al Corsera arriva un nuovo direttore. Quello che farà lo si può capire anche dalla sua trasmissione tv
mercoledì 22 dicembre 2004, di Redazione - 2075 letture

La sostituzione di Stefano Folli, già notista politico del quotidiano, con il direttore editoriale Paolo Mieli, che fu alla guida del Corriere della Sera dal 1992 al 1997, anche se preannunciata da alcuni precedenti incontri tra gli azionisti del gruppo RCS nei giorni scorsi, ha comunque destato una certa sorpresa negli ambienti politici e culturali del paese.

E la scelta di cambiare nuovamente il vertice del giornale alla fine di un anno molto difficile, che ne preannuncia un prossimo a dir poco turbolento dal punto di vista del rapporto tra politica e informazione, di certo non appare casuale.

Proprio ventiquattr’ore prima l’annuncio della notizia, nel corso dell’ultimo appuntamento della fortunata serie "Altra Storia", trasmissione televisiva di LA7, lo stesso Mieli, che in qualità di ospite ha parteciato a quasi tutte le puntate del sabato sera, ha ricostruito con il supporto di immagini documentarie e un nutrito numero di interviste, quello che è stato il percorso del giornalismo italiano dal ’68 a oggi, analizzando quanto quel periodo rivoluzionario e controculturale abbia influito sulla scrittura e la struttura della stampa nazionale piu recente. Ideatore e conduttore del programma, l’editorialista de "La Stampa" Pier Luigi Battista, già cimentatosi nella complicata sostituzione in Rai de "Il fatto" di Enzo Biagi, e immediatamente chiamato da Mieli alla vice-direzione del suo nuovo corso al "Corriere".

Si sono così potute vedere e ascoltare le testimonianze di alcuni protagonisti del giornalismo italiano, da Sergio Zavoli a Gad Lerner, da Mario Cervi, fondatore del "Il Giornale Nuovo" con Indro Montanelli, a Giorgio Bocca, tra l’altro ripreso anche in un aspro e interessantissimo "vis a vis" datato 1978 con lo stesso Montanelli. Il puzzle messo insieme dalla trasmissione si è così pian piano trasformato in un quadro storico-editoriale dei nostri ultimi trent’anni, che ha giustamente messo in luce momenti importanti e in alcuni casi drammatici, come la scioccante presa di coscienza da parte del Movimento della determinazione e della violenza del potere costituito, dopo la strage di Piazza Fontana (accompagnata nello stesso giorno dallo scoppio di tre bombe in tre luoghi diversi del centro di Roma), la quale diede origine a quella pratica giornalistica da quel momento in poi indicata con il termine di "inchiesta" e "contro-informazione"; o la tragica morte di Giangiacomo Feltrinelli, del marzo 1972, che fece emergere la presunta ideologizzazione della stampa italiana, spostatasi marcatamente verso la sinistra più radicale a ridosso degli anni ’70; e ancora le varie vicissitudini editoriali interne ai quotidiani più prestigiosi, che videro nell’ordine la stagione felice de "La Stampa" sotto la direzione di Alberto Ronchey, il licenziamento di Montanelli da RCS, la famosa direzione di Piero Ottone, la nascita de "La Repubblica" di Eugenio Scalfari, fino ad arrivare all’emblematico periodo di immobilismo degli anni ’80, prologo della clamorosa lite Montanelli-Berlusconi e dell’esplosione di Tangentopoli nel decennio successivo.

L’interpretazione proposta dal nuovo direttore del Corriere della Sera a questi avvenimenti -che ha tra l’altro ricordato il suo esordio giornalistico avvenuto nel 1967, a diciotto anni, con una rubrica affidatagli dal settimanale "L’Espresso"-, si è basata su una chiave di lettura tesa a sottolineare il percettibile avanzamento generale di una stampa tendenzialmente "di sinistra", salvo poi rimarcare, in verità non troppo, l’attuale condizione di monopolio semi-dittatoriale imposto agli organi di informazione e comunicazione presenti in Italia.

In base a tali considerazioni, cosa aspettarsi dal nuovo Paolo Mieli, quale sarà la linea editoriale perseguita? I primi commenti ipotizzano l’ascesa verso una riconquista dei giornali messa in atto dai meccanismi di potere pseudo-borghesi, rappresentati da Luca di Montezemolo nella FIEG (malgrado il suo passaggio alla presidenza di Confidustria lo abbia costretto ad abbandonare incarichi ufficiali), Ferruccio de Bort oli al "Sole 24 ore" (dopo le discusse dimissioni proprio come direttore del "Corriere" prima dell’arrivo di Folli), e appunto da Paolo Mieli tornato alla guida del più importante quotidiano italiano; altri invece guardano questo nuovo scenario come l’ennesimo tentativo di "normalizzazione" sollecitato da chi, come ricordava ieri Curzio Maltese proprio su "Repubblica", non esita ad affermare che la prossima battaglia politica verrà condotta attraverso la realizzazione di una "grande campagna mediatica".

Non ci vorrà molto tempo per intuire chi si sarà maggiormente avvicinato alla verità.


L’articolo di Emiliano Sbaraglia è stato pubblicato su www.aprileonline.info, n. 168, 22 dicembre 2004.

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