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Messina, saccheggiare il territorio e vivere contenti


L’istituzione di un “tavolo tecnico per la messa in sicurezza e la sistemazione dell’assetto idrogeologico del torrente Trapani”. L’ennesima suggestiva narrazione dell’amministrazione comunale a guida Renato Accorinti per occultare il saccheggio senza fine del territorio, madrine ancora una volta le imprese in mano ai soliti noti.
mercoledì 20 settembre 2017 , Inviato da Antonio Mazzeo - 1165 letture

Un comunicato stampa del Comune, pubblicato il 5 gennaio 2017, formalizzava l’accordo tra l’assessore alle Politiche del territorio, l’ingegnere Sergio De Cola e un paio di società costruttrici per “individuare possibili soluzioni e ristabilire condizioni di sicurezza della collina e delle abitazioni realizzate in questa parte della città”.

Il tavolo tecnico, annunciava con soddisfazione Sergio De Cola, “ha prodotto iniziative ed azioni condivise: in particolare, la società Residenza Immobiliare, in qualità di proprietaria delle aree oggetto del programma costruttivo, darà procura alla Carmel S.r.l. per redigere una variante al piano costruttivo originario, eliminando la cause del dissesto idrogeologico attualmente in atto nella zona; successivamente, il Comune di Messina proporrà all’Autorità Giudiziaria di valutare la possibilità di dissequestro di parte delle aree per potere avviare i lavori previsti per la messa in sicurezza che, se autorizzati, saranno regolati da una nuova convenzione con l’Amministrazione”.

Una scelta, quella dell’assessore, che aveva fatto storcere il muso agli ambientalisti, perlomeno a quelli meno distratti. Proprio il progetto di realizzazione del megacomplesso edilizio da parte del duo Residenza Immobiliare – Carmel Srl nel torrente Trapani è stato al centro di una complessa indagine giudiziaria. Il 13 luglio 2016, sei mesi prima cioè del tavolo tecnico in Comune, la Seconda sezione penale del Tribunale di Messina, presidente il dottor Mario Samperi, ha emesso una pesante sentenza di condanna in primo grado a danno di alcuni degli imputati: un anno e tre mesi di reclusione e 20.000 euro di ammenda più altri 6 mesi di reclusione e 10.000 euro per i sei reati contestati al costruttore originario di San Piero Patti, Giuseppe Pettina (rappresentante legale della Pett Srl) e Silvana Nastasi (Se.Gi. Srl); un anno e tre mesi più 20.000 euro di ammenda a Franco Lo Presti (rappresentante legale della società Residenza Immobiliare delle Imprese C.O.C. e Costa Srl), Nicola Biagio Grasso (Carmel Srl) e Francesco Rando, dirigente pro tempore del Dipartimento “Attività edilizie e repressione abusivismo” del Comune di Messina.

“E’ indubbio che da tutto il complesso delle opere eseguite risulta una palese violazione dell’art. 2 delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore generale, con gravi rischi per l’incolumità pubblica”, scrivono i giudici nella loro sentenza. “In altri termini, non si è affatto in presenza di scelte meramente inopportune sul piano urbanistico-amministrativo ma di un vero e proprio contrasto dell’intero strumento urbanistico e degli atti esecutivi consequenziali a precetti imposti per il corretto governo del territorio a tutela dell’interesse collettivo alla sicurezza e salubrità degli insediamenti abitativi”. I giudici sottolineano altresì che “le macroscopiche violazioni accertate sono state commesse nel quadro di una trasformazione rilevantissima del territorio in contrasto con i numerosi parametri urbanistici esaminati”, integrando così il reato di “lottizzazione abusiva materiale”. “Il complesso delle violazioni riscontrate (sotto il profilo del vincolo idrogeologico ed ambientale, delle variazioni non autorizzate del programma costruttivo, del cronogramma eseguito e dell’inadeguatezza delle opere di urbanizzazione) ha posto in evidenza che il programma costruttivo e gli atti concessori erano affetti da una serie di palesi illegittimità di tale portata da non poter sfuggire a nessuno degli imputati”, si legge ancora nella sentenza.

Per i danni prodotti, gli amministratori delle società coinvolte nell’affaire torrente Trapani sono stati condannati altresì al risarcimento dei danni a favore del Comune di Messina e del WWF Italia, associazione ambientalista rappresentata in giudizio dall’avvocata Aurora Notarianni. Proprio il WWF, con un esposto all’Autorità giudiziaria del 30 aprile 2009, aveva segnalato “possibili abusi edilizi in violazione delle norme di tutela vigenti in materia ambientale”, durante la realizzazione delle opere in torrente Trapani da parte de La Residenza Immobiliare delle imprese C.O.C e Costa S.r.l.”. “Oltre a presentare irregolarità procedurali per la normativa vigente, queste opere assumono carattere di elevato rischio idrogeologico che la città, a seguito di quanto accaduto anche recentemente, non può essere in grado di sopportare senza possibili gravi rischi futuri”, denunciava il WWF Italia. “Da nostri rilevamenti nel giugno del 2006, i lavori di urbanizzazione erano in corso, mentre l’attività edilizia risultava avviata nel giugno del 2007, già in piena vigenza della ZPS Zona a Protezione Speciale. Nonostante tali segnalazioni, le opere sono continuate, portando la ditta a presentare l’istanza per la Valutazione di Incidenza nel luglio del 2007, ma senza per questo sospendere le attività che ci risultano proseguite anche durante l’istruttoria presso la Commissione Valutazione di Incidenza (settembre – novembre 2007)”.

L’associazione ambientalista stigmatizzava altresì l’enorme dimensione dell’intervento: 239 unità abitative e 1.104 nuovi abitanti per un totale di 81.050 mq, più una nuova strada per 750 metri. “La Valutazione di Incidenza risulta redatta dallo Studio Dolfin e associati, che risulterebbe anche far parte della Commissione Valutazione di Incidenza istituita con determina del sindaco nell’agosto del 2007”, aggiungeva il WWF. “La lettura della Valutazione di Incidenza è risultata priva della importantissima valutazione delle opere congiuntamente ad altri piani e/o progetti, rendendo di fatto tale importantissimo strumento, inutile e inconsistente ai fini della valutazione della compatibilità delle opere con i valori naturalistici per i quali il sito è stato individuato”. Erano altresì denunciati “numerosi sbancamenti anche di notevole entità, visibili a distanza” nonché una “notevole situazione di instabilità dei pendii, segnati da evidenti solchi di scorrimento delle acque piovane e punti di frana”. A seguito dell’esposto del WWF, la Procura della repubblica di Messina avviava le indagini e nel dicembre 2011, su disposizione del giudice Daria Orlando, veniva ordinato il sequestro dell’area di cantiere del secondo lotto funzionale della “Residenza Immobiliare” e delle opere di urbanizzazione. A convincere i magistrati sulla necessità di bloccare le opere, i gravissimi rilievi riportati nella relazione scaturita dal sopralluogo ai cantieri in data 30 marzo 2010 del personale dei Vigili del Fuoco e dell’Ufficio del Genio Civile di Messina. “La realizzazione di più complessi edilizi posizionati in sommità alle colline ha richiesto notevoli interventi di sbancamento e movimentazione di terra”, riportavano gli ispettori. “Si è riscontrato che una consistente quantità di materiale, proveniente con molta probabilità dai predetti scavi, è stata accumulata lungo i versanti limitrofi e versa in precarie condizioni di equilibrio in quanto nessun intervento di stabilizzazione è stato eseguito. In caso di abbondanti precipitazioni meteoritiche si potrebbero infatti innescare fenomeni di ruscellamento che riverserebbero verso valle ingenti quantità di materiale detritico, con conseguente pericolo per la pubblica e privata incolumità e blocco della viabilità”.

Alla luce di quanto riportato sopra, appare pertanto del tutto incomprensibile e difficilmente sostenibile la decisione dell’assessore De Cola di istituire un “tavolo tecnico di risanamento” con due delle società che più hanno contribuito allo scempio-affaire in torrente Trapani e i cui rappresentanti legali hanno pure subito una pesante condanna penale in primo grado. Come se ciò non bastasse, le recenti indagini del Raggruppamento Operativo Speciale – ROS dell’Arma dei Carabinieri sulla penetrazione criminale mafiosa del clan Santapaola nell’economia peloritana (Operazione Beta), hanno accertato l’interesse di alcuni imprenditori ritenuti vicini ai clan sul megaprogetto abitativo in torrente Trapani. I ROS, nella loro informativa inviata ai giudici della Direzione Distrettuale Antimafia il 7 settembre 2015, dedicano all’affaire un intero capitolo. In particolare, gli inquirenti ritengono che l’imprenditore di origini milazzesi Biagio Grasso, “soggetto già emerso in pregresse attività di indagine del ROS perché vicino alla criminalità organizzata barcellonese nonché indiziato di appartenere alla famiglia mafiosa Santapaola-Romeo di Messina”, nel corso di numerose intercettazioni ambientali e telefoniche ha riferito ai propri interlocutori “di essere intestatario – per conto del sodalizio – di terreni ed appartamenti per un valore di diversi milioni di euro lungo tutto il Torrente Trapani”. “Vedi che l’abbiamo come al Torrente Trapani una miniera d’oro, ma dobbiamo fare in modo di non farci fottere dallo stress...”, affermava il Grasso nell’aprile 2014 in un colloquio con Vincenzo Romeo, indicato dagli inquirenti come uno dei “promotori” dell’associazione mafiosa legata ai Santapaola.

I ROS ritengono altresì che un “prestanome” di Grasso sarebbe stato l’imprenditore Franco Lo Presti, “dal 2 febbraio 2011 amministratore unico de La Residenza Immobiliare delle Imprese COC e Costa S.r.l.. ed amministratore unico della società successivamente in fallimento Se.Gi. S.r.l. (di intera proprietà della Solea S.r.l. di Biagio Grasso), entrambe interessate al realizzando complesso edilizio denominato La Residenza sito in Messina in viale Torrente Trapani; sub-appaltato per il completamento dei lavori alla società Carmel S.r.l. e la cui iniziativa imprenditoriale è senza dubbio da legare all’esigenza del sodalizio di reimpiegare i proventi illeciti accumulati in settori economici diversificati così da renderli di difficile individuazione”. “Le indagini connesse all’episodio in questione – aggiunge il ROS - quest’ultimo ancora in itinere al momento della presente trattazione a causa di un’imprevista evoluzione burocratica della vicenda amministrativa e relativa al sequestro preventivo (GIP Daria Orlando) nell’ambito di una indagine della Procura di Messina dopo che il Genio Civile aveva fermato il progetto all’inizio del 2010 a causa della mancanza di opere di stabilizzazione della collina e di contenimento e di urbanizzazione primaria, hanno avuto il pregio di mettere in luce sia il livello di pervasività della famiglia mafiosa investigata che ha dimostrato comunque di potersi insinuare nell’amministrazione comunale al fine di condizionare la gestione della cosa pubblica, sia le singole responsabilità dei soggetti coinvolti, alcuni dei quali appartenenti allo stesso ente e, al contempo, a disposizione del comparto criminale messinese”.

L’indagine Beta ha ricostruito le identità degli attori e i passaggi più salienti dell’intero affare. Come emerge dall’atto di compravendita di immobili stipulato il 12 gennaio 2011 tra la Se.Gi. S.r.l. e la Carmel S.r.l., la prima società è proprietaria dei terreni in gran parte edificabili del complesso La Residenza e su altri terreni anche di altre ditte, nel medesimo comprensorio del Torrente Trapani; mentre “La Residenza Immobiliare delle Imprese Coc e Costa S.r.l.” è la società che ha presentato al Comune di Messina il programma per la realizzazione del complesso di edilizia convenzionata, approvato con delibera del Consiglio comunale il 16 aprile 2003. La costruzione di una palazzina per complessivi 28 alloggi è stata affidata invece dalla Se.Gi. S.r.l. all’impresa Carmel; a quest’ultima, inoltre, la stessa Se.Gi. ha deliberato di trasferire le aree edificabili di cui è proprietaria, cedendo altresì la posizione contrattuale di promittente venditrice nei contratti preliminari con incasso delle relative caparre per un ammontare di 374.080 euro. “Le conversazioni ambientali intercettate nell’ambito della presente indagine hanno permesso di acquisire inequivocabili fonti di prova che riconducono agli interessi patrimoniali del sodalizio investigato gli immobili oggetto di sub-appalto dalla Se.Gi. S.r.l. alla Carmel S.r.l.”, scrive il ROS nell’informativa Beta. “Grasso Biagio, che nel corso delle indagini ha manifestato in più occasioni la propria potenza economica ed imprenditoriale celata mediante l’utilizzo di interposte persone nell’intestazione delle proprie società e l’occultamento di capitali all’estero, ha dato indicazioni a Domenico Bertuccelli, amministratore unico della subappaltatrice Carmel S.r.l., in merito a quali azioni dovessero essere intraprese al fine far dissequestrare l’area, e quindi riprendere i lavori di costruzione e completamento, estromettendo da ogni scelta relativa l’amministratore unico della subappaltante Se.Gi. S.r.l., Franco lo Presti”. “Torrente Trapani è bloccata da 4 anni, ma se mi riesce a spostarmi la cubatura, che ora la legge lo prevede, qua sotto in via La Farina, io invece di fare case popolari, faccio le case più lussuose di Messina”, spiegava il Grasso a Bertuccelli nella primavera 2014. “Quando riusciremo a togliere quel sequestro del cantiere Trapani risolveremo molte cose”. Bertuccelli comunque rassicurava l’interlocutore, riferendogli di essersi già recato in Tribunale per depositare il dissequestro e di aver preparato tutta la documentazione con l’avvocato Andrea Lo Castro, noto professionista di Messina, successivamente raggiunto da mandato di cattura nel corso dell’Operazione Beta. “L’impossibilità di proseguire i lavori in quel cantiere, dettata dal sequestro in essere, avrebbe indotto Biagio Grasso – coadiuvato dall’avv. Lo Castro, sul conto del quale si è detto in ragione dell’ausilio dal medesimo prestato al sodalizio al fine di occultare il relativo patrimonio – a condurre scelte imprenditoriali per conto della ditta appaltante Carmel S.r.l., finalizzate in particolare all’annullamento del contratto d’appalto stipulato tra questa e la Se.Gi. S.r.l., amministrata formalmente da Franco Lo Presti” annotano i militari del ROS.

Atteso che i beni oggetto di sequestro sarebbero stati successivamente dissequestrati dopo l’emissione dei prescritti pareri del Comune, il 17 luglio 2014, Grasso e Bertuccelli si confrontavano sulle possibilità di superare gli ostacoli frapposti all’ultimazione dei lavori dal Comune di Messina connessi all’esigenza di mettere in sicurezza l’immobile attraverso la realizzazione di un muro di contenimento con l’intervento della solita Carmel. “Ulteriori elementi di prova hanno altresì dimostrato che anche gli aspetti relativi agli ostacoli burocratici frapposti dal Comune alla prosecuzione dei lavori edili per la realizzazione dell’opera in disamina, sono stati superati dal sodalizio facendo ricorso alle relazioni clandestine già documentate nella presente informativa con l’ingegnere Raffaele Cucinotta, al tempo direttore di sezione tecnica della Ripartizione Urbanistica del Comune”, annota il ROS. “A tal proposito si rappresenta che il 10 maggio 2014, Biagio Grasso e Raffaele Cucinotta si mettevano d’accordo sui particolari che il primo avrebbe dovuto rappresentare all’assessore De Cola nel corso di un incontro che quest’ultimo avrebbe dovuto avere a Palazzo Zanca con Grasso. Emergeva così, che sarebbe stata affrontata anche la problematica connessa alle opere di urbanizzazione richieste dal Comune per il cantiere di Torrente Trapani”. Il Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri chiude le sue indagini sull’affaire cementificazione richiedendo ai giudici il sequestro preventivo della Carmel Srl. “Capitale sociale 54.000 euro (deliberato e sottoscritto ma di cui 13.500 versati), la società ha sede legale a Messina in via Monsignor D’Arrigo n. 90 (la stessa sede legale delle società riconducibili a Biagio Grasso, denominate Solea S.r.l. e Se.Gi. S.r.l.), costituita in data 27/02/2009”. Il ROS ricostruisce i farraginosi passaggi che hanno portato all’acquisizione della società leader del progetto di urbanizzazione. “Il 27/02/2009 Giuseppe Puglisi quale amministratore unico della GPA S.r.l. (quota pari a 18.920 euro dell’intero capitale sociale); Simona Ganassi, amministratore unico della Sibi General Construction S.r.l. (quota pari a 17.820 euro); Giuseppe Denaro, amministratore unico della GDH S.r.l. (12.150), Vincenza Gangemi per conto di Antonino Denaro, quale amministratore unico della Società Gestioni Immobiliari S.r.l. (5.940), costituivano la Carmel S.r.l., versando il 25% del capitale sociale pari a 13.500 euro. Il 5/11/2009 Simona Ganassi cedeva la propria quota di partecipazioni a Lucia Russo (coniugata con Nicola Biagio Grasso). Lo stesso giorno erano anche Giuseppe Puglisi, Giuseppe Denaro e Antonino Denaro a cedere le proprie quote di partecipazione, complessivamente di 36.180 euro (di cui versati 23.680), per la cifra di 23.680,50. Il 7/7/2011 Lucia Russo cedeva la propria quota di 17.820 euro a Domenico Bertuccelli, per il medesimo prezzo. Sempre il 7 luglio 2011, Nicola Biagio Grasso cedeva la propria quota di 36.180 euro a Teresa Cavò (rappresentata per procura speciale da Domenico Bertuccelli), per il medesimo prezzo (…) Carmel S.r.l. è stata intesta dal 5/11/2009 ai genitori di Biagio Grasso, Nicola Biagio e Lucia Russo che l’hanno acquistata per un prezzo complessivo pari a 28.135,50 euro. Il 7/7/2011 è stata poi intestata a Domenico Bertuccelli e Teresa Cavò, che l’hanno acquistata per l’importo totale di 54.000 euro”.

La ricostruzione del ROS riserva una sorpresa, quella della presenza tra i primi ex soci di Carmel della società GDH Srl, sede a Messina in via XXVII luglio 61. Costituita il 13 dicembre 2007 con un capitale sociale interamente versato di 100.000 euro, GDH controlla a sua volta il 98% del capitale di Irrera 1910, la società a responsabilità limitata titolare dell’omonimo prestigioso ritrovo bar-pasticceria di Messina. Amministratore e socio unico di GDH, come abbiamo visto, è l’imprenditore Giuseppe Denaro, consorte dell’odierna assessora comunale ai Servizi sociali, Nina Santisi.


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