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Maradona

Diego Armando Maradona è morto all’età di 60 anni

di Piero Buscemi - mercoledì 25 novembre 2020 - 1640 letture

Massimo Troisi, grande amico di Maradona, nel suo Scusate il ritardo del 1982, dialogando con Lello Arena alla domanda "meglio un giorno da leone o 100 da pecora?" risponde "meglio 50 da orsacchiotto". Un’ironia sulla vita e sui luoghi comuni che dovrebbero indicarci le scelte da seguire dalle quali, forse, poterne godere i frutti nell’età della ragione. Diego Armando Maradona è una fase della vita che non ha mai raggiunto, nonostante avesse compiuto 60 anni il 30 ottobre scorso.

Non avrà sicuramente vissuto da orsacchiotto e senza dubbio non era nato per vivere da pecora. Leone lo è stato specialmente nella caratteristica che identifica il re della foresta. La fierezza e talvolta anche la presunzione di guardare al mondo come se tutto gli fosse dovuto. Peculiarità sulle quali potremmo discutere se le rivolgiamo all’animale con la criniera, maggiori certezze le abbiamo con l’uomo Maradona.

Così lontano dall’idea di un’esistenza votata alla normalità, quella sorta di tranquillità anche agonistica che è stata il marchio di fabbrica di altri assi del calcio, più del passato che del presente. Come se fosse stato possibile, ha scelto di andarsene anche lo stesso giorno di Fidel Castro, il suo emulo rivoluzionario morto quattro anni fa, proprio il 25 novembre.

Sportivamente parlando ha inciso le pagine della storia del calcio con gli eccessi della violenza dei suoi avversari nel tentativo di fermare l’eleganza dei suoi passi felpati, aiutato da un’altezza non paragonabile a quella dei fuoriclasse dei tempi moderni, ma che nei decenni ha sempre rappresentato l’estrosità la velocità l’imprevedibilità difficilmente riscontrabile in atleti più possenti.

Maradona però ha saputo scrivere due pagine parallele, che spesso si sono incrociate fino a confondersi. Serpentine imprevedibili sul filo sottilissimo di un equilibrio che sfociava in una danza davanti alla quale fermarsi ad ammirare. Il rovescio della medaglia è stato tutto il resto. E’ stato la Napoli che ha saputo e ha voluto chiudere gli occhi, ammaliata dai suoi giochi di prestigio, per dimenticare in novanta minuti quella storia che raccontava la speculazione camorristica di quella ricostruzione dal sisma del 1980 che, altra curiosa coincidenza, è stato ricordato qualche giorno fa e che è stato scritto sui libri con il nome Irpinia, ma che la città partenopea con tutte le sue contraddizioni ha vissuto in prima persona.

Maradona ha acceso la fantasia e il sogno infantile di milioni di ragazzini, non solo napoletani. Il legittimo desiderio di scrollarsi di dosso la povertà delle strade impolverate per calcare i palchi della notorietà come gesto di riscatto sociale. Un simbolo del sud che umilia il nord ricco ed operoso con le partite vinte quasi da solo contro le blasonate Juventus, Milan, Inter.

Successo da raggiungere ad ogni costo. Manipolando l’innocenza di un bambino che sognava di giocare ai Mondiali e di vincerli addirittura. Il sogno che diventa realtà, è proprio il caso di dirlo. La mente e l’onestà intellettuale ci riporta anche ad immagini che non avremmo mai voluto vedere. Sfarzosi festini e sputi in faccia a quella povertà che ha acceso gli stimoli del riscatto. Maradona è stato anche un emulo negativo perché il passaggio dall’umiltà delle case sgretolate di periferia argentina, o quelle sgarrupate dei vicoli ha un costo. Quello di macchiarsi di protagonismo senza il minimo scrupolo di influenzare nel peggiore dei modi generazioni di giovani a fantasticare un futuro migliore.

Questo scugnizzo che rimpiangeremo per sempre, nonostante tutto, era il re del mondo se questo mondo lo prendeva tra i piedi, facendolo scivolare sul ginocchio o volteggiare sulla testa. La morte, poi, come ebbe a dire un altro indimenticabile "napoletano" quale fu Totò, livella anche i giudizi e le remore. Due vite parallele come abbiamo visto, apparentemente. Vissute intensamente, forse troppo, ma che hanno toccato quella di miliardi di persone, illuse per un attimo che un calcio ad un pallone possa rendere diversa la vita. Per novanta minuti, migliore.


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