Mi butto a destra


Decreto sul decoro e coerenza rivoluzionaria
mercoledì 19 aprile 2017 , Inviato da Adriano Todaro - 946 letture

Sapete il significato delle parole decoro e coerenza? No? Neppure io ma a vostra differenza, che soffrite di pigrizia congenita, quando non conosco il significato di alcune parole, prendo il dizionario Zingarelli e m’informo. Su decoro, il dizionario parla di “dignità nell’aspetto, nel comportamento, nei modi in relazione alle norme che regolano, o che si ritiene che regolino, le relazioni sociali: vivere, vestire con decoro”.

Poi leggo il giornale e scopro che anche il governo si è espresso sul decoro e ha fatto, addirittura, una legge che riguarda il decoro delle nostre città. Bene, sono contento. Vediamo un po’ di capire meglio cosa ha fatto il governo di centrocentrodestradestrasinistra.

La prima cosa che ha fatto è stata quella di “perseguire anche attraverso l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale” tutta una serie di situazioni. Ora voi capite che è cosa buona e giusta eliminare la marginalità e l’esclusione sociale. Ma come? In che modo? E qua viene fuori, dalle teste pensanti dei ministri Minniti e Orlando, una cosa nuovissima e cioè “a tutela delle aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze, chiunque ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione delle predette infrastrutture, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi ivi previsti, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 100 a euro 300…”.

In soldoni: vedere persone che chiedono l’elemosina o dormono nei giardinetti della stazione, converrete con me, non è un bel vedere. E poi sporcano, puzzano, non lavorano, stanno ad oziare dalla mattina alla sera. Non è decoroso. Ora, comminare 300 euro di multa a uno che dorme nei giardinetti, è una pensata mica da poco. A suo tempo ci avevano pensato già due cervelli con l’ernia incorporata, il duo Fini-Giovanardi ma la comunistissima Corte costituzionale gli aveva bocciato il progetto. E c’è anche un altro punto qualificante del recente decreto-legge. Siccome è mo’ che ce lo chiede l’Europa, finalmente ci sarà un codice identificativo di reparto sulle divise degli agenti delle forze dell’ordine.

Badate bene: non individuale. Così se un poliziotto vi pesta come un tamburo e in tribunale il magistrato vi chiede chi è stato, voi potete rispondere che è stato, ad esempio, il quarto reparto. Ma chi del quarto reparto? Boh!

Insomma, proprio un decreto di sinistra anche perché porta la firma, come detto, di due di sinistra. Il calabrese Marco Minniti prima stava con D’Alema e ora fa il poliziotto per Paolo il Freddo, manco fosse Marlowe mentre Orlanduccio dalla boccuccia rosa, rappresenta la sinistra all’interno del Pd e si batte, come un turco giovane, contro Renzi. Prima era al governo con Renzi come ministro della Giustizia e non si è mai opposto a nulla proprio perché di sinistra; poi è rimasto, sempre come ministro della Giustizia, nel governo di quel gentiluomo di Gentiloni che fa le stesse cose di Renzi e lui si oppone a Renzi. Il coerente (poi vi spiego cosa significa) Orlando, rivolgendosi a Renzi gli fa una intemerata mica da ridere e tuona: “Dove ti sei rintanato? Esci fuori, confrontiamoci…”. Poi, la stoccata finale: “Torniamo a parlare alle persone, torniamo nelle fabbriche”.

L’idea di tornare nelle fabbriche non è male. In realtà il ministro fa un errore semantico. Dovrebbe dire “andare” nelle fabbriche perché non può tornare considerato che non ci è mai stato. Magari andare alla Sevel di Atessa (Chieti) dove un operaio s’infortuna, sviene e il capo non permette ai compagni di fermarsi per soccorrerlo.

Probabilmente questo è decoroso, come è decoroso fare le leggi per continuare a proteggere chi non paga le tasse, i condoni, chi trivella il mare, chi specula. Le banche che vengono saccheggiate dai consigli amministrazione sono decorosi, gli abiti firmati con costi che ad un operaio basterebbero per campare un mese, sono decorosi come, del resto le slot machine. Senza tetto, mendicanti, ambulanti, abusivi, rom, tossicodipendenti, prostitute non sono decorosi. Ed è, di grazia, decorosa la morte di 127 lavoratori nei soli due primi mesi del 2017 nei posti di lavoro?

Se non è una politica di sinistra questa, qual è, allora? E qua veniamo alla seconda parola, coerenza. Il dizionario ci dice che, in senso figurativo, è la “Conformità tra le proprie convinzioni e l’agire pratico”. Bon. Sul tema sicurezza chi ha agito coerentemente? L’uomo di Bettola e la Speranzuccia nel core, la sinistra dura e pura. Allora vediamo un po’ e stiamo attenti alle date: il 29 marzo scorso i senatori di Art. 1-Movimento democratico e progressista, hanno votato a favore della Minniti-Orlando. Quindi, a quella data, il decreto era di sinistra.

Venerdì 7 aprile, Speranza sul palco dell’Arci dà la linea e afferma che: “Su immigrazione e sicurezza la sinistra deve fare la sinistra. Non si può sfidare Salvini a chi ha la ruspa più grande”. Poi scende dal palco e oplà, doppio salto carpiato: su una cosa del genere, dichiara con sicurezza, non si può far cadere il governo. Subito gli hanno spiegato che il governo, anche con il voto contrario dei rivoluzionari, non sarebbe caduto e così hanno votato contro il decreto per la sicurezza a firma Minniti-Orlando. Magnifico. Magnifico e coerente.

Il dizionario va oltre e chiarisce meglio cosa significa coerenza. E’ quella cosa: “Che è conforme ai principi morali, alle idee professate”. Ecco, appunto. Sono le idee che latitano.

Beh! Se questa è la sinistra forse, tutto sommato, era meglio la destra.


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