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Michele Martuscielli: un eroe dei nostri tempi

Giacomo Mancini - Ministro ai Lavori Pubblici - lo incaricò di presiedere la Commissione d’inchiesta sulla frana di Agrigento del 1966. La lettera di trasmissione dei risultati dell’inchiesta è un atto d’accusa senza precedenti contro il sacco urbanistico di Agrigento. Un monito, purtroppo inascoltato, ancora oggi.
di Emanuele G. - martedì 14 gennaio 2014 - 3062 letture

Qualche giorno fa il collega Antonio Mazzeo ha scritto un articolo riguardante un poligono di esercitazioni militari posizionato a ridosso della Valle dei Templi. Un’offesa incredibile nei confronti di un territorio fragile e di uno dei più importanti siti archeologici e paesaggistici del Mediterraneo. Al ché mi è venuto alla mente i tragici fatti della frana di Agrigento.

Era il 19 luglio del 1966. Fin dal mattino la terra iniziò a tremare in quanto profonde fenditure si stavano aprendo nel terreno. I danni maggiori si ebbero nel centro storico e nella parte ovest della collina su cui insiste il nucleo abitato di Agrigento. Sul versante ovest i quartieri più colpiti furono quelli dell’Addolorata e di San Michele. Per essere più precisi l’evento franoso si verifica fra Via Dante e Via Santo Stefano sul crinale della collina che porta a Porto Empedocle. Il fenomeno franoso andò per le lunghe durando ben un mese. I danni furono rilevantissimi. Un centinaio di feriti. Milleduecento famiglie senza casa per un totale di 5.000 persone sfollate.

Il 21 luglio l’allora Ministro ai Lavori Pubblici il socialista Giacomo Mancini visita Agrigento e nomina contestualmente una Commissione d’inchiesta presidieduta dal Direttore Generale all’urbanistica Michele Martuscielli.

Vi voglio parlare di questo oscuro eroe dell’Italia repubblicana. Era nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1918, e se n’è andato nel 2003. Direttore generale dell’urbanistica del Ministero dei lavori pubblici dal 1965 (dalla sua costituzione) al 1983. Ha partecipato in prima persona alla elaborazione delle leggi e degli altri provvedimenti del riformismo urbanistico italiano (dalla legge n. 167 del 1962 al piano decennale per l’edilizia del 1978). Il suo nome resta legato soprattutto alla coraggiosa denuncia dei misfatti urbanistici di Agrigento; ma anche la gestione della legge per l’edilizia economica e popolare, le leggi speciali per Venezia del 1971, la vicenda del PRG di Napoli del 1972, la costituzione e il lavoro della Commissione De Marchi per la difesa del suolo lo hanno visto tra i protagonisti. Fu amico e interlocutore essenziale degli uomini che, sul versante della politica economica, tentarono negli anni ’60 e ’70 di introdurre una programmazione economica non indifferente ai valori, alle regole e alle potenzialità del territorio, come Giorgio Ruffolo, Franco Archibugi, Beniamino Andreatta e Giuliano Amato.

La Commissione d’inchiesta - comunemente conosciuta come la "Commissione Martuscielli" - presentò il 6 ottobre del 1966 una corposa relazione riguardante i misfatti di Agrigento. In particolar modo intendo rendervi partecipi della lettera di trasmissione alla succitata relazione. Un atto d’accusa, che suona ancora attuale, contro il sacco urbanistico di Agrigento.

Eccovi il testo integrale della lettera di trasmissione:

Signor Ministro,

all’atto di consegnarLe i risultati di due mesi di intenso lavoro, pur riconoscendo che la brevità del tempo a disposizione e la complessità di eventi e situazioni, non le hanno consentito di spingere le indagini fino al completo esaurimento di ogni conoscenza, né forse di calare l’intera materia in equilibrate ripartizioni, la Commissione ritiene che il peso della consistente documentazione raccolta, dalla quale si son potute trarre considerazioni generali specifiche, sia tale da illuminare sufficientemente sulle situazioni di fatto e di diritto. sulla concatenazione storica degli eventi e sul comportamento dei soggetti. Una risposta ai pressanti interrogativi dell’opinione pubblica può essere ora data, ed è stata data dalla Commissione.

Gli uomini, in Agrigento, hanno errato, fortemente e pervicacemente, sotto il profilo della condotta amministrativa e delle prestazioni tecniche, nella veste di responsabili della cosa pubblica e come privati operatori. Il danno di questa condotta, intessuta di colpe coscientemente volute, di atti di prevaricazione compiuti e subiti, di arrogante esercizio del potere discrezionale, di spregio della condotta democratica, è incalcolabile per la città di Agrigento.

Enorme nella sua stessa consistenza fisica e ben difficilmente valutabile in termini economici, diventa incommensurabile sotto l’aspetto sociale, civile ed umano.

La città dei « tolli » non è piú l’Agrigento di un tempo.

Il volto urbano, sfigurato, potrà forse in parte essere ricuperato con generose piantagioni di verde, cui affidare la, cicatrizzazione delle ferite e la ricucitura dei tessuti, ma difficilmente, e certo con costi assai elevati, potrà assumere l’aspetto decoroso di una città umana: le ferite inferte, anche curate, resteranno a lungo.

Ma ancora piú delicato si prospetta il problema dei rapporti umani, che, con l’accertamento e la punizione di colpe, esige che sia posto fine alle sofferenze della popolazione agrigentina, a lungo vessata dall’arbitrio.

È per questi pro fondi motivi che la Commissione ritiene di aver assolto nel rispetto del vero, della legge e dei principi della umana convivenza, il proprio mandato e di aver fornito elementi per un sereno giudizio e per efficaci proposte.

La gravità dei fatti rilevati pone senza dubbio la situazione di Agrigento al limite delle possibili combinazioni negative dei molteplici fattori che concorrono alla formazione di una città, alla sua crescita ed alla sua guida.

E l’evento franoso, verificatosi in questa città, potrebbe dirsi in un certo senso coerente con questa aberrante situazione urbanistico-edilizia.

Ma la Commissione, nel rimettere gli atti, sente il dovere di segnalare all’attenzione del Signor Ministro, dei Parlamentari e di tutti i responsabili delle amministrazioni pubbliche e degli enti locali, la gravità della situazione urbanistico-edilizia del paese, che ha trovato in Agrigento la sua espressione limite.

E non può, nel concludere, non auspicare che da questa analisi concreta parta un serio stimolo nel porre un arresto - deciso ed irreversibile - al processo di disgregazione e di saccheggio urbanistico.

Il problema non può, ovviamente, essere risolto che con una nuova legge urbanistica - la cui emanazione non dovrebbe essere ulteriormente rinviata -; ma in attesa che tale legge entri in vigore e dispieghi suoi effetti positivi e rinnovatori, appare indispensabile ed urgente l’adozione - eventualmente anche nella forma del decreto-legge - di alcune essenziali ed incisive norme di immediata operatività, atte ad affrettare la formazione dei piani, ad eliminare nei piani e nei regolamenti le piú gravi storture relative ad indici aberranti e a troppo estese facoltà di deroga e ad impedire i più vistosi fenomeni di evasione e di speculazione.

Se, da un serio esame della situazione urbanistico-edilizia di Agrigento potranno emergere, con l’ampliamento dell’orizzonte e con una precisa volontà operativa, atti concreti di progresso urbanistico, la frana di Agrigento non sarà soltanto ricordata come un evento calamitoso, che ha posto in luce gravi patologiche locali, ma potrà aprire un nuovo capitolo nella storia urbanistica dell’intero paese.

Michele Martuscelli, Amindore Ambrosetti, Giovanni Astengo, Nicola Di Paola, Giuseppe Guarino, Bruno Molajoli, Angelo Russo, Cesare Valle

Roma, 8 ottobre 1966

E’ un testo esemplare. Sia per i contenuti che per la potenza sintetica dei concetti espressi. Traspare in maniera forte e possente la tensione civile che animava l’attività di Michele Martuscielli. Davvero un eroe dei nostri tempi. Purtroppo sconosciuto ai più. In questa lettera Michele Martuscielli e gli altri componenti della Commissione d’inchiesta non solo fotografano gli incredibili delitti perpetrati contro il territorio e la città di Agrigento, ma intendono far comprendere come si deve governare in maniera corretta il territorio e i processi di relativa urbanizzazione. Michele Martuscielli sembra già avvertire che una delle criticità maggiormente rilevanti dell’Italia contemporanea è la non-cura del territorio. Un avvertimento quasi mai ascoltato dal 1966 in poi. Tant’è che il nostro paese continua a pagare un tributo altissimo in vite umane semplicemente perché il territorio, l’ambiente e l’urbanistica vengono governati in maniera dissennata e criminale. Quando capiremo che è necessario cambiare registro? Forse mai visto che per molti i disastri ambientali sono un’ottima fonte di reddito.

Ricordiamoci di italiani esemplari come Michele Martuscielli perché ha reso evidente qual’è la vera materia prima del nostro paese: il territorio. Se continueremo a violentarlo senza pietà lo distruggeremo per sempre arrecando - questo sì - un crimine inaudito contro l’umanità. Ho esagerato? Cosa sarebbe l’Italia senza il suo territorio? E’ il territorio - un territorio unico e particolare - che ha dato origine al mito dell’Italia che attraeva e attrae frotte di visitatori da tutto il mondo. Un’Italia senza territorio sarebbe privare la nostra Nazione della sua precipua caratteristica. Anzi l’Italia non avrebbe motivo di esistere. Vogliamo perseverare sulla strada del non ritorno?

Documenti:

1. Per saperne di più sulla frana di Agrigento e sull’operato della Commissione Martuscielli vi prego di leggere il bell’articolo di Anna Maria Scicolone

2. Qui di seguito il ricordo di Osvaldo Sciascia collaboratore del sito Cattolica Eraclea Online. Per visionare il suo contributo cliccare QUI


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