Mi ricordo, sì... io mi ricordo / di Marcello Mastroianni

da: Mi ricordo, sì, io mi ricordo / Marcello Mastroianni. - Milano, Baldini e Castoldi, 1997
di Redazione Antenati - domenica 14 agosto 2022 - 1830 letture

Come un vecchio elefante

Mi ricordo un grande albero di nespole.

Mi ricordo lo stupore e l’incanto guardando i grattacieli di New York, al tramonto, in Park Avenue.

Mi ricordo quel tegamino d’alluminio senza un manico. Mia madre ci friggeva le uova.

Mi ricordo la voce di Rabagliati che esce da un grosso giradischi e canta: "E tic e tac, cos’è che batte, è l’orologio del cuor".

Mi ricordo Clark Gable molto giovane, in bianco e nero, di schiena: poi si volta e sorride, così. Un mascalzone irresistibilmente simpatico. Che film era? “Accadde una notte”, forse.

Mi ricordo la bottega di falegname di mio nonno e di mio padre. Mio nonno fa una sedia. Mi ricordo l’odore del legno, l’odore del legno!

Mi ricordo le uniformi dei tedeschi. Mi ricordo gli sfollati.

Una volta, mi ricordo, ho sognato di abitare in un dirigibile. O forse era un’astronave.

Mi ricordo di H.G. Welles, Simenon, Ray Bradbury.

Mi ricordo le illustrazioni a colori della Domenica del Corriere. E anche di Flash Gordon.

Mi ricordo che Fellini mi chiamava Snaporaz.

Mi ricordo del mio primo campeggio.

Mi ricordo Cechov. Specialmente il capitano Solenyj, che nelle “Tre sorelle” fa "Pìo, pìo, pìo, pìo".

Mi ricordo la prima volta che ho visto le montagne, e la neve, e l’emozione che ho provato.

Mi ricordo la musica di “Stardust”. Era prima della guerra. Ballavo con una ragazza che portava un vestito a fiori.

Mi ricordo i cavalli della vecchia pubblicità della birra Peroni.

Mi ricordo perfettamente il sapore e l’odore della minestra con i ceci. E mi ricordo che si giocava a tombola, la notte di Natale.

Mi ricordo il rombo terrificante dei Liberators, gli aerei americani del primo bombardamento su Roma.

Mi ricordo la leggerezza così elegante di Fred Astaire.

Mi ricordo quando il primo uomo toccò la luna. Ma io dov’ero?

Mi ricordo che ho visto il mio primo film a Torino: “Ben Hur”, con Ramon Novarro. Avevo sei anni.

Mi ricordo Parigi, quando è nata mia figlia Chiara.

Mi ricordo i supplì di riso. Ma comprarli tutti i giorni non si poteva. Costavano 40 centesimi.

Mi ricordo il mio primo cappello da uomo; era modello Saratoga.

Mi ricordo le comiche di Charlot.

Mi ricordo mio fratello Ruggero.

Mi ricordo che Cicerone è nato nel 106 a.C., a due passi da casa mia, ad Arpino. Mio nonno ne era orgoglioso: "Vitam regit fortuna, non sapientia", mi diceva citando il nostro concittadino. Poi sospirava: "Eh sì, è la fortuna che regge la vita, non la saggezza".

Mi ricordo una sera d’estate con l’odore della pioggia.

Mi ricordo le avventure di Ulisse: "Musa, quell’uom di multiforme ingegno...".

Mi ricordo Cassius Clay (detto “la lingua”) a New York contro Frazer.

Mi ricordo la bella testa bianca dell’architetto Ridolfi, il mio professore di disegno architettonico.

Mi ricordo i primi disegni di mia figlia Barbara.

Mi ricordo il mio progetto di alzare il Tevere mettendogli sotto una strada.

Mi ricordo Greta Garbo che mi guarda le scarpe e mi dice: "Italian shoes?".

Mi ricordo la prima sigaretta che ho fumato. Era fatta, mi ricordo, con la barba delle pannocchie.

Mi ricordo le mani di mio zio Umberto, mani forti come tenaglie, mani da scultore.

Mi ricordo il silenzio che avvolse il ristorante Chez Maxim’s quando apparve Gary Cooper in smoking bianco.

Mi ricordo una piccola stazione, e il rumore dei treni.

Mi ricordo la cassiera del bar della stazione. La cassa faceva: "Dlìn-dlìn dlìn-dlìn! Consumazione!".

Mi ricordo Marylin Monroe.

La prima automobile che ho posseduto, mi ricordo, era una Topolino giardinetta.

Non so perché, mi ricordo questa stupida filastrocca: "Oh quante belle figlie Madama Dorè, oh quante belle figlie".

Mi ricordo delle lucciole, che non si vedono più.

Mi ricordo la neve sulla Piazza Rossa, a Mosca.

Mi ricordo un sogno dove qualcuno mi dice di portare con me i ricordi della casa dei miei genitori.

Mi ricordo di un viaggio in treno durante la guerra: il treno entra in un tunnel, si fa un gran buio, e allora, in silenzio, una sconosciuta mi bacia sulla bocca.

Mi ricordo dei Curdi ammassati in un esodo biblico. Mi ricordo che non devo dimenticare la violenza di tante immagini assurdamente violente.

Mi ricordo anche la sensazione di silenzio e di luce sospesi sulla città di Gerusalemme come un vapore mistico.

Mi ricordo il desiderio di vedere cosa farà questo mondo, cos’accadrà nel 2000, ed essere lì e ricordare tutto come un vecchio elefante, sì, perché, mi ricordo, io sono stato sempre curioso, così curioso!

E poi mi ricordo quando andavamo a caccia di lucertole. La mia mazzafionda! Mi ricordo della prima notte d’amore.

Mi ricordo, sì, io mi ricordo...


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