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Mario Ciancio, la mafia e i poli commerciali di mezza Sicilia

Decine e decine di ettari di terreni agricoli trasformati d’incanto in aree ultrafabbricabili; progetti a pioggia per realizzare centri commerciali di medie e grandi dimensioni; investimenti per centinaia di milioni di euro con denaro di dubbia provenienza.
di Antonio Mazzeo - giovedì 21 marzo 2019 - 1191 letture

Sono solo alcune delle vicende a tinte fosche rilevate dalla Procura della Repubblica di Catania nel corso delle indagini sul potente editore ed imprenditore Mario Ciancio Sanfilippo, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. “Rapporti stretti e decennali” quelli intrattenuti da Ciancio con Cosa Nostra, come ha dichiarato la sostituta procuratrice generale Miriam Cantone al processo in corso in Corte d’appello sul provvedimento di sequestro e confisca dei beni nella disponibilità dell’editore. Sotto i riflettori i parchi commerciali “Tenutella, “Porte di Catania” e “Sicilia Outlet Fashion Village” realizzati nel catanese e nell’ennese e il “Mito” di Misterbianco, arenatosi alla vigilia dei lavori per presunti attriti tra le cosche: operazioni tutte che per gli inquirenti avrebbero avuto come dominus proprio il potente personaggio siciliano.

All’iter progettuale e realizzativo dei complessi “Tenutella” e “Mito” è dedicato in particolare un capitolo dell’ordinanza di confisca dei beni del gruppo Ciancio emessa il 20 settembre 2018 dai giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania (titolo: I rapporti tra Mario Ciancio Sanfilippo e esponenti di Cosa Nostra, in particolare con Antonello Giostra). “L’esistenza di rapporti di affari tra il Ciancio Sanfilippo ed esponenti della criminalità organizzata risulta dimostrata dalle dichiarazioni di altro collaboratore di giustizia, questa volta di area messinese, Antonino Giuliano”, scrivono i giudici di Catania. “Sentito il 17 giugno 2005 e il 30 agosto 2005, il Giuliano ha reso dichiarazioni sui rapporti tra il Ciancio e Antonello Giostra, soggetto operante nel messinese, che proprio con il Ciancio Sanfilippo avrebbe dovuto realizzare, tra l’altro, un centro commerciale in territorio di Catania, su terreni del preposto siti lungo la tangenziale. Il Giostra avrebbe partecipato all’affare formalmente in proprio, ma sostanzialmente anche con capitali dei noti boss di Cosa Nostra messinese Michelangelo Alfano e Luigi Sparacio e di altri soggetti. L’affare poi non era andato in porto”.

Nello specifico, il collaboratore Antonino Giuliano (costruttore per lungo tempo in affari con Michelangelo Alfano), aveva riferito agli inquirenti che verso la fine degli anni ’90 era stata decisa la costituzione di una società tra l’editore Mario Ciancio e gli imprenditori messinesi Antonello Giostra, Salvatore Siracusano e Santino Pagano per realizzare un grosso centro commerciale a Catania. “Ufficialmente nella società figurava solo Giostra”, riferiva Giuliano. “Il Ciancio avrebbe partecipato all’affare apportando un terreno di sua proprietà della superficie di 220.000 mq circa, sito sul lato destro della tangenziale per chi la percorre in direzione di Siracusa, di fronte al distributore di carburante IP. Il Giostra avrebbe invece partecipato con l’apporto dei capitali occorrenti alla costruzione del centro commerciale (…) L’Alfano, oltre a interessarsi tramite Giostra al centro commerciale, so che si è interessato anche per far partecipare ad appalti pubblici per il Policlinico e per delle costruzioni in Sigonella delle imprese di Messina…”. Sempre secondo il collaboratore peloritano, il complesso doveva poi essere ceduto al Gruppo Carrefour o Rinascente-Auchan, che avrebbero pagato l’acquisto in base allo stato di avanzamento dei lavori. “A quanto mi risulta, e fino a quando io seguii la trattativa, l’affare non si concluse perché la Rinascente, rappresentata dall’ing. Reneger, era disponibile a versare il primo SAL, di circa 30 miliardi di lire, ad avvenuta esecuzione dei lavori per un importo di circa 300 miliardi, su un costo complessivo finale di circa 500 miliardi”, ha aggiunto Giuliano. “Io non seguii le ulteriori fasi dell’affare perché il Giostra nei confronti miei e dei miei amici assunse un atteggiamento poco corretto, cercando di estrometterci e comunque riservandoci, per il lavoro da noi svolto, un compenso pari all’1% del costo complessivo dell’affare, che ci sarebbe stato corrisposto a costruzione ultimata”.

“Devo precisare che Giostra, che era parte della costituenda società, sebbene figurasse singolarmente, in effetti sarebbe intervenuto nella società impegnando capitali di Alfano, di Siracusano-Pagano, di Sparacio e di alcuni avvocati messinesi, tra i quali, l’avv. Lillo Arena, l’avv. Giuffrida, l’avv. Cannavò nonché altri già indicati in precedenti verbali. Il terreno fu reperito attraverso l’interessamento di tale Pippo Giuffrida di Catania, che gestisce un’agenzia immobiliare denominata Quattro Pareti, già CIA, con sede in Messina nel Palazzo Upim. Reperito il terreno, Giostra inizialmente venne messo in contatto col Ciancio per il tramite di tale Saro, del quale non so indicare più complete generalità. Posso dire che si trattava di un individuo di media statura, di corporatura regolare, capelli neri, di bell’aspetto e molto elegante. Dello stesso può fornire più significative precisazioni il Pippo Giuffrida col quale intrattiene rapporti d’affari. A quanto mi diceva Giuffrida, Saro è un appartenente del clan Santapaola di Catania, anzi, preciso meglio, me lo ha apertamente rivelato lo stesso Saro in una delle tre occasioni nelle quali l’ho incontrato ed, esattamente, allorché andammo a pranzo insieme in un ristorante del centro di Catania io, lui ed il Pippo Giuffrida. Ho visto il Saro in altre due circostanze e cioè: una volta che venne a trovarmi a Messina nel mio ufficio, accompagnato da una bella ragazza, che disse essere un’attrice di Milano o Roma ed un’altra volta, infine, nell’ufficio di Giostra. Il predetto Saro aveva una piccola industria che produceva siringhe a Catania”. Il misterioso intermediario tra l’editore catanese a il costruttore Antonello Giostra veniva poi identificato in Rosario Ragusa, soggetto che - secondo gli inquirenti - aveva avuto un ruolo fondamentale anche per lo “sviluppo di un progetto concorrente e alternativo, sempre in contrada Tenutella, che sarebbe stato poi effettivamente realizzato e che oggi porta il nome di Centro Sicilia”.

Interrogato nell’ambito dell’operazione antimafia Dedalo, il collaboratore Antonino Giuliano forniva ulteriori elementi sull’affaire del parco commerciale di Misterbianco. “Nell’area individuata nel 2001 dal Giostra e dal Ciancio Sanfilippo per la realizzazione del progetto, parte dei terreni, posta in una zona soprastante, apparteneva a Ciancio, e l’altra parte, posta di fronte e nella zona sottostante, era costituita da numerosi lotti appartenenti a proprietari diversi, con riferimento ai quali Saretto aveva stipulato altrettanti contratti preliminari di compravendita”, specificava Giuliano. “Il Ciancio Sanfilippo aveva invece stipulato con il Giostra un contratto preliminare di compravendita avente ad oggetto il suo lotto di terreno. Il cognato di Santapaola, Ercolano, il quale era in contatto con il Giuffrida e con Saretto, era anch’egli interessato all’operazione. Saretto, che era il perno dell’affare essendosi occupato del reperimento dei terreni e del relativo iter amministrativo, aveva stipulato con l’impresa di calcestruzzi I.R.A. un contratto preliminare di compravendita avente ad oggetto i detti terreni, che l’I.R.A. avrebbe a sua volta ceduto alla Rinascente. A redigere il progetto relativo al terreno del Ciancio Sanfilippo è stato Carmelo Giuliano, mio genero. Nel 2003, nel corso di un incontro a cui partecipai con Giostra, Giuffrida e Saretto presso l’ufficio di quest’ultimo per addivenire ad un accordo e stabilire le percentuali spettanti a ciascuno, Saretto abbandonò la riunione, lamentandosi del comportamento del Giostra, il quale a suo dire era un prendi-tutto...”.

Ciancio in relazioni d’affari con il messinese Giostra

Nell’ordinanza di confisca dei beni dell’editore siciliano, i giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania delineano così la figura del costruttore Antonello Giostra: “Si tratta di un imprenditore messinese, già condannato per il delitto di bancarotta fraudolenta. Il Giostra è stato sottoposto a procedimento penale innanzi al Tribunale di Messina per il delitto di riciclaggio, derubricato in ricettazione con sentenza del predetto Tribunale del 9 febbraio 2001, confermata con sentenza della Corte di Appello di Messina del 13 giugno 2005. Tale ultima sentenza e stata annullata senza rinvio dalla Corte di Cassazione il 5 febbraio 2009 (Giostra è stato poi risarcito per ingiusta detenzione Nda) (…) Dall’esame dei provvedimenti suddetti, emerge che il Giostra aveva effettivamente nel 1995 ricevuto da Vincenza Settineri, suocera di Luigi Sparacio, esponente di spicco di Cosa Nostra messinese, poi divenuto collaboratore di giustizia, assegni di provenienza delittuosa, in quanto provento di usura in danno di tali Vittorio Giacopello e Angelo Aricò, soci della Arpel. La Corte di Cassazione ha escluso la sussistenza dell’elemento soggettivo del delitto di ricettazione, in quanto gli elementi indiziari acquisiti in quel procedimento non consentivano di affermare la consapevolezza da parte del Giostra della provenienza delittuosa degli assegni in oggetto”.

Gli inquirenti hanno tuttavia rilevato come le relazioni tra Antonello Giostra e Mario Ciancio venivano avviate quando il costruttore peloritano era ancora oggetto di procedimento penale. “Straordinario riscontro è costituito dalla conversazione telefonica dell’11 gennaio 2002, riportata nella comunicazione della DIA di Messina del 16 marzo 2002, nel corso della quale il Giostra, dialogando con tale architetto Sergio Bertolami, affermava di avere affari in comune a Catania con il Ciancio Sanfilippo”, annotano i magistrati. Sto lavorando per un polo commerciale di 836.000 mq., specificava Giostra all’interlocutore. Con Ciancio, a Catania, sto pure lavorando su un terreno di 300.000 mq, su un complesso di ville di lusso di 115.000 mq e alla Playa con un complesso turistico di 600.000 mq. Abbiamo lavori per oltre 1.000 miliardi. A Messina invece non è possibile lavorare, ci sono imbrogli, ho dovuto pagare soldi ed è già un anno che preferisco spostarmi a Catania. Ciancio mi ha dato un potere, mi ha reso un patrimonio legale, 150 miliardi… Ciancio sta scommettendo su di me....

“La conversazione sopra riportata fornisce un decisivo riscontro alle dichiarazioni di Antonino Giuliano, in quanto consente di affermare che, negli affari intrapresi unitamente al Ciancio Sanfilippo, il Giostra aveva adoperato capitali illeciti, esattamente come riferito dal collaborante, il quale aveva dichiarato che l’imprenditore messinese disponeva delle risorse economiche e finanziarie messegli a disposizione da Angelo Alfano, esponente di Cosa Nostra attivo a Messina, e di Luigi Sparacio, capo della associazione di tipo mafioso radicata in territorio peloritano”, annotano i giudici del Tribunale di Catania. “Il progetto relativo alla realizzazione di un centro commerciale a Catania al quale hanno fatto riferimento il Giuliano e nella conversazione su esaminata il Giostra è quello del c.d. parco commerciale Mito, che avrebbe dovuto sorgere su terreni siti nella contrada Cardinale di Misterbianco (…) Tale progetto si poneva come alternativo rispetto ad altro che riguardava terreni posti di fronte, nella contrada Cubba di Misterbianco. Solo quest’ultimo era stato poi realizzato, mentre il primo era stato abbandonato”.

La storia del polo commerciale di Misterbianco è riportata in una informativa del R.O.S. dei Carabinieri di Catania del 29 luglio 2013. In tempi diversi erano stati presentati al Comune due progetti distinti: il primo, datato 14 dicembre 2001, era stato promosso dalla Euredil S.r.l; il secondo (28 febbraio 2003), era stato presentato congiuntamente dalla predetta Euredil S.r.l. e dalla Immencity One S.r.l.. Procuratore Euredil era il costruttore messinese Antonello Giostra. Il primo progetto prevedeva in particolare l’insediamento di un grande centro commerciale e una pluralità di unità edilizie autonome destinate a grandi strutture di vendita, attività para-commerciali, ricreative e culturali ed altri servizi complementari quali parcheggi, percorsi pedonali, aree a verde ed attività collettive. “Le aree interessate erano in gran parte riconducibili al Ciancio Sanfilippo, anche tramite società con quote intestate ai familiari dello stesso; la superficie totale dei terreni riconducibili al proposto ed ai suoi familiari corrispondeva a mq. 704.753, a fronte di mq 824.390, individuati per la realizzazione dell’intero progetto”, documentarono gli inquirenti. “Il nuovo progetto presentato nel 2003 da Euredil e lmmencity, sempre denominato Mito, era relativo alle medesime aree, cui si aggiungevano altri fondi, sui quali, come dichiarato nell’istanza, erano stati stipulati i relativi contratti preliminari di vendita. Anche in questo caso la maggior parte delle particelle erano di proprietà del Ciancio Sanfilippo e di soggetti a lui riconducibili. In particolare, la superficie complessiva dei terreni della famiglia del proposto interessati dal progetto era pari a mq 820.374, a fronte della superficie di mq 939.534 delle aree individuate per la realizzazione del polo commerciale. La Euredil e la lmmencity One erano rappresentate, rispettivamente, dal più volte menzionato Antonello Giostra e da Giuseppe Li Calzi. La motivazione della presentazione di un nuovo progetto, sostitutivo del precedente, risiedeva, a dire degli istanti, nel lungo tempo trascorso dalla presentazione della prima domanda, rimasta inevasa dal Comune”.

Nel corso delle indagini, il R.O.S. dei Carabinieri di Catania rilevava come la società lmmencity One fosse stata registrata nel 2002 a seguito del cambio di denominazione della Cordano Bingo S.r.l. (oggetto sociale la gestione di sale da bingo) nella disponibilità dell’imprenditore Francesco Marussig. Contestualmente le quote della Immencity One erano state cedute alla società di diritto lussemburghese Medical Company S.A. ed alla Asset Development, anch’essa facente capo al Marussig, il quale comunque, pur non rivestendo più formalmente la qualità di socio, continuava a far parte del consiglio di amministrazione della lmmencity One. “Costituiva oggetto sociale di detta società, però, solo la realizzazione di un centro commerciale a Villabate; la progettazione e successiva realizzazione del centro di Misterbianco era invece prevista quale oggetto sociale di altra società, la lmmencity Etnea S.r.l., costituta nel 2001 come Cesa S.r.l.”, specificava il R.O.S.. L’anno seguente la Cesa era stata ceduta per il 5% del capitale alla Asset Development e pertanto nel consiglio di amministrazione aveva fatto ingresso in rappresentanza di tale società, Francesco Marussig. Tra i soci originari di Cesa figurava sino al maggio 2002 anche Renzo Bissoli “imprenditore veneto vicino al Ciancio Sanfilippo”, già amministratore delegato dei Cantieri Navali Smeb di Messina e poi socio unico e amministratore della Stella Polare S.r.l., la società proponente del centro polifunzionale con alberghi, sale congressi, campi da golf, ecc. previsto a sud della città di Catania, nell’ambito del cosiddetto Pua - Piano urbanistico attuativo.

“Paolo Marussig è soggetto già condannato in primo grado dal Tribunale di Palermo alla pena di sette anni di reclusione per il delitto di corruzione aggravata, insieme a tale Giuseppe Daghino”, scrivono i giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania. “Il 14 aprile 2010 la Corte d’Appello di Palermo riformava la sentenza emessa in primo grado, escludendo l’aggravante di cui all’art 7 d.l. 152/1991 e dichiarava prescritto il reato contestato al Marussig. Per il reato suddetto, il Marussig era stato posto agli arresti domiciliari dal G.I.P. del Tribunale di Palermo in data 7 marzo 2006 e successivamente liberato l’1 giugno 2006”. La vicenda giudiziaria riguardava la realizzazione di un centro commerciale a Villabate da parte della Asset Development S.r.l. di cui Marussig e Daghino erano soci ed amministratori. “Lo sviluppo del progetto era stato garantito dai rappresentanti locali di Cosa Nostra, in particolare il boss di Villabate Nino Mandalà, soggetto di primissimo piano che aveva anche gestito la latitanza di Bernardo Provenzano, che assicuravano il consenso alla vendita dei proprietari dei terreni su cui sarebbe dovuta sorgere la struttura e le necessarie modifiche del piano regolatore comunale, grazie al legame esistente tra il Mandalà e l’allora sindaco Lorenzo Carandino”, riportano i giudici etnei. “La famiglia avrebbe ottenuto in cambio la scelta del 30% delle ditte che avrebbero dovuto eseguire i lavori, la gestione dei negozi dell’ipermercato e l’imposizione del 20% dei dipendenti da assumere”. Nel corso delle indagini è pure emerso che la Asset Development si era impegnata a versare una tangente pari a 150.000 euro circa, collettore l’ex presidente del consiglio comunale di Villabate, poi consulente del sindaco, Francesco Campanella, il quale, dopo l’arresto, ha iniziato a collaborare rivelando i retroscena dell’affare.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci

Anche nel caso del polo commerciale di Misterbianco, grazie all’approvazione del nuovo piano regolatore era stato possibile modificare la destinazione d’uso di un’ampia zona destinata originariamente all’esercizio delle attività agricole. Proprietaria di alcune delle particelle interessate al progetto è risultata essere la Cardinale S.r.l., società costituita il 17 maggio 2001 da Mario Ciancio Sanfilippo (socio di maggioranza), Rosa Emanuela Ciancio, Emanuele Biondi, Leonardo Biondi e Rita Biondi (gli ultimi tre, cugini del Ciancio Sanfilippo, rappresentati per procura da quest’ultimo), mediante conferimento di fondi di loro proprietà. Il 4 luglio 2001 i fratelli Biondi avevano poi ceduto le proprie quote ai figli dell’editore siciliano (Angela Ciancio, Carla Ciancio, Natalia Ciancio e Domenico Ciancio Sanfilippo). Quanto alla Azienda Agricola Rovitelli di Natalia Ciancio & C., anch’essa titolare di parte dei terreni destinati al parco Mito, la stessa era stata costituita il 7 agosto 1995 come Azienda Agricola Rovitelli di Strano Santina & C.; tra il 27 settembre 1995 e il 13 settembre 1996 le partecipazioni delle due socie (Santina Strano e Bianca Arneodo) erano però state cedute a Rosa Emanuela Ciancio e a Natalia Ciancio, sicché la società aveva cambiato denominazione sociale. “Alcune delle aree interessate al progetto appartenevano direttamente però a Mario Ciancio Sanfilippo, ed erano state vendute al proposto in data 3 agosto 1995 dalle suddette Santina Strano e Bianca Arneodo”, riporta il R.O.S. de Carabinieri.

“Diverse conversazioni intercettate dimostrano i rapporti di affari tra il Ciancio Sanfilippo ed Antonello Giostra e tra il proposto e Paolo Marussig”, annotano i magistrati etnei. “Tra queste, particolare rilievo riveste la conversazione telefonica intercorsa tra il Giostra e Ciancio in data 25 novembre 2001, dalla quale emerge come sulla realizzazione del progetto vi fossero pressioni di altra natura; significativa la circostanza che nello stabilire un incontro il Ciancio avesse chiesto al Giostra se avesse parlato con i capi dei capi, così lasciando intendere l’interessamento di soggetti sovraordinati al Giostra, il cui nome era talmente riservato da non potere essere menzionato telefonicamente, i quali dovevano dare il loro assenso all’affare. Non c’è che fare, quando uno è a cavallo deve cavalcare…, spiegò Ciancio al costruttore messinese. Senta, sono stato con il geometra Fiume che se ne è andato in questo momento, c’è mio cugino, abbiamo chiuso, lui le dirà come, perché avevamo avuto pressioni di altra natura etc. etc.. Abbiamo scavalcato la cosa, tutto tranquillo, tutto perfetto, io volevo solo dirle che giovedì sono a Roma, quindi o mercoledì o venerdì, a sua scelta… Controlli lei come è combinato, ho saputo che lei ha chiacchierato con il capo dei capi… E quindi non ci sono problemi…

In verità le pressioni si tramuteranno poi in contrapposizione tra il progetto di parco commerciale di Antonello Giostra e Ciancio Sanfilippo da un lato, e quello dell’IRA Costruzioni dall’altro. “Da diversi elementi acquisiti nel corso del procedimento penale contro Raffaele Lombardo (definito in primo grado con sentenza del G.U.P. del Tribunale di Catania del 18 febbraio 2014, riformata dalla Corte di Appello il 31 marzo 2017 e poi annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione), si evince come sui due progetti si fossero incentrati gli interessi della criminalità organizzata catanese e come, in particolare, alla fine, anche per l’interessamento di appartenenti al mondo politico, l’iniziativa Giostra-Ciancio Sanfilippo, supportata da ambienti criminali messinesi e palermitani, aveva ceduto il passo a quella portata avanti da Rosario Ragusa, la quale, dopo un iniziale conflitto tra le due componenti della famiglia catanese di Cosa Nostra, quella Santapaola (rappresentata da Alfio Mirabile) e quella Ercolano (rappresentata da Mario Ercolano), era passata sotto il controllo della seconda”.

Rosario Ragusa, il Sarino che il collaboratore Giuliano aveva descritto come l’intermediario tra Antonello Giostra e Mario Ciancio Sanfilippo, aveva formato una società denominata Tenutella S.r.l., formalmente intestata ad Antonino Santagati. “Ho avuto l’idea di creare un polo commerciale e ho iniziato a ricercare appezzamenti di terreno a Misterbianco, dato che nel nuovo Prg approvato era stata individuata una zona di circa 300 ettari, da destinare ad insediamenti commerciali”, ha ammesso Rosario Ragusa. “Per la realizzazione del progetto ho poi contattato l’amministratore unico della società I.R.A. Costruzioni, Alberto Galeazzi. A sua volta, l’I.R.A. Costruzioni aveva presentato un progetto autonomo, sicché si era creato un contrasto risoltosi con l’abbandono da parte di questa società dell’iniziativa, a seguito dell’intervento di Francesco Marsiglione, appartenente alla famiglia Santapaola-Ercolano, che aveva richiesto al Galeazzi di non infastidire la società Tenutella”. Ragusa ha aggiunto di aver conosciuto personalmente sia Paolo Marussig che Ciancio Sanfilippo e di avere incontrato quest’ultimo per discutere dell’affaire Tenutella, “in quanto lo stesso Ciancio era interessato a costruire un centro commerciale su terreni posti di fronte a quelli di cui al progetto della Tenutella, in un’area estesa circa 200.000 mq di sua proprietà”. “Tale situazione – aggiungeva Ragusa - aveva determinato un contrasto, per risolvere il quale si era svolto un incontro, cui aveva preso parte anche l’imprenditore Marussig, e si era tentato un componimento degli opposti interessi, proponendo che uno dei due centri fosse senza food, ma con multisale cinematografiche e l’altro fosse invece un centro commerciale con ipermercato”.

Per appianare i contrasti, l’ex presidente del consiglio comunale di Villabate Francesco Campanella, avrebbe presentato Paolo Marussig all’allora presidente della Provincia di Catania Raffaele Lombardo. “Ricordo che Marussig mi disse che avevano un’analoga operazione commerciale, sempre con Auchan e Warner Bros, anche su Catania”, ha riferito Campanella nel corso di un interrogatorio con gli inquirenti. “Marussig mi disse che avevano problemi con le opzioni dei terreni e con un altro imprenditore che nelle vicinanze stava portando aventi un analogo progetto per la costruzione di un centro commerciale. Loro, in sostanza, mi chiesero un aggancio con Raffaele Lombardo per risolvere tali problemi, anche perché — a quanto mi dissero – l’altro concorrente era sponsorizzato proprio da Raffaele Lombardo. Così io li misi in contatto con Lombardo, con cui avevo ottimi rapporti politici; portai Marussig ed Armenio al Comune di Catania da Lombardo, che formalmente si mise a disposizione politicamente”.

Dei contrasti insorti per il polo commerciale di Misterbianco, si lamentò pure il costruttore Antonello Giostra in una telefonata intercettata il 6 dicembre 2007 dal GICO della Guardia di finanza sull’utenza dello studio immobiliare Sigma. “Nella conversazione avvenuta tra il Giostra e l’ingegnere messinese Antonino Bellinghieri – annota il GICO - i due discutevano della conferenza di servizi sul progetto in contrada Tenutella ed il Giostra affermava che il progetto suo e di Ciancio era stato pretermesso in favore di quello poi effettivamente realizzato in quanto quest’ultimo interessava alla organizzazione di Cosa Nostra etnea”. L’interlocutore di Giostra, l’ingegnere Antonino Bellinghieri, negli stessi mesi aveva firmato con altri professionisti messinesi il progetto per un grande centro commerciale in un’area di 59.000 mq. in contrada Due Torri nel Comune di Rometta (Messina), progetto promosso dalla società Sviluppo Commerciale Rometta S.r.l., amministratore unico il noto imprenditore peloritano Giuseppe Denaro.


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Mario Ciancio, la mafia e i poli commerciali di mezza Sicilia
24 marzo 2019, di : Adriano Todaro

Vorrei portare un contributo all’articolo ‒ come sempre molto completo ed esaustivo ‒ di Antonio Mazzeo sulle malefatte dell’editore ed imprenditore Mario Ciancio Sanfilippo, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Mazzeo ha spiegato molto bene come si trasformano le aree per realizzare centri commerciali e non solo. Se tutto questo è stato però possibile, è perché il potente editore ha fatto sempre quello che voleva grazie alla complicità non solo delle distratte istituzioni ma anche per i patti vergognosi fatti con altri editori che passavano per “democratici”. Ciancio è stato presidente degli editori e vicepresidente dell’Ansa. Ha avuto il monopolio della stampa e anche quello della distribuzione dei giornali. Negli anni Ottanta aveva il 4% di quote del gruppo Espresso-La Repubblica e con Caracciolo e Scalfari aveva fatto un patto: le copie teletrasmesse di Repubblica sarebbero state stampate nel centro-stampa di Ciancio a Catania e, contemporaneamente, l’edizione di Repubblica di Palermo con le cronache locali non sarebbe stata venduta nelle edicole di Catania e provincia. Questo per non danneggiare La Sicilia. In pratica, fino al settembre 2009, i catanesi potevano solo leggere l’edizione nazionale di Repubblica. In questo modo Ciancio ha avvantaggiato il suo monopolio e continuato a fare affari con la pubblicità. Non solo. Non è certo un segreto sapere che se dovevi aprire un’edicola a Catania, era meglio prima chiedere al potente editore. Alla faccia del liberalismo! Adriano Todaro