Non c’è bisogno di presentare Massimo Fini. E’ uno dei più arguti e scettici intellettuali italiani. Contro corrente? No, esercita solo una dote che nel nostro paese è esiliata da parecchio tempo: il buon senso. Su questo leit-motiv ha costruito un agile quanto corposo saggio sulla vicenda del Mullah Omar. Il capo dei talebani afgani.
Il saggio si dipana su tre livelli. Il livello biografico poiché ci fa conoscere oltre i luoghi comuni il Mullah Omar. Il livello storico perché inserisce una vicenda personale nel più complesso gioco della storia generale. Il livello afferente alla riflessione dell’autore sia sulla persona Mullah Omar che sulla recente storia dell’Afganistan. Quindi, teniamo conto di tale costruzione allorquando leggiamo il libro.
Massimo Fini inizia ogni capitolo o parte di esso dalla narrazione della storia personale del Mullah Omar per poi allargarla al contesto storico del momento. Infine, esprime – l’autore – il suo punto di vista sui fatti descritti in precedenza. Utilizzando sempre il buon senso. Questo per andare oltre i luoghi comuni e le evidenti distorsioni volute dall’Occidente per giustificare l’intervento armato nel paese asiatico.
Il Mullah Omar non è quel personaggio descritto come diavolo da noi occidentali. E’ semplicemente un uomo che difende il suo paese. Punto e basta. Non è sodale con Al Qaeda. I frequenti contatti con Osama Bin Laden sono un’invenzione occidentale. Non gli interessa minimamente esportare il jihad nel mondo. E’ violento solo quando serve. E’ provvisto della capacità di sentire le cose con il risultato di assumere decisioni semplici, pragmatiche e di buon senso. Ecco il tema del buon senso che ritorna.
Si sente – anzi si legge – che Massimo Fini sta dalla parte del Mullah Omar. Perché unico attore credibile in una tragica telenovela, quella afgana, che sembra costruita a tavolino per nascondere il marcio che si cela dietro le c.d. “relazioni internazionali”. In fondo chi è? “...Un uomo singolare, riservato, di poche parole ma attento a quello degli altri, timido, quasi umile, e anche per questo amato dai suoi...” .