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Mashrooms noise d’esportazione

Live report del concerto dei Mashrooms a Floridia. Dalle nostre parti, sono nati, hanno fatto esperienza, e sono cresciuti. Ma per avere una maturazione e un’affermazione degna del loro talento, la necessità era ed è stata andare via...

di Tano Rizza - lunedì 1 agosto 2005 - 6145 letture

Hanno fatto bene a fare i bagagli e trasferirsi a Firenze i siracusani Mashrooms, sì perché restare nella loro terra d’origine voleva inevitabilmente dire restare affossati in una realtà che non li rende merito. Dalle nostre parti, sono nati, hanno fatto esperienza, e sono cresciuti. Ma per avere una maturazione e un’affermazione degna del loro talento, la necessità era ed è stata andare via. La scelta, obbligata, l’ hanno fatta lo scorso Settembre e alla lunga, a distanza di tutti questi mesi, è sembrata la decisione più saggia, anche se rischiosa.

La conferma, se ci fosse stato dubbio, è stata il loro concerto al Geko, località Floridia, provincia di Siracusa appunto. Al loro live solo poche persone, gli intimi, quelli che conoscono a memoria i loro nomi e i loro pezzi. I Mashrooms altrove, diciamo ovunque, riportano ben più successo e presenze che si contano sull’ordine delle centinaia di persone per concerto. Invece qui, a casa loro, sono sconosciuti. Una sorte che non è solo loro, ed è facile, molto facile, fare esempi: Uzeda e Bellini, su tutti. Ma la storia è sempre la stessa, il nostro territorio fa i sold out solo per generi ben più commerciali, come il masticato e rimasticato reggae. Andando oltre la nota critica sui gusti musicali nostrani registriamo l’assoluta ed enorme maturazione artistica della band.

L’anno scorso è uscito il loro primo album “Welcome to Spakentown” esordio completo, a fine di un percorso fatto d’anni in sala prove e tantissimi concerti. Il live del Geko ha ripresentato questi brani, ma, soprattutto, ha visto la presentazione dei pezzi che faranno parte del loro secondo album, attualmente in fase di lavorazione. È lo stile è quello tipicamente Mashrooms, un mix di suoni ed emozioni che vogliono finire presto su un cd ed esplodere nei live. È potenza, è nevrosi, è violenza sonora. Suoni che sanno anche essere trascinati, che sembrano tanto colonne sonore di film ancora non scritti. Una musica che non può essere decifrata, che sa di noise, che è sicuramente indie, ma che sa anche di melodie oniriche. Ecco, i Mashrooms sono questo: violenza onirica.


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> Mashrooms noise d’esportazione
2 agosto 2005

Sono d’accordissimo su tutto ciò che hai scritto...ma...ma non doveva essere un live report? ;-) W la buona musica
luoghi o menti?
5 agosto 2005, di : Tano Rizza

Forse non c’era poi cosi poca gente ma, mi fa rabbia vedere il pienone per le dance hall raggae e molto meno persone per un live interessante. Bhu, vorrei che a Siracusa e prov. si svilpuappase una cultura musicale degna di questo nome, lontana dalla dittatoriale scena raggae e commerciale. Una scena tipo quella catanese vista ai Benedettini per Fuori Corso, o tipo quella pubblico di Zò(CT). Siamo lontani a Siracusa, molto lontani da queste situazioni: non ci sono il luoghi adatti o non ci sono le menti adatte?
    > Luoghi e menti
    16 agosto 2005, di : Giuseppe Catania

    Ciao Tano,mi presento...Sono Giuseppe Catania e sono un tecnico del suono uscente dalla scuola di alto perfezionamento musicale di Saluzzo. Sono pienamente daccordo con ciò che hai scritto.Secondo me a Siracusa mancano sia i luoghi per organizzare questi eventi e soprattutto le menti,qualcuno che pensi alla buona musica e non solo alla ormai più che affermata branca commerciale.
nozze?
7 agosto 2005

Una musica che non può essere decifrata? è post rock è mogwai/90day/god bless you black/dirty three. volete chiamarlo space rock? io lo chiamo post rock. può piacere o non piacere. al di là di questo il tuo "live report" fa schifo, in venti righe non hai detto niente.

ciao federico

    > è indie-rock
    7 agosto 2005

    "è post rock è mogwai/90day/god bless you black/dirty three". Grazie per la tua definizione del suond dei Mashrooms. Hai azzeccato tutte le influenze e le contaminazioni presenti. Ma, a parte fare l’elenco delle band che ascolti tu, e che ascoltiamo tutti, e delle classificazioni(facili)in generi, saresti capace di fare un live report di quella serata? Come avrai notato nelle mie skifose venti righe l’analisi del concerto si è basato più su quello che si è visto oltre il palco, tra la gente. La band la conosciamo bene, la seguiamo da sempre(se spulci all’interno del siti vedrai altre righe su di loro)e ci sembrava riduttivo fare una parafarasi del loro live descrividendo le loro influenze: un genere? è indie-rock.