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Max, l’ultimo dei Modicani di Luca Scivoletto


L’occasione per riflettere sulle condizioni di Modica è data dalla presenza nella realtà quotidiana di Max, artista di piazza, uomo che si è fatto da solo, abitante della parte nuova dell’antica città.
mercoledì 8 settembre 2010 , Inviato da Angela Allegria - 3037 letture

L’occasione per riflettere sulle condizioni di Modica è data dalla presenza nella realtà quotidiana di Max, artista di piazza, uomo che si è fatto da solo, abitante della parte nuova dell’antica città.

Il documentario si basa sulla contrapposizione fra il centro storico di Modica, composto dalla parte bassa e da quella alta le quali, seppur diverse sociologicamente, hanno una storia comune, evidenziata ad esempio dalla discesa verso Modica bassa del capomastro Linguanti durante l’entrata Garibaldina, il Linguanti che era riuscito a sollevare il popolo e a convincere la parte borghese e la parte nobile a ribellarsi ai Borboni, una città unitaria, con una struttura regolare, con i curtigghi e i cuticci, e dall’altro lato la parte nuova, la Sorda, che accomuna “realtà diverse ed incomunicabili fra loro”, come spiega il Prof. Barone.

Ma questa non è la sola contrapposizione su cui gioca il regista. Infatti, la processione di Santa Rita all’inizio viene accostata forzatamente ai balli delle coriste di Mister Max, ai suoi concerti di piazza creando una sorta di contrasto che può essere risolto solo alla luce della carica popolare insita in entrambe le manifestazioni.

Si tratta di una sintesi resa perfetta dal regista che evidenzia, con immagini e musiche, il contrasto fra un passato florido ed un presente incerto e frantumato, fra la parte intellettuale della città e quella popolare.

Mondi contrapposti, ma la cui incomunicabilità viene squarciata allorquando il Prof. Armenia esce dal mausoleo modicano della cultura, dal Liceo Campailla e va a conoscere Massimo per scoprire la sua storia personale e capire la realtà nella quale vive.

All’interno del film possiamo distinguere tre diverse figure di intellettuali: Il professore cattedratico, lo storico, colui che studia il corso degli eventi della città inquadrandola anche a livello sociologico, Prof. Giuseppe Barone, il quale con linearità ed estrema chiarezza spiega le ragioni della diversità fra le tre parti di Modica; La voce della critica, dell’intellettuale senza peli sulla lingua che osserva la realtà analizzandola in maniera meticolosa, e sembra addirittura dare un parere negativo su Max in un primo momento, mentre alla fine formula un grande augurio enfatizzato anche dalla lettura di un testo del cantante. Questo è Franco Antonio Belgiorno, nella sua ultima intervista, un regalo commosso che Luca vuole fare ai suoi concittadini. La terza figura è quella del prof. Michele Armenia, colui che, seppur colto ed erudito, non ostenta questa sua cultura, ma esce della culla del sapere e, in pieno spirito pasoliniano, va a cercare Max, cerca di capire la sua storia e la sua attività, fa delle domande, sembra accompagnarlo per mano alla scoperta delle origini. Ed è questo ciò che accade in un primo momento, allorquando, con spirito agreste Armenia parla della campagna, delle cicale, indicando ad uno stupito Massimo, l’origine di tutto. Ma subito dopo accade il contrario, un inversione accentuata per contrasto anche dalla musica allegra e solare: a Modica Alta è Massimo a guidare Armenia mostrandogli i luoghi che lo hanno visto nascere e i suoi primi ricordi.

L’incomunicabilità iniziale fra passato e presente nel finale si attenua un po’, non scompare, ma sembra quasi che le due opposte frazioni si confrontino e, trovandosi faccia a faccia, si parlino apertamente. Magari rimangono alla fine ognuno della propria opinione, ma senza dubbio hanno la consapevolezza di aver provato a comprendersi un po’ di più.

Le differenze, i particolari, le sottigliezze, gli scorci caratteristici e quelli figli di un progresso disomogeneo: sono tutti elementi che un modicano dallo sguardo acuto come Luca Scivoletto riesce a percepire e a rappresentare in una narrazione che, seppur documentarista, non riesce pedante o tediosa, anzi dà l’occasione di conoscere la vera essenza della città anche per i non modicani (ricordiamo che il documentario è stato presentato a Roma, in occasione della 18 edizione di Arcipelago, Festival internazionale di cortometraggi e nuove immagini).

“Max”, l’ultimo documentario di Luca Scivoletto, un figlio di Modica, il quale, anche se ormai da anni non vive nella città della Contea, non ha perso i contatti con la realtà quotidiana della terra natìa, luogo nel quale fa spesso ritorno, non solo fisicamente ma anche con il cuore e la mente.

Luca Scivoletto ha diretto numerosi corti e documentari. Con Ho deciso (2004) ha vinto il primo premio al “Festival del Corto” de “La 25a Ora” su La7 ; con Ieri (2006) ha partecipato a numerosi festival internazionali, tra cui il Rotterdam International Film Festival, ed è stato finalista ai Nastri d’Argento nella categoria Miglior Cortometraggio. In “Max, l’ultimo dei Modicani”, prodotto da Pinup oltre a curare la regia, ha scritto il soggetto, la sceneggiatura e le musiche.


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