Un laboratorio metropolitano bolognese composto per lo più da studenti e lavoratori precari che cercano uno spazio dove stare...
Il problema del lavoro e del precariato è il tema centrale intorno al quale ruota il Metrolab: un laboratorio metropolitano bolognese composto per lo più da studenti e lavoratori precari che cercano uno spazio dove stare, sono contro la violenza e hanno l’appoggio di Rifondazione comunista e dell’Altra Sinistra.
Mercoledi scorso un gruppo di loro ha occupato pacificamente l’ex cinema Embassy, e dopo una notte di festa e dibattiti, la mattina dopo le forze dell’ ordine li ha fatti sgomberare. Intorno alle 14 i ragazzi hanno però rotto i sigilli e ripreso possesso della sala. Il giorno dopo, secondo sgombero: la polizia, stavolta in assetto anti-sommossa, ha fatto uscire tutti e per impedire che qualcuno si facesse venire strane idee ha eretto un muro davanti all’ingresso.
Il collettivo, come dichiarato dal leader Armando Quattrone, non accetta la logica dello sgombero, non demorde e organizza un’assemblea a Palazzo D’Accursio, ma nonostante la disponibilità del sindaco Cofferati (che rifiuta di scendere in cortile ma si dice disposto a ricevere alcuni esponenti del gruppo nelle sue stanze) l’incontro fra le parti non c’è. Il Metrolab, in polemica col sindaco, erige un muro di cartone davanti a Palazzo D’Accursio: muro contro muro dunque, ma sempre con civiltà e senza nessun atto violento.
Il 12 marzo nuova iniziativa del collettivo, con l’occupazione della Sala Borsa per quache ora; il tempo di un’assemblea, e si giunge ad una nuova tappa della protesta del Metrolab che pare aver dato i suoi frutti: ora c’è un’apertura a livello regionale per un possibile utilizzo dell’ex cinema Embassy, chiuso da due anni e di proprietà del Demanio.
Significativa la scelta della Sala Borsa, uno spazio pubblico che la giunta Guazzaloca aveva trasformato in privato con un progetto che poi è fallito miseramente.
Il Metrolab vuole costruire una carta di cittadinanza del precariato sociale, aprire spazi pubblici di discussione, ma anche dare spazio alla creatività, dare voce agli studenti e ai precari trasformando, come dice il loro volantino, un rumore confuso in voce collettiva.
La vicenda di Metrolab pone in evidenza la necessità di spazi, di luoghi di dibattito e confronto che a Bologna mancano da tempo: gli spazi autogestiti sono ormai il ricordo di una città che non esiste più, ed è governata da una sinistra sbiadita a tal punto da confondersi spesso con la destra.