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Marco Cobianchi “Mani Bucate” (Chiarelettere)


Dopo “Soldi Rubati” un altro libro piuttosto illuminante sull’enorme sperpero di denaro pubblico in Italia.
lunedì 12 dicembre 2011, di Emanuele G. - 475 letture

Già che mi era presa una di quelle rabbie colossali al momento di leggere “Soldi Rubati” di Nunzia Penelope. Ora – tale rabbia – si ripresenta per aumentare di intensità. Questo grazie al libro “Mani Bucate” di Marco Cobianchi edito per i tipi di Chiarelettere.

E’ significativo il sotto-titolo: “A chi finiscono i soldi dei contribuenti – l’orgia degli aiuti pubblici alle imprese private”. Individua quali sono gli estremi dell’argomento che l’autore dibatterà lungo le 300 pagine del libro: CONTRIBUENTI-AIUTI PUBBLICI-IMPRESE PRIVATE. Uno dei paradigmi che spiegano come mai il nostro paese si trovi nel bel mezzo di una bufera senza precedenti.

Ai CONTRIBUENTI è riservato il ruolo del pollo da spennare. In due modi. Il primo, tu paghi tasse salate e non ti do nulla in cabio. Ossia servizi pubblici scadenti. Se non peggio. Il secondo, i soldi che ci dai sotto forma di tasse ti vengono rubati bellamente per darli ad individui che li utilizzano per scopi prettamente privati.

Gli AIUTI PUBBLICI sono stati uno dei mali endemici dell’Italia repubblicana. Un flusso che non si può quantificare con precisione che è servito a foraggiare il sistema clientelare italiano. Lo Stato in Italia è stato considerato un bancomat da utilizzare in ogni evenienza per soddisfare interessi di gruppi o di singoli. Vuoi farti un po’ di soldi? Bussa alla porte di questo Stato corrotto. Ti sarà aperto. Ti daremo i soldi che noi abbiamo sottratto ai cittadini sotto forma di tasse varie. Ne converrete che lo Stato in quanto entità etica recita una figura che definire di m***a è puro eufemismo.

Le IMPRESE PRIVATE costituiscono uno dei bubboni sistemici del disastro Italia. Ma come si fanno a denirle imprese private quando sono semplicemente stipendiate a ogni piè sospinto da uno Stato per lo meno squinternato? Dov’è in tutto questo il concetto cardine di un’economia di mercato, ossia il capitale i rischio? Forse non sono mai esistite le imprese private nel nostro paese. Sono state degli specchietti per allodole messi su per organizzare un furto sistematico e prolungato nel tempo dei soldi facenti parte del pubblico erario. C’è una provvidenza x per un ente teatrale? Ci organizziamo una cooperativa e freghiamo i soldi allo Stato! C’è un finanziamento comunitario per le zone depresse del Meridione? Creiamo un falso piano industriale e trasferiamo i soldi ricevuti nei paradisi fiscali. Abbiamo delle macchine elettroniche fuori mercato? Tanto c’è lo Stato che ce le compra. La lista di esempi di falsa imprenditoria privata continua “ad libitum”… Ossia all’infinito.

Il libro di Marco Cobianchi è un’analisi meticolosa e capziosa riguardante un furto sistematico di soldi pubblici a favore dei soliti noti. Analisi non solo cronachistica, bensì dettagliata. Analisi di documenti che svelano i retroscena della rapina più grande del secolo perpetrata ai nostri danni. Analisi che ci fa capire come avremmo potuto vivere meglio se i soldi fossero stati spesi con occulatezza e intelligenza. Devo confessarmi che provo un certo odio contro ampi strati della popolazione del mio paese perché è a causa loro che stiamo male.

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