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Marina di Melilli, il paese che non c’è più

La storia di Marina di Melilli ex-paesino di pescatori affacciato sul mar Ionio, vicino Siracusa. Oggi non esiste più, è stato raso al suolo per far posto alla grande industria
di Tano Rizza - giovedì 15 giugno 2006 - 20924 letture

Marina di Melilli era un paesino di pescatori affacciato sul mar Ionio, vicino Siracusa. Contadini e pastori della zona montana degli Ilbei, che ad un certo punto si erano trovati privi di lavoro, avevano pensato bene di cambiare aria, decidendo di trasferirsi vicino al mare e re-inventarsi pescatori.

Una cosa normale in Sicilia, se il lavoro non c’’è te lo inventi, ti adegui al territorio alle sue risorse. Siamo ad inizio anni sessanta. E gli ex contadini si trasferiscono a Marina di Mellili, in tutto sono 182 famiglie, un migliaio di abitanti. Le case sorgono in fretta e alla rinfusa, senza alcun piano regolatore, abusive, poi condonate, si sviluppano in un striscia di terra a pochi metri dal mare. In pochi anni costruiscono una chiesa, aprono una macelleria, un panificio, un bar, un tabacchino, una scuola elementare, la linea telefonica e la luce vengono regolarmente allacciate alla rete nazionale. Spianano il suolo e fanno delle strade.

Nasce e si popola cosi Marina di Mellili, nasce nel luogo che i greci avevano precedentemente battezzato Baia degli Dei, ispirati dall’incantevole mare e dalla sabbia bianca e finissima, in un golfo meraviglioso di fronte alla penisola Magnisi, l’insediamento preistorico di Thapsos tra i primi lembi di terra abitato al mondo. Tante case colorate, mezze costruite e già popolate, con le barche parcheggiate di fronte casa, pronte a prendere il largo per la battuta di pesca. Tutto intorno la fitta e profumata vegetazione, un mare immenso, e tanta voglia di ricominciare per i nuovi abitanti di Marina. La vita del paese scorre tranquilla e regolare. Si costruiscono altre case, si coltivano gli orti, si fanno le feste di paese. Come in tutti gli altri posti.

Ma tutto questo dura poco, solo vent’anni. Il sogno degli abitanti di Marina si scontra con le ambizioni degli amministratori locali. Per Marina di Melilli decidono che non c’è futuro, al suo posto deve sorgere il più grande polo industriale del sud, in quella striscia di terra devono alzarsi le ciminiere delle raffinerie, e in quel mare devono finire gli scarichi industriali perche la pesca e l’agricoltura, in Sicilia, non fruttano abbastanza. L’operazione, che ridurra Marina ad un cumolo di macerie, si chiamera con un nome quanto mai siginificativo: Tabula Rasa.

Per gli abitanti si prefigge un futuro difficile, il pellegrinaggio di queste persone deve continuare perche Marina di Melilli è destinata a scomparire. Siamo alla fine degli anni settanta, e l’operazione Tabula Rasa diventa realtà. Arrivano gli ingenieri dell’ASI (consorzio per l’Area Sviluppo Industriale formato da enti pubblici locali) e iniziano a misurare e fotografare l’area di Marina di Melilli. Per i propietari di quelle case arrivano le proposte di indennizzo(a partire da 19 lire a metro quadrato), si promettono loro soldi, nuovi appartamenti nella vicina Priolo, e addirittura c’è chi promette un villaggio costruito ex-novo per gli abitanti. La scelta è questa. Trattative non c’è ne possono essere. C’è chi resiste, chi non vuole andare via da quel paese. Ma, intanto, il progresso va avanti. In pochi anni Marina di Mellili viene circondata dalle industrie che in gran fretta vengono costruite. L’aria in paese inizia a farsi irrespirabile, il mare non è più limpido come prima.

Le famiglie iniziano ad accettare gli indennizzi, qualcuno va via senza fare tante proteste, lasciano la case che vanno incontro alla inevitabile demolizione. Qualcuno resiste ancora, anche se ne frattempo hanno staccato le linee di luce, acqua e telefono. C’è chi non vuole andare via. Si passa alla maniere forti, arrivano gli ufficiali giudiziari, i carabinieri, la mafia, gli avvoccati e i giudici compiacenti. La storia finisce nei giornali e nei tribunali. Ma la politica si muove bene per far spazio alle industrie. Si và avanti a delibere, varianti d’uso, espropi e demolizioni, per anni.

Le ruspe abbattano, una dopo l’altra, le case che sono state abbandonate, abbattono anche la chiesa e la scuola elementare. Intanto i veleni delle industrie finiscono in mare e i pescatori rimasti devono andare sempre più a largo per trovare il pesce. Il panificio e la macelleria rimangono ancora in piedi, il pane viene fatto con l’acqua inquinata del mare, il macellaio va a prendere la carne a Priolo per rivenderla agli abitanti di Marina. Restano in piedi solo poche case, con dentro pochi abitanti. Nella parte di Marina che non c’è più sorge un’altra industria.

Arriviamo nel 1980. A Marina di Mellili sono rimaste solo otto famiglie. Ma vivono in un paese fantasma, senza alcun servizio, senza alcuna prospettiva. Le industrie intanto hanno invaso tutta la zona, protestare diventa inutile. Le ultime famiglie fanno le valige e vanno via, chi non vuol lasciare Marina viene convinto a suon di minacce. L’ultimo, ostinato, vecchietto innamorato di quel luogo non andò mai via, morì a Marina di Melilli. Fu trovato nel bagagliaio della sua macchina, legato mani e piedi, e con una pallottola nel cuore. Si chiamava Salvatore Guerrieri, e la sua storia e stata narrata da Roselina Salemi nel libro "In nome di Marina". Oggi Marina di Mellili non esiste più, sono rimaste in piedi solo poche case, devastate dalla salsedine, dai vandali, dall’abbandono e dalle sostanza chimiche che riempiono l’aria, solo lì a testimonia la fine di un paese e la nascita di un polo industriale. Girando in questi luoghi ti accorgi di quanto bello, in potenza, era quel luogo. Basta tenere lo sguardo basso, non alzare gli occhi per evitare di vedere le ciminiere e il cielo grigio che invade questo paese che non c’è più. Basta non avvicinarsi troppo al mare, per non accorgersi che non è più limpido, che non fà più odore di mare, ma chè è altro. Basta, semplicemente, tenere il naso turato per non accorgersi che il profumo degli alberi ha fatto posto a quello delle industrie.

Ma gli abitanti di Marina, anche se hanno fatto le valige e hanno lasciato il paese, non si sono salvati dal respirare i veleni prodotti nella zona industriale. Il triangolo che comprende i centri abitati di Priolo, Melilli, Augusta, dove si sono trasferiti, è tra le zone più inquinate d’Italia, le industrie distano solo pochi Kilometri in linea d’aria, e gli effetti sono ancora oggi devastanti. Solo nel 1980 in questa zona si sono registrati 83 aborti spontanei e 12 nati malformati su 814 parti, una percentuale altissima. Una contabilità dell’orrore che non ha conosciuto arresto, e che si è sviluppata a ritmi impressionanti. I dati del Centro nascite di Augusta mostrano un chiaro aumento progressivo del numero di nati con difetti congeniti; si passa dall’1,5% del 1980 al 3% dei primi anni ’90, al 3,5% del 96-97-98 fino ad un picco del 5,6% dell’anno 2000. Anche la rivista I Siciliani, nell’1982, puntò l’attenzione sull’alta percentuale di malformazioni che si registravano nella zona, è raccontò di un parto avvenuto all’ospedale Moscatello di Augusta: "Damiano, un neonato di quattro chili, è venuto alla luce con la mandibola atrofizzata, un buco nel palato molle, l’orecchio destro ridotto ad una piccola piaga di carne. Altri sette neonati deformi erano nati tra febbraio ed agosto negli ospedali di Augusta e Siracusa: qualcuno era sopravvissuto, segnato per sempre da atroci deformità, gli altri erano morti dopo poche ore di agonia o al momento del parto". Anche le morti per tumori, da quando è attivo il polo industriale, hanno registrato un forte incremento: quasi il 33% delle morti registrate nel triangolo Augusta-Mellili-Priolo sono dovute a tumore.


Risorse e info online

Foto di Marina di Melilli dal 1982 al 1995


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Marina di Melilli, il paese che non c’è più
16 giugno 2006


 Pierino, cosa vuoi fare da grande?

 Il petrolchimico

    Marina di Melilli, il paese che non c’è più
    19 giugno 2006, di : CLEOPATRA

    Fino a quando i nostri politici, in particolare il nostro amato sindaco si fa’ gli incontri/accordi a porte chiuse con i grandi dell’industria, la situazione a Priolo non cambierà mai, anzi è destinata a peggiorare. Risanamento ambientale? Bonifica? è pane o pasta? non si sacosa sono, anzi il nostro amato e la consonrte ci volevano appioppare un altro impianto, cme se quelli che ci sono non fossero già abbastanza. Quando c’è stato l’incendio erg è stato fatto un consiglio comunale per discutere e fare il punto su quanto accaduto, vergognoso la nostra amministraazione non ha invitato/convocato dirigenti ERG. Il nostro amato sindaco giocava a tetris con il cellulare mentre il consigliere comunale Fortuna si rivolgeva a lui. Che schifo, ma attenzione parliamo di sx, si perchè nel comune di Priolo Gargallo l’amministrazione, il sindaco sono di sx, quella sx che si dice tanto onesta e perbene. Mah! . . . Infine da buon candidato alle elezioni regionali per il rinnovo del Parlamento Siciliano, in concomitanza con le votazioni ha tirato del cilindro un bel concorso per quattro vigili urbani, come se ne avessimo pochi. A Priolo abbiamo piu’ vigili che Siracusa, sembriamo a Milano, pero’ regolarmente tutti circolano senza casco e senza cintura, casco? Cintura di sicurezza? cosa è? pane o pasta? Io la mettevo regolarmente, adesso non piu’, ho paura di prendere la multa. Il nostro paese, la nostra spiaggia nelle mani di chi? Di chi mette il divieto di balneazione, pero’ da’l’autorizzazione per aprire i lidi. Ma i lidi autorizzati ad aprire a che titolo, se c’e’ il divieto di balneazione? Che confusione, ma ci siamo abituati. Le fermate Isab prima erano di tre mesi. ma il nostro amato sindaco si è migliorato in campagna elettorale è riuscito a portarle fino a sai mesi, e allora . . . . . come dice Vasco Rossi, vado al MASSIMO, si perchè il nostro amato sindaco si chiama proprio cosi’"Massimo".
    Marina di Melilli, il paese che non c’è più
    19 giugno 2006, di : CLEOPATRA

    Scusate sono sempre io, ci tenevo a sottolineare che il nostro è un paese povero, si’ infatti quest’inverno quando si gelava e tutti i bambini a scuola avevano i termosifoni accesi, i miei figli nella loro nuova e bella scuola di Priolo Gargallo andavano a scuola come quando si va in motagna, perchè? perche non avevano riscaldamento, il comune in deficit per le troppe feste e manifestazioni organizzate non aveva la disponibilità per acquistare la caldaia e metterla in funzione, il piccolo che và all’asilo l’ho dovuto addestrare ad OK, quando sei in classe che l’ambiente è piccolo e c’è la stufa elettrica (illegale) ti togli la felpa, quando vai in bagno e passi dal corridoio, ti metti la felpa, quando torni in classe ti togli la felpa. Una mattina si è fatto addosso, lho rimproverato e mi ha detto, metti felpa, leva felpa, mi seccava e me la sono fatta addosso. Per la chiusura della campagna elettorale, il nostro amato sindaco ha portato in paese (per non smentirsi) Litterio e La Rosa, chissà cosa ne avrebbe pensato Litterio del fatto che per mandare i bambini a scuola bisogna vestirli a strati, con il rischio pure che si piscino addosso! ! MAH! Vado al "MASSIMO".
a Priolo
20 giugno 2006, di : Tano Rizza

Hai ragione, Priolo è la città che paga di più a livello ambientale. Gia da Siracusa, che è ben distante dalla zona indutriale, ogni tanto ci affacciamo e sentiamo la puzza emessa dal polo petrolochimico, figuriamoci a Priolo.

Una città che ha pagato troppo, e che paga tutt’ora troppo la vicinanza con la zona industriale, e poi per assurdo non ha l’energia per riscladare le scuole.

Troppi impianti, tutti vicini tra loro, Priolo senza delle decenti vie di fuga, con un sistema di protezione civile che non è mai stato provato, con i soli altoparlanti ad avvertire la popolazione in caso di rischio, con la puzza sempre, con il cielo troppo spesso grigio (anche se non c’è maltempo): Priolo è a rischio, e c’e chi pensa di piazzare nelle sue vicinanze un nuovo rigassificatore, per inquinare un’altro pò, per far fare quattro soldi in più a qualcuno, e far ammalare qualche altro.

E poi, la sua spiaggia, con cartelli grossi così che indicano chiaramente che non è balneabile, ma che poi, per magia, scompaiono per una tratta, quella dove ci sono i lidi, e ricompaiono subito dopo, appena finita la zona del lidi. C’è il depuratore, ma funziona solo per la zona dei lidi? Per nessuno? o per tutti? Il mare è sempre caldo, a Priolo, i pesci non ci sono, a Priolo

    a Priolo
    20 giugno 2006, di : CLEOPATRA

    Ti ringrazio per avermi dato ragione, vedi la mia è rabbia perchè il nostro è l’unico paese dove paghiamo veramente anche l’aria che respiriamo, infatti a Priolo piu’ di ogni altro posto si muore di tumore. Mio padre è stato operato due volte per un tumore alla tiroide, quest’inverno ho perso una cara amica giovanissima per un tumore alla mammella, ha lasciato un bambino piccolo. L’ignoranza comunque regna sovrana, questo è il piu’grande problema a mio avviso del mio paese. Tutti sanno tutto, pero’ si accontentano, come si suol dire si fanno i ca..i suoi! Gente che faceva la fame che inprovvisamente diventa benestante dopo essersi messi in politica, entrano al comune e la loro situazione lavorativa e finanziaria miracolosamente cambia. Mah! Io non ho niente di personale contro il nostro sindaco ma ho l’impressione che stia percorrendo la stessa strada del suo predecessore. Infatti non essendo piu’ eleggibile per legge si è lanciato alle regonali, ha fatto buca pero’ a qualcuno ha annunciato che per non perdere il dominio alle prossime amministrative candiderà il fratello, Toppi esce, Toppi entra, una volta, non so se lo fanno ancora si faceva nelle industrie. Hanno forse scambiato il nostro comune per uno stabilimento? Non saprei. Certo è che alle Regionali hanno fatto solo ridere. A Priolo non c’era la destra e la sx e forse non c’è stata mai. Abbiamo lo zio Pippo e lo zio Massimo. Il resto sono burattini che passano di qua e di là, di là e di qua, all’occorrenza. Ma la cosa piu’ nauseante e che abbiamo una giunta doc! Una è fissa, e chi la tocca! Poi abbiamo il perdente candidato a sindaco, che da destra è passato a sx, pur di passare dalla panchina alla vetrina, tradendo lo zio Pippo. Cmq dico sempre, il nostro potrebbe essere un bel paese se soltanto la gente cambiasse mentalità. Dovremmo pagare luce? Dovremmo pagare benzina? Dovremmo pagare acqua? Ci stanno sterminando, ci hanno distrutto un territorio bellissimo. Ci hanno tolto anche la dignità, perchè ci hanno sottomessi. Loro sono i padroni indiscussi del nostro territorio, per qualche misero posto di lavoro concordato da questo o da quel politico, a tavolino. Che schifo!
Marina di Melilli, il paese che non c’è più
2 settembre 2006

Sono un ragazzo 34enne di Belvedere e ancora oggi vivo del mito di Marina di Melilli così come mi viene spesso raccontato da Papà (sessantenne)testimone da Ragazzino delle famose "dune" di sabbia sulle spiaggie di Marina, del mare cristallino pieno zeppo di ricci raccolti in un "panaro" dal padre, delle mangiate all’ombra del carretto (unico mezzo motorio)e degli spogliatoi improvvisati ricavati nei rigogliosi canneti. Oggi faccio parte anch’io della famosa schiera degli emigrati e vivo da anni a Roma, ma quando torno in Estate almeno una volta scendo sempre giù a Marina e nel girare a sinistra verso le spiagge butto sempre un occhio a destra verso il paese fantasma, le case diroccate e le enormi gru che adesso le sostituiscono. Di recente mi è capitato di immergermi un po abusivamente nello specchio di mare antistante Marina insieme ad un amico, avevo semplicemente maschera e pinne, ho visto il fondo, incantevole la flora, poi sono arrivato dinanzi ad una enorme tubazione che andava su verso il largo chissà dove, disgustato allora ho fatto ritorno verso la costa da dove mi ero immerso. Uscendo ho detto all’amico che mi accompagnava che forse non ce ne rendiamo ancora conto ma qui è stato perpetrato uno dei più grandi reati contro l’Umanità e non è possibile che non ne debba parlare più nessuno, è stata un infamia, Mio padre dice che quella era la costa più bella della Sicilia e non solo ed io a mio padre credo ciecamente. Mi piacerebbe pensare ad un futuro in cui unendo tutte le coscienze riuscissimo a far sparire quei maledetti stabilimenti che hanno avvelenato un paradiso terrestre e magari vivere di solo turismo. A proposito chissà se invece delle industrie (pochi posti di lavoro bazzecole rispetto alle aspettative degli anni sessanta)avessero fatto dei complessi turistici (in una zona fantastica come Marina) io e tantissimi altri saremmo Emigrati dalla nostra amatissima Sicilia. Grazie Mafia, grazie politici e grazie Democrazia Cristiana.
    Marina di Melilli, il paese che non c’è più
    23 novembre 2014, di : maryann

    io sono nata con marina nel 1959 e lì ho lasciato il cuore per motivi di lavoro di mio padre mi sono trasferita nel messinese, la casa dove sono nata non c’è più concordo con te avevamo una spiaggia da far invidia e per quei mostri hanno distrutto tutto tranne i ricordi vorrei tornare a marina ma ho paura di quello che posso trovare quanfo sono andata era nel 1975
Marina di Melilli, il paese che non c’è più
23 febbraio 2007

UO’ SCHIFIU
    Marina di Melilli, il paese che non c’è più
    20 aprile 2007

    Ciao,quello che dici e vero, però io credo che parte della gente come mè non ha più la forza o la voglia di lottare perchè negli ultimi quindici anni vuoi per la politica nazionale che ha autorizzato tutti questi centri commerciali nel raggio di tre Km, che la politica locale promettendo assunzioni a tre mesi sia nel settore industriale che commerciale(poi c’è stato qualcuno del cosiddetto cucchiaio che è rimasto più a lungo), chi il lavoro non volendo nessun legame politico (visto che il lavoro dovrebbe essere un DIRITTO)lo ha inventato investendo tutti i propri risparmi e per forza di cose è finito col culo a terra chiudendo l’ attività. A mio modesto avviso la gente come mè e nauseata e stanca della persona singola politica indistintamente dal partito che rappresenta che all’apparenza si occupa dei tuoi problemi ma che in realta ci conosciamo solo nelle campagne elettorali, io credo che molta gente soffre in silenzio perchè non sa esprimere la propria rabbia e non trova nessuno che si fermi un attimo dalla corsa al vil denaro per ascoltarla. Questo e tutto quello che ha portato l’industria alla gente come mè, giovane d’animo.

    Un 45enne con famiglia, disoccupato vecchio, per i dirigenti del lavoro ma non abbastanza per la pensione.

Marina di Melilli, il paese che non c’è più
20 ottobre 2007

Salviamo Marina di Melilli dalle industrie che hanno devastato e devastano il territorio.Riportiamo quelle spiagge, dove un tempo fiorivano i gigli selvatici sulle dune, all’antico splendore. I magnifici canneti lungo la costa quasi lambivano le acque marine.Noi, Siciliani, così fieri ed orgogliosi, perchè non reagiamo di fronte ad un tale scempio?Perchè,perchè,perchè? Ci fa,come ci ha sempre fatto, paura l’esistenza e per un pezzo di pane,"pani schittu", abbiamo sempre sopportato TUTTO.Siamo emigrati e ci sentiamo sempre nel posto sbagliato, perchè abbiamo la nostra Sicilia nel cuore, questa Sicilia tanto bella sì, ma anche tanto ferita ed oltraggiata, per colpa della mafia e dei politici corrotti.La Sicilia è bella ed ogni suo angolo allieta i nostri occhi,ma il triangolo industriale AUGUSTA- MELILLI- PRIOLO è una visione apocalittica,una ferita orrenda e profonda per le bellezze paesaggistiche e per la salute dei Siciliani costretti ad abitare in quella zona.Abito a Roma da tanti anni,ma ho sempre la Sicilia nel cuore,perciò salviamola finchè siamo ancora in tempo.Ricordatevi:Ora che tutti ci siamo istruiti di più,rispetto ai nostri padri, siamo più FORTI ed insieme possiamo farcela.ENZA
Marina di Melilli, il paese che non c’è più
16 giugno 2008, di : GRECO MARIA LUISA

LETTERA APERTA AI MIEI CARI CONCITTADINI.

NEL CORSO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE HO GIRATO IN LUNGO E IN LARGO PER LE STRADE DEL NOSTRO PAESE, VISITANDO LE CASE DEI NOSTRI COMPAESANI.

SONO CONVINTA CHE IL CONTATTO DIRETTO CON LA SOCIETA’ CIVILE E’ IL FONDAMENTO DELL’ATTIVITA’ POLITICA; NIENTE CONSENTE MEGLIO DI RECEPIRE ISTANZE, SENTIMENTI, SPERANZE, PROBLEMI E CONTRADDIZIONI CHE ATTRAVERSANO IL PAESE!!!

PER TANTI ANNI… ANCHE TROPPI!!! SI E’ CREDUTO CHE L’INTERESSE PERSONALE FOSSE L’OBIETTIVO FONDAMENTALE DEL RAPPORTO CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ……. MA LA SOMMATORIA DI TANTI INTERESSI PERSONALI O DI GRUPPO PUO’ DARE QUALUNQUE RISULTATO CHE VOGLIAMO IMMAGINARE NON CERTAMENTE LA SODDISFAZIONE DI INTERESSI COLLETTIVI!!!

ALLORA IO DICO CHI CONTINUERA’ AD OPERARE IN TAL MODO DARA’ UN CONTRIBUTO ALLO SFASCIO DEL NOSTRO PAESE E NON AVRA’ NEANCHE IL DIRITTO DI LAMENTARSI!!!!

L’ARTICOLO 1 DELLA NOSTRA COSTITUZIONE COSI’ RECITA :” L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO” … … LA SOVRANITA’ APPARTIENE AL POPOLO CHE LA ESERCITA NELLE FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE… !!!!

IL LAVORO DUNQUE DOVREBBE ESSERE UN DIRITTO, OLTRE CHE UN DOVERE VERSO GLI ALTRI E VERSO SE STESSI, IN REALTA’ OGGI UN LAVORO E’ SOLO UN MIRAGGIO, UNO STRUMENTO NELLE MANI DI CHI ORMAI DA TEMPO….. E’ ABITUATO A SFRUTTARE I PROBLEMI, LE SOFFERENZE,LE INCERTEZZE DI PERSONE COMUNI…. A PROPRIO USO E CONSUMO… CON FALSE PROMESSE, CONTRATTINI DI LAVORO A 3 O 6 MESI …. GIUSTO IL TEMPO DI RAGGIUNGERE I PROPRI SCOPI, GIUSTO IL TEMPO CHE SI CHIUDANO LE URNE …. PER POI RITROVARSI SOLI, CON I CELLULARI CHE SQUILLANO A VUOTO E LE INTERMINABILI FILE NELLE SEGRETERIE DI TURNO AD ELEMOSINARE PER QUELLO CHE DOVREBBE ESSEREUN NOSTRO DIRITTO… IL DIRITTO ALLAVORO , ILDIRITTO ALLA SOPRAVVIVENZA.

BASTA CON I COMPROMESSI, E’ INDISPENSABILE USCIRE FUORI DALLALOGICA DELLA DELEGA, INVOCARE A GRAN VOCE LAVORO, SERVIZI EFFICENTI E VERA DEMOCRAZIA!!!!!

ABBIAMO IL DOVERE DI DIFENDERE IL NOSTRO PAESE DAGLI UOMINI DALLE BELLE CRAVATTE E PAROLE INSENSATE…..

RIDIDAMO DIGNITA’ A PRIOLO CON I CAPACI E GLI ONESTI , CON CHI AMA IL PRORPIO PAESE ….. MA SOPRATTUTTO CON CHI CI E’ NATO, CRESCIUTO E CI ABITA DA SEMPRE, CON CHI HAVOGLIA DI FARE, DI SPENDERSI, CON CHI CONOSCE E RICONOSCE LE CARENZE E LE PROBLEMATICHE REALI CHE ATTRAVERSANO IL PAESE…… PERCHE’ LE VIVE TUTTI I GIORNI E SPESSO SULLA PROPRIA PELLE… VEDI LE CARENZE DELLE STRUTTURE SCOLASTICHE , LA TOTALE ASSENZA DI STRUTTURE RICREATIVE PER I NOSTRI GIOVANI, LE FATISCENTI CONDIZIONI DELLE NOSTRE STRADE….. DI RECENTE RATTOPPATE IN OCCASIONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE!!!

POTREI CONTINUARE ANCORA… MA IO SONO PER LA POLITICA DEL FARE E NON PER LA POLITICA DELLE CHIACCHIERE ….. QUEST’ULTIMA LA LASCIO FARE A CHI E’ PIU’ BRAVO DI ME…. VISTO CHE LA FA’ DA TEMPO!!!!

W PRIOLO, W I PRIOLESI!!!!

Marina di Melilli, il paese che non c’è più
30 luglio 2008, di : maria luisa greco

INVITO I LETTORI AD ANDARE SU YOUTUBE E PRENDERE VISIONE DEI SEGUENTI VIDEO:

"CORSI E RICORSI STORICI" priolo , occorre rivedere l’inquietante interconnessione erg.

scarico industria - in quali ristoranti vanno a finire questi pesci??? non vomitate vi prego.

pippo gianni dice SI al rigassificatore, ma in alto mare.

il depuratore biologico IAS inquina le coste di magnis.

c’era una volta marina di melilli, che tristezza...

quando il sindaco di melilli diceva NO al riassifiatore.

buona visione. utente anonimo

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Dossier sulla zona industriale

Una breve storia della zona industriale di Siarcusa. La cronologia degli insediamenti industriali, i danni alla salute, i danni all’ambiente, e le analisi dei tecnici
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