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Messina e il Terzo Livello. “Ai centri migranti ci mandiamo fratelli e cugini…”

La trasformazione del Liberty in un centro di accoglienza migranti, dopo il tentativo fallito da parte dei nuovi gestori di adibirlo a casa di riposo di lusso, chi avrebbe infastidito?
di Antonio Mazzeo - giovedì 6 settembre 2018 - 1191 letture

Uno è il commercialista Marco Ardizzone, originario di Messina ma residente a Subiaco (Roma), “soggetto gravato da importanti precedenti giudiziari e di polizia che lo collocavano nell’ambito del gruppo criminale di Gravitelli riferibile a Giorgio Mancuso” (quest’ultimo protagonista delle cronache criminali dei primi anni ‘90, già affiliato al clan Costa e poi collaboratore di giustizia). L’altro è Carmelo Pullia, “pluripregiudicato per gravissimi reati, anch’egli gravitante nel medesimo gruppo criminale all’epoca alleato con il clan capeggiato dal noto Pippo Leo”, dipendente-supervisore della cooperativa sociale Universo e Ambiente, lavori in affidamento dai Comuni di Messina e Milazzo, dall’Azienda Meridionale Acque Messina (AMAM) e dall’Arsenale della Marina militare.

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Centro migranti

I due sono legati da un solido rapporto di amicizia, “tuttora molto forte, nonostante i quasi vent’anni di carcerazione patiti da Pullia stesso”, annota la Direzione Investigativa Antimafia. Il ciclone giudiziario scatenatosi in città con la recente operazione Terzo livello sugli affari di una porzione importante del sottobosco politico-amministrativo locale, li ha travolti insieme alla ex Presidente del consiglio comunale Emilia Barrile (prima Pd poi Forza Italia). Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa a fine luglio, il Giudice per le indagini preliminari ha contestato in particolare a Barrile, Ardizzone e Pullia “di aver preso parte ad un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti contro la pubblica amministrazione”. Marco Ardizzone, intimo amico della Barrile, “fa da consigliere e mentore in ogni passaggio della sua vita pubblica e privata”. Dell’esponente politica, Carmelo Pullia né è invece il protettore, “incaricato di tutelarla, con ricorso ad atteggiamenti intimidatori, dalla irruenza dei soggetti appartenenti a vari contesti criminali, con i quali ella veniva a contatto, ed ai quali faceva favori”.

Le indagini sul Terzo livello hanno documentato contatti frequentissimi tra il commercialista e il supervisore coop: i due, in particolare, grazie alla completa disponibilità dell’amica Barrile, provano a piazzare ove possibile stretti congiunti, amici e conoscenti. L’economia peloritana langue come non mai e le possibilità occupazionali sono ridotte al lumicino. L’esplosione dell’emergenza sbarchi a partire dell’autunno 2013 e la gestione sicuritaria dell’accoglienza migranti generano però un’impennata nella domanda di “operatori” e di figure amministrative da impiegare nelle sempre più numerose strutture di ospitalità, attivate in città. Così anche Ardizzone e Pullia, tramite l’allora presidente del consiglio comunale, provano a ritagliarsi un ruolo da suggeritori e promotori di manodopera a basso costo per i centri per richiedenti asilo e quelli per i minori stranieri non accompagnati.

“Una telefonata intercorsa il 7 aprile 2016 tra i due pregiudicati esplicita la loro comunione di intenti, che risulta essere in perfetta armonia con gli interessi, le valutazioni e le decisioni di Barrile, e questo in quanto anche Pullia ha interesse a segnalare qualche nominativo di suo interesse da fare assumere nei centri”, riporta la DIA nell’informativa sul Terzo Livello del 6 ottobre 2017. “Questa settimana vediamo anche per questo ragazzo qua..., ora vediamo, o ai cantieri oppure anche lui dagli immigrati... Tanto sempre assunzioni buoni anche quelli per ora...”, spiega Ardizzone all’interlocutore. Replica Pullia: “Ma io già glielo detto... ma gli immigrati… non c’entra niente... lui mi ha detto che gli hanno cercato un elettricista per tre mesi, a prescindere del discorso là da Domenico che dice che non ha voluto. Domenico, capito? Ieri lo sai che mi sono incontrato, no? E mi ha detto che direttamente il principale gli aveva cercato un posto di elettricista, che neanche farlo apposta è il suo lavoro... E gli ho detto che problemi non ce ne sono e, infatti, eravamo rimasti che poi gli faceva sapere...”. Ardizzone: “Eh ho capito, ma siccome sabato si devono consegnare determinati curriculum, se poi gli dice No perché nel frattempo lo ha trovato... Io intanto sabato glielo faccio consegnare il curriculum, perché pure là servono quelli che fanno manutenzione... Infatti i curriculum degli immigrati li consegnano sabato, quindi io gli ho detto anziché darne quattro, dagliene cinque...”. Pullia: “Siccome mi ha chiesto, ora io domani, gliene dovevo portare un altro, capito? Diplomato in informatica, quindi può essere che gli può servire nella contabilità da qualche parte...”.

I quattro-cinque curricula sono destinati all’imprenditore Benedetto “Benny” Bonaffini, ex presidente di Confesercenti ed ex amministratore unico di Grand Mirci Srl (gestione mense e catering), già co-titolare della società di ristorazione Zilch Spa e - sempre in Sicilia - di alcuni esercizi in franchising delle catene Spizzico e Burgher King, ma soprattutto rappresentante o responsabile locale di Senis Hospes (poi Medihospes) e de La Cascina Global Service, le due holding nazionali che hanno controllato e controllano la gestione a Messina di quasi tutti i centri di accoglienza migranti (l’ex tendopoli del PalaNebiolo prima, l’hub per adulti presso l’ex caserma “Gasparro” di Bisconte poi; il centro di prima accoglienza minori “Casa Ahmed”; le strutture per minori stranieri non accompagnati MSNA di via La Farina e Contesse; due strutture del Servizio protezione per richiedenti asilo SPRAR, una per minori e l’altra per soggetti vulnerabili, donne singole o con figli).

“A riscontro di quanto dichiarato da Ardizzone a Pullia, sabato 9 aprile 2016 si registreranno alcune telefonate tra Emilia Barrile e Benny Bonaffini e successivamente tra la donna ed Ardizzone”, annota la DIA. Queste ultime daranno conto dell’appuntamento occorso in un bar del centro tra l’allora Presidente del Consiglio comunale e il ristoratore e di quanto dagli stessi pattuito in quella circostanza. “Ho approntato tutto quanto, siamo rimasti che lui adesso li chiama per i colloqui intanto a tutti, settimana prossima e si fa un’idea. Poi ci sediamo e mi dice le sue opinioni e così definiamo”, spiega Barrile. “Però, dice che forse quello che abbiamo subito è Giacomo, perché ci serve la figura per quel progetto. Poi mi fa sapere. Ora mi sto vedendo con un altro che ne sta aprendo un altro dove c’era il Liberty, l’hotel. Ora, mi diceva che già gli hanno dato, gli manca l’ultima autorizzazione, e là un domani sono più di 60 posti... Vediamo. Ora parlo con questo, sta venendo, mi sta raggiungendo, gli ho detto che volevo capire un attimo una cosina... Questo allora si prese il ristorante, si prese il coso... E niente, quindi, ora parlo con questo un attimo… comunque ora lui, settimana prossima, li chiama tutti, perché qualcuno aveva il curriculum e qualcuno no, e gli ho messo l’appunto col numero e vediamo poi quello che esce...”. Oggetto di discussione è il centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati (Casa Amal) che sta per essere autorizzato in via I° settembre, a due passi dalla stazione centrale (con ordinanza sindacale d’urgenza e in deroga alle normative regionali in materia), all’interno dell’ex Hotel Liberty di proprietà della Framon, gruppo imprenditoriale riconducibile alla famiglia Franza. “La proprietà sono nostri amici”, spiega Barrile. “Quelli sono dappertutto…”, replica Ardizzone.

La trasformazione del Liberty in un centro di accoglienza migranti, dopo il tentativo fallito da parte dei nuovi gestori (la Società Cooperativa Sociale Liberty Onlus) di adibirlo a casa di riposo di lusso, avrebbe infastidito in un primo tempo la Barrile poiché, come scrivono gli inquirenti, “l’apertura della Liberty Onlus presso l’omonimo hotel da parte di ditte rivali di Bonaffini potrebbe infatti sottrarre lavoro a quest’ultimo, con la conseguenza implicita di far diminuire la possibilità di impiego e quindi di nuove assunzioni da parte della Barrile”.

Il 17 aprile 2016 viene intercettata una nuova telefonata tra Emilia Barrile e Marco Ardizzone con tema l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. “Ora, mi diceva un altro che stanno aprendo dove c’era il Liberty che è di proprietà dei Franza, mi dice questo deve fare per forza ostruzione, tu lo conosci?, riferisce Barrile. “Gli ho detto Sì, ma questo è vicino all’onorevole, ora io gliene devo parlare a lui, voglio vedere che mi risponde che a questo l’ha chiamato, lui mi ha detto No, prima eravamo casa di cura, li stiamo trasformando a quelli che avevamo là, prendiamo quelli, ma lui mi spiegava siccome loro hanno cento, devono fare trenta assunzioni, è obbligatorio, trenta assunzioni, dice perciò pure se ha a quelli, li deve integrare ancora e poi dice un’altra società che è di Marsala, a quanto sembra con la struttura che ci stanno facendo liberare e pulire... Francantonio (Genovese Nda) li stanno affittando a questi di Marsala, dice che sono miei concorrenti, io gliel’avevo fatto pure la proposta per quei locali, però non mi ha detto né sì e né no. Infatti lui gli ha potuto dire No, dallo a me, le solite cose e niente, perché questo è di Marsala. Ho detto Ma ha qualcuno a Messina? Dice No, non ne ha... è proprio lui, se li gestisce lui direttamente, non hanno riferimento a Messina... Gli ho risposto: Ma io ti ho detto se volevi andare alla Città del Ragazzo, tu hai detto questa settimana, ora prendo l’impegno e andiamo, dice in caso me li affitto là i locali, perché lui è in cerca di locali, se ha i locali prende i lavori in pratica, per ora è cosi, il Comune sta cercando locali ovunque…”. Secondo gli inquirenti, “quest’ultima conversazione fornisce numerose conferme relativamente ai rapporti affaristici intercorrenti tra Emilia Barrile e Marco Ardizzone, nonché a quelli esistenti tra i predetti - ovviamente Ardizzone per il tramite della Barrile - e Benny Bonaffini. È proprio l’imprenditore messinese che, grazie alla sua disponibilità, si dimostra strumento indispensabile per garantire l’assunzione di un considerevole numero di persone”.

“Al fine di agevolare Benedetto Bonaffini - comprendendo che all’ampliamento del numero di centri di accoglienza corrispondono maggiori profitti per Bonaffini e, conseguentemente, la possibilità di assumere molte altre persone – Barrile si interesserà al reperimento da parte di Bonaffini, nel più breve tempo possibile, di altri locali da destinare a centri di accoglienza”, rosegue la DIA. Così la presidente del Consiglio fa in modo che l’imprenditore prenda contatti con il professore Antonino De Domenico, responsabile della “Città del Ragazzo”, sita in via Pietro Castelli, Gravitelli, e ciò al fine di valutare la possibilità di affittare uno stabile per la successiva trasformazione in centro di accoglienza. Il 30 aprile Barrile chiama Bonaffini e concorda con lui un nuovo appuntamento nel corso del quale la donna promette di chiamare là, sopra, cioè la “Città del Ragazzo”, nella persona del De Domenico. Incontratasi in un bar con Bonaffini, la Barrile raggiungeva telefonicamente De Domenico. “Non appena De Domenico risponde, la donna spiega che un amico suo, Benny Bonaffini che si occupa anche degli immigrati, vorrebbe vedere i locali dove c’era l’asilo, nonché quelli dell’ente, ovvero della scuola, dove c’erano le classi”. I locali in questione si trovano sempre a Gravitelli, feudo elettorale della Barrile; in passato avevano ospitato l’Ente Formazione Addestramento Lavoratori (EFAL). Viene così concordato un appuntamento tra il ristoratore e il professore per il lunedì successivo. “Farò il possibile per presenziare all’incontro”, concludeva Barrile. Alla fine sarà solo Bonaffini a visionare i locali. “La scuola non è predisposta perché vi sono poche stanze molto grandi, mentre per quanto riguarda l’EFAL è sì e quindi manderò l’offerta”, spiegherà Bonaffini alla Barrile.

La frenetica attività di Barrile, mirata all’individuazione di nuove opportunità lavorative nei centri per migranti, genera però gelosia tra una delle “colleghe” in consiglio comunale. Il 17 giugno 2016 Marco Ardizzone riceve una telefonata dall’esponente politica amica. “Oggi Giovanna mi ha chiamato, Giovanna Crifò, dice una cosa che ti voglio dire, perché ce l’ho con te, non voglio... creare..., mi hanno detto che quello là, sugli immigrati, a te ti ha fatto 14 assunzioni”, riferisce Barrile al consigliore. “Gli ho detto, ma che cazzo state dicendo... e lei dice, No, va uno che vuole fare gruppo lo dice a tutti…”. “Il colloquio assume particolare rilevanza poiché, oltre al consueto resoconto sulle varie assunzioni, l’interlocutrice rappresenta di aver ricevuto delle lamentele da parte di un altro esponente politico, Giovanna Crifò (all’epoca dei fatti consigliere comunale, condannata in 1° grado a 4 anni e 10 mesi in seguito agli sviluppi dell’operazione Gettonopoli e rieletta con Forza Italia alle ultime amministrative) che, avendo appreso che quest’ultima stava facendo assumere numerose persone sfruttando il fenomeno dell’immigrazione, avrebbe preteso la spartizione di detti posti di lavoro”, riporta la DIA. “Ciò evidenzia inoltre che, nell’ambito delle rispettive funzioni - Presidente del consiglio la Barrile e consigliere comunale la Crifò - la capacità di offrire impiego ai cittadini assume rilievo fondamentale per implementare il consenso elettorale, e di questo ne sono perfettamente consapevoli sia Barrile che il suo mentore, Ardizzone”.

L’incidente di percorso con la Crifò non fa desistere tuttavia Barrile e gli inquirenti registreranno numerose telefonate e altri incontri con Benny Bonaffini, specie nel periodo compreso tra il 4 e il 20 luglio 2016. In quegli stessi giorni Ardizzone raggiunge telefonicamente Emilia Barrile per affrontare ancora una volta il tema migranti, anche perché direttamente interessato a che venisse assunto il fratello in un centro. “Oggi mi ha chiamato (Bonaffini nda), perché ora si devono fare..., anzi devo chiamare tuo fratello perché ha fatto lui la cosa su subito.it, e sta facendo le richieste lavorative tramite internet!”, spiega Barrile. “Che tu presenti il curriculum on line. Perciò lui mi ha detto, faglielo fare così, così poi faccio il colloquio e si evita che un domani qualcuno… perché è una cosa ufficiale…, lui ha fatto un bando…. Oggi mi ha chiamato e io non gli ho risposto, comunque io poi lo richiamo più tardi, perché lui poi vuole sapere la situazione… Io poi lo devo dire pure a quello perché allora mi aveva dato quel nome per fargli mandare il curriculum là! Meglio così, così è più, più... come si dice?... Anche se lui è un privato e può fare quello che cazzo vuole!”.

“Anche quest’ultima conversazione rende esplicito che, nel periodo in esame, la natura degli incontri tra Bonaffini e Barrile riguarda prevalentemente le occupazioni presso i centri di accoglienza per immigrati”, scrive la DIA. “Entrambi, presumibilmente nella piena consapevolezza di non poter affrontare liberamente per telefono dette argomentazioni, rinviano ai colloqui di persona la pianificazione dei loro progetti. In tale ottica, l’uso del portale on line subito.it quale strumento fittizio per la selezione dei candidati da assumere, consente a Barrile di celare il suo diretto coinvolgimento nelle assunzioni, ricevendo in tal senso anche il plauso di Ardizzone”. Conversazioni, messaggi e tentativi di telefonate tra Bonaffini e Barrile saranno registrati dagli inquirenti nei giorni successivi, e sino al 14 ottobre 2016, “impegni tutti caratterizzati sempre dall’alone di mistero generato dal linguaggio sibillino adottato dai due”.

Ma quante sono le persone che grazie alla Barrile sono state poi assunte nei centri gestiti da Bonaffini? “Io già cinque me li sono sistemati con gli immigrati... Mi sono sistemata già tre femmine e due mascoli e altri quattro me li stanno chiamando...”, dichiara l’esponente politica in una telefonata intercettata il 24 aprile 2016. Le indagini hanno consentito di accertare l’identità di due operatori raccomandati. Grazie all’acquisizione tramite il portale INPS delle liste aziendali della cooperativa Senis Hospes, relativamente agli anni 2016 e 2017, il confronto dei nomi dei dipendenti con quelli indicati nelle conversazioni ha permesso di individuare tra le persone cui Barrile fa esplicito riferimento, tale Natale Bertuccio, residente a Gravitelli ed ex dipendente della cooperativa Universo e Ambiente. “La consultazione dell’anagrafica INPS ha confermato infatti che Bertuccio ha lavorato alle dipendenze di Senis Hospes a decorrere dal mese di dicembre del 2016 e fino al maggio del corrente anno, mentre in precedenza, per un periodo di 23 giorni, lo stesso ha lavorato alle dipendenze dell’agenzia di lavoro interinale Humangest S.p.A., con sede legale a Pescara”, riporta la DIA. “Tra le persone da avviare al lavoro presso gli immigrati a cui Barrile fa riferimento in alcune conversazioni, compare più volte tale Giacomo. Il contesto complessivo del dialogo permette di individuarlo con certezza in Giacomo Crupi, cugino acquisito di Barrile e per molti anni formalmente amministratore unico della cooperativa Universo e Ambiente. Dalla visura nella banca dati INPS, questi, a decorrere dal mese di dicembre 2016 e per un periodo pari a giorni 22, risulta assunto alle dipendenze della Humangest S.p.A.. Nell’anno 2017, Crupi ha lavorato alle dipendenze della stessa società per complessivi giorni 67 relativi ai mesi di gennaio, marzo, aprile e maggio”.

Il periodo di lavoro e la società di impiego del Crupi sono perfettamente coincidenti con quelli di Natale Bertuccio ed è quindi presumibile che i due siano stati assunti insieme. “Si fa presente che la mancanza di spunti identificativi non ha consentito, allo stato, di individuare le altre persone che Barrile afferma di avere fatto assumere agli immigrati, ma i due nominativi riscontrati confermano che quanto affermato dall’esponente politica circa la sua concreta possibilità di ottenere assunzioni non è certo millanteria”, concludono gli inquirenti. “Si rappresenta inoltre che spesso i lavoratori vengono assunti tramite società di lavoro interinale, quindi il rapporto di lavoro avviene con la loro mediazione e per un volume di lavoratori notevole. Inoltre nel caso di specie la Humangest S.p.A. potrebbe non essere l’unica società di lavoro interinale cui la cooperativa Senis Hospes, di cui Bonaffini è braccio operativo a Messina, si sia rivolta”.


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