Ci sono per le scuole private, per le armi, per istituire nuove ed inutili Province. Tutto passa nell’indifferenza generale mentre Veltroni è in Grecia a presentare un suo libro
Anche se, come dice Silvio Berlusconi, bisogna spargere ottimismo, i soldi non ci sono. E se non ci sono, è necessario tagliare. Principio basilare, ma non sempre. Ad esempio non si devono tagliare i fondi per le scuole private religiose, non si devono tagliare per le armi, non si devono tagliare per istituire nuove Province e in tanti altri settori dove le forze politiche speculano e mangiano a gran ganasce.
Cominciamo dalle scuole. In quelle pubbliche ci saranno tagli che colpiranno tutti, dai bimbi delle elementari ai ricercatori. Perderanno il posto più di 83 mila insegnanti. Eppure questo si può fare. Ma è bastato che il governo minacciasse un taglio di 134 milioni di euro al fondo per le scuole paritarie, che subito si è levata la critica delle gerarchie vaticane e di papa Benedetto XVI. Pochi minuti dopo, ecco la retromarcia del governo: “Possono dormire su quattro cuscini”, ha detto il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas. In realtà, i dirigenti vaticani è da tempo che dormono su quattro cuscini comodamente assistiti da tutti i governi che si sono succeduti dal 1945 ad oggi. Ricordate un certo Berlinguer, non Enrico, ma il cugino Luigi? Quel ministro dell’Istruzione che riteneva giusto finanziare le scuole private?
Anche oggi la pensano così i democratici tanto che la responsabile scuola del Pd, Maria Coscia, ha protestato perché “tra i 120 milioni reintegrati e i 134 originari ci sono 14 milioni di differenza”. Capito? Non perché la Costituzione non prevede “oneri per lo Stato”, ma perché il governo ha assicurato una cifra minore.
Il segretario Veltroni non dice nulla. Lui è in Grecia a presentare un suo libro. I greci saranno deliziati di tanto onore, ma resta il fatto dell’afasia di questo personaggio che non interviene mai sulle cose concrete tutto preso com’è a salvaguardare il suo potere dalle mire rutelliane-dalemiane. Eppure ce ne sarebbero di cose da dire. O meglio da fare. Ad esempio buttare fuori dal partito tutti gli amministratori inquisiti (Calabria, Campania, Toscana, Abruzzo) del Pd. Magari cominciando da Mille Chiodi Antonio Bassolino. Questo, però, non viene fatto e Bassolino, al massimo sarà castigato e finirà parlamentare europeo.
Non ci sono soldi, ma i fondi per le armi debbono esserci, anzi è meglio aumentarli. E così l’11 novembre 2008, il Parlamento ha approvato il rifinanziamento delle missioni militari all’estero per un totale di 1,8 miliardi di euro. Ma non c’è solo questo. Nella finanziaria in discussione, ci sono spese per il bilancio militare di oltre 213 miliardi di euro e si prevede che entro il 2011 saranno spesi 40 miliardi di euro. Per far che? Per acquistare navi da guerra, aerei, carri armati. Insomma, strumenti di offesa e non certo di difesa così come dice l’articolo 11 della nostra Costituzione sempre più bistrattata.
In Parlamento tutto ciò è passato con solo 15 astensioni e 1 voto contrario, per motivi di coscienza, da parte di un leghista. Gli altri hanno votato tutti a favore, alla faccia dell’articolo 11 e della marcia della pace Perugia-Assisi a cui partecipano, sempre, almeno per i primi due chilometri i parlamentari del Pd.
E veniamo alle Province. Una delle istituzioni più inutili che ci possa essere tanto che, sino a qualche anno fa, in modo bipartisan tutti erano per la loro abolizione. Invece, ora, in modo sempre bipartisan, hanno cambiato tutti idea. E così la prossima provincia sarà quella di Monza e Brianza e sarà il ricettacolo dei funzionari dei vari partiti in cerca di un posto tranquillo e ben remunerato, l’approdo finale dei cosiddetti “trombati”.
Ma quanto ci costerà? Per il funzionamento della sola macchina amministrativa, la spesa di una Provincia è attorno ai 100 milioni di euro all’anno. Per una nuova, come quella di Monza e Brianza questa cifra raddoppierà. Si è calcolato che tra il 2004 e il 2009 (data delle prime elezioni), la nuova Provincia costerà 220 milioni di euro.
Se vi può far piacere, sappiate che il capitalismo è in crisi. Ma mentre è in crisi continua ad accumulare ingenti profitti sottraendoli ai salari, cioè a quelli che quella ricchezza la producono. E qualche sera fa, un gruppo di questi capitalisti si sono trovati, a festeggiare, nei saloni di Villa Madama. Anfitrione Silvio Berlusconi che accoglieva all’entrata i soci coraggiosi di Cai. Non tutti, però. Alcuni sono già scappati ed Emma Marcegaglia ha un piede dentro e uno fuori. Al loro posto entrerà il gruppo Angelucci, ras delle cliniche private romane e padrone di giornali come Libero e Il Riformista. Uno dei fratelli, è stato anche inquisito e ha avuto gli arresti domiciliari.
Poca cosa. Va tutto bene ugualmente. Meglio non dire nulla e andare in Grecia a presentare libri.