Una ricostruzione fedele degli ultimi sviluppi di una crisi che sa molto di marcio.
Ha fatto bene la Chiarelettere a pubblicare questo instant-book sull’attuale crisi economica che sta mettendo a dura prova l’Unione Europea. Ha fatto bene perché il prof. Max Otte con un linguaggio piano e aderenziale ci fornisce un quadro approfondito di quanto sta succedendo nel vecchio continente. E’ un instant-book particolare. Nel senso che non solo – come ho già accennato – da delle indicazioni sui fatti ancora in essere. Bensì fornisce una chiave di lettura piuttosto polemica della situazione. Se proprio vogliamo definirlo siamo liberi di considerarlo un instant-book pamphlet.
Il libro, di conseguenza, ha due livelli di riflessione. La prima che riguarda un’analisi tecnica della tempesta che sta investendo questa povera Europa. Allo stesso tempo – e siamo al secondo livello – cerca di farci comprendere quello che la stampa ufficiale non vuole. Ossia il lato oscuro della crisi. Se il primo livello non è inquietante. Lo è – è molto – il secondo. Come a far credere che dietro tutto ci siano le manovre in background di gruppi finanziari interessati a far cadere l’Europa per soddisfare i propri interessi al guadagno. E’ una tesi suggestiva, ma veritiera. Mica una crisi di questa ampiezza nasce all’improvviso. E’ piuttosto il risultato di molti fattori. Provo a riassumerli telegraficamente.
L’euro nasce con due handicap molto seri. Non esiste alle sue spalle un’univoca politica economica europea. Si credeva che la sola esistenza dell’euro avrebbe costruito l’unione economica del vecchio continente. Questo non è avvenuto. Chissà di chi è la colpa… Inoltre, il fatto che la Bce non possa battere moneta la relega a un ruolo di mero ente difensore dell’euro. Una moneta che sta sulla difensiva lancia un messaggio pericoloso. Quasi di attrazione della speculazione internazionale nei suoi confronti.
La bistrattata moneta unica europea comincia a muovere i suoi primi passi consapevole che ha dei nemici ben identificati. Mi riferisco ai circoli finanziari anglosassoni che non vedevano di buon occhio una moneta in grado di togliere spazio alla sterlina inglese. Dovete sapere che la principale attività economica dell’Inghilterra è la contrattazione economica. Se gli togliete questa risorsa l’economica inglese è davvero poca cosa. Per Londra era strategico combattere affinché la piazza di Londra rimanesse il centro degli scambi economici in Europa. Non per nulla è la borsa di Londra che è proprietaria della borsa di Milano in modo da creare un asse di opposizione contro le borse di Parigi e Francoforte.
Il fatto di aver permesso alle banche di essere commerciali e d’investimento nello stesso tempo è un precedente al dir poco catastrofico. Le banche commerciali si occupano di gestire il nostro risparmio e di incentivare le Pmi. Mentre le banche c.d. “di investimento” hanno come ambito quello di occuparsi del movimento denari per investimenti. Orbene grazie a questa fusione “a freddo” ingentissime quantità di soldi che si trovavano nelle banche commerciali ha iniziato a transitare in quelle di investimento. Abbassando il livello del risparmio delle famiglie e la disponibilità a supportare l’economia reale. Dove va a finire allora tutto questo denaro? Nella speculazione che ha come strumenti di guerra gli “hedge funds” o i “private equity”. Capirete che avendo questa immane massa di denaro a disposizione la speculazione internazionale è i ngrado di modificare artamente le dinamiche economiche classiche. Pensate che per un euro destinato all’economia reale (risparmio e finanziamento alle attività produttive) ce ne sono ben 85 destinate alla speculazione.
Sullo sfondo emerge – inoltre – la mancanza di una vera classe dirigente europea. Una classe dirigente capace di ostacolare sul serio l’azione devastante della speculazione e di programmare una seria politica economica europea. Perché abbiamo una classe dirigente così debole? La risposta è molto semplice e parimenti drammatica. Con una mancanza di “governance” all’altezza della situazione la speculazione può spadroneggiare libera. Senza controlli. Senza ostacoli. Così da instaurare un nuovo tipo di democrazia. La democrazia delle elite. Cioè un regime politico dove le regole vengono rispettate formalmente per dare il reale potere a quei ceti che vivono con la speculazione. Capirete che con questo tipo di democrazia il concetto di meritocrazia vada a farsi benedire e si reintroduce un principio di classismo.
Come fermare questo disastro? L’unica via possibile sarà l’uscita dall’euro? Lo suggerisce il prof. Otte secondo il quale non sarebbe un dramma. Il diffondere il panico di una possibile fuoriuscita è una delel armi che la speculazione usa per continuare a mantenere sotto scacco i paesi europei. Io mi permetto di dissentire dalla tesi del prof. Otte. Io credo che è venuto il momento che le genti d’Europa di ribellino affinché pavidi politici e dirigenti continentali prendano quelle misure serie e definitive che possano far transitare un logoro e stanco continente verso orizzonti economici e sociali più giusti e sostenibili. More solito il manico del coltello lo abbiamo sempre noi. I cittadini. Che spesso si dimenticano di quest’arma segreta. Quando comprenderemmo che la democrazia non è esercizio di diritti, bensì di doveri? Fra i quali il dovere di intervenire di prima persona per assicurarci un futuro dignitoso?