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Marco Formigoni, un giornalista che voleva cambiare il mondo


Si è spento dopo una lunga malattia a soli 43 anni. E’ stato una delle voci più amate di Radio Popolare. Un ricordo tratto dal Corriere della Sera.it
mercoledì 1 aprile 2009, di Redazione - 1538 letture

Si è spento precocemente, dopo una lunga lotta contro un male incurabile, il giornalista Marco Formigoni. Non aveva ancora compiuto 44 anni. Grande il cordoglio fra i colleghi di Peace Reporter. Sette anni fa, dopo la diagnosi di tumore al pancreas, era stato operato e da allora aveva continuato a lavorare, pieno di forze e di energie, dedicandosi a sua moglie Manuela e a suo figlio Ronaldo, di dieci anni. Aveva lavorato come freelance per il quotidiano La Repubblica nel 1991; nel 1992, inviato in Albania, aveva realizzato un reportage sulle prime elezioni libere ed un documentario sulla minoranza albanese.

Per «Radio Popolare», dal 1987 al 1995, era stato responsabile della trasmissione «Microfono Aperto», con ospiti e telefonate degli ascoltatori. Dal 1996 al 1997 era stato redattore della trasmissione «Pinocchio» di Gad Lerner. Nel 2000 aveva gestito la start-up del sito My-tv.it: la scelta della squadra, l’organizzazione del lavoro, la definizione del palinsesto ed il piano editoriale. Per oltre due anni aveva poi coordinato la gestione del sito, della redazione e della struttura di produzione video. Nel gennaio 2003 aveva assunto anche la responsabilità editoriale del video portale Alice Wonderland. A partire dall’aprile 2003 aveva progettato e realizzato i video-portali di Gazzetta dello sport, Juventus e Inter FC su Alice Adsl di Telecom Italia.

IL RICORDO - Così lo ricorda il direttore Maso Notarianni sul sito di PeaceReporter: «Cantavi "la pulce d’acqua che l’ombra ti rubò, e tu ora sei malato, l’ultima volta che ti ho visto. Ma riuscivi ancora a parlare del futuro, del tuo e del nostro. Dei piani per far crescere PeaceReporter, per uscire dalle secche, per crescere e raggiungere più persone, nella cui testa instillare una cultura diversa da quella che genera odio e razzismo e guerra.

Ci mancherai tanto, Marchino, ci mancherà la tua allegria e la tua voglia di vita che non ho trovato in nessun altro mai. E che dava spinte per vivere a tutti quelli che ti circondavano. Sei stato un grande giornalista, ma un grande uomo prima ancora. E soprattutto un grande amico. Di quelli che danno e si danno. Mi porterò con me per sempre il tuo entusiasmo e la tua voglia, saggia, di cambiare il mondo. Grazie per quello che ci hai dato. E non ti meriti parole tristi, perché triste non sei mai stato. Scazzato, incazzato. Ma non triste. E quindi anche io adesso provo a cacciare via questa tristezza e andare avanti a combattere per il mondo migliore che insieme volevamo, vogliamo, lasciare ai nostri figli. Ci provo, ma mica ci riesco. Ciao, Marco».

Il sito riporta anche la lettera aperta scritta da Marco Formigoni al sindaco Letizia Moratti dopo l’uccisione del 19enne Abdoul «Abba» Guiebre a colpi di spranga. Come padre di un bambino di colore, era molto preoccupato: «Guardo le foto di Abdul Guiebre sui giornali e gli occhi si spostano su quelle di mio figlio, qui sulla mia scrivania. Come sarà tra 5 o 6 anni? Ma soprattutto cosa avranno già sentito le sue orecchie?».

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