"A più di sette lustri dalla fondazione del GRECE (Gruppo di Ricerca e di Studi per la civiltà europea) il noto filosofo e saggista francese Alain de Benoist pubblica questo lavoro nel segno della memoria storica e dell’attualità del pensiero. De Benoist, motore ideologico di quel movimento che inizialmente in Francia, e poi in tutt’Europa, verrà definito Nouvelle Droite, si confronta con le nuove sfide lanciate dalla post-modernità. In un’epoca nella quale il concetto di Occidente muta completamente il suo significato e non è più in grado di riproporre modelli di sviluppo “a misura d’uomo”, si rende necessario ripensare il futuro, coscienti di un patrimonio storico e culturale che mantiene una sua validità ma che non può prescindere dalla nietzschiana trasvalutazione di tutti i valori e da una ineluttabile proiezione avanguardista nel XXI secolo. In questo senso, l’approccio metapolitico al mondialismo ed alla globalizzazione consente di interpretare questi fenomeni sulla scorta di quell’aristocratico distacco, di quella visione elitaria del mondo e della storia che, lungi dall’essere un paradosso, rappresenta l’unica in grado di ripensare il Popolo in qualità di soggetto politico e non più di mero oggetto delle decisioni prese nei consessi tecnocratici (FMI, Banca Mondiale, WTO, e finanche la Commissione Europa). (…)
Il XXI secolo si è aperto con grandi rivolgimenti nei settori più disparati. Ed il riferimento non può andare solamente all’esperienza della recente guerra in Iraq, certamente portatrice di radicali mutamenti negli assetti geopolitici mondiali, ma se intendiamo comprendere a fondo gli sviluppi futuri di un ecosistema di idee in continua evoluzione è necessario iniziare fin d’ora ad interrogarci su quali potranno essere le nuove sfide che ci vengono lanciate dalla postmodernità. Ed è esattamente in questa direzione che Alain de Benoist, distante dalla politique politicienne, si muove nel tentativo di dare forma e sostanza non solo alle critiche nei confronti dei “nuovi titani” ma soprattutto alle soluzioni, alle direzioni di marcia da intraprendere, se realmente si ritiene possibile una qualche re-azione all’avanzare del deserto nichilista al quale abbiamo fatto riferimento più sopra. (…)
L’ondata di nuove migrazioni dal Sud del pianeta verso il “ricco” Nord inoltre ripropone ancora con più vigore un altro concetto fondamentale nelle riflessioni di de Benoist: l’Identità. Identità, come riscoperta delle proprie origini e della coscienza di sé, riconoscimento delle differenze come difesa e valorizzazione non solo della propria identità ma anche di quella altrui, in aperta opposizione al tentativo del rullo compressore mondialista che tende a superare le differenze, annientandole. Uno schiacciasassi economico e culturale, un moloch annichilente ed omologante basato sul falso mito dei diritti dell’uomo, di un umanitarismo di facciata e dall’egalitarismo di maniera. L’esaltazione dei concetti di libertà e di democrazia, paradossali icone di quello che in realtà è un nuovo schiavismo economico e culturale non rappresentano che gli elementi più evidenti del male oscuro dell’Occidente. Anestetizzato e stordito dalle sirene consumiste, evirato dello spirito tradizionale è l’Occidente stesso a divenire altro da sé, a mutare geneticamente ed a brancolare nelle secche del nichilismo. Superare questa fase di evidente impasse, andare Oltre la Linea, diviene anche per de Benoist decisione imprescindibile, decisione da prendersi ripensando il mondo nell’era della post-moderntià e cogliendo le nuove sfide che ci vengono lanciate, smascherando la fandonia liberale e riproponendo un ideale di giustizia sociale e di convivenza comunitaria.
Necessaria comprensione dello Zeitgeist dunque, di quello spirito del tempo utile ad individuare “nuove strade” e compendio insostituibile per comprendere il reale pensiero dell’autore transalpino, contro quel luogocomunismo che lo vuole ingabbiare in rigide definizioni, troppo spesso etichette poste su scatole vuote, al fine di minimizzarne la portata o peggio ancora di alterarne la validità del pensiero.
L’epoca che stiamo attraversando è in estrema sostanza identificabile come un interregno. “Alla fine del crepuscolo – scrive de Benoist – arriva l’aurora”. È l’eterno ritorno dell’Identico, ma non dello stesso".
Daniele Lazzeri
www.opifice.it