Michele Vittimberga, General manager dell’Hotel Tirana International, di nazionalità italiana, è stato espulso dall’Albania e accompagnato alla frontiera lo scorso primo settembre. Ha scritto ad Albanianews denunciando irregolarità nel procedimento, minacce e tentativi di estorsione.
Che cosa le è accaduto?
Il 18 agosto ho ricevuto un’intimazione a lasciare il paese, seguita da un provvedimento di espulsione ed eseguito il primo settembre con accompagnamento alla frontiera.
Da quanto tempo si trovava a Tirana?
Dal 12 maggio di quest’anno.
Come è arrivato a Tirana e quali erano le sue mansioni?
Dopo varie esperienze in Sri Lanka, Kenia, Cuba, Repubblica Dominicana, Tunisia, Grecia, Spagna, desideravo un luogo più vicino alla Calabria, terra nativa. E’ stata una fortuna nel toccare tutti quei paesi in quanto hanno contribuito alla mia formazione professionale e personale. Dopo queste esperienze, la “Michael Page”, la più grande società al mondo di reclutamento di Top Manager dove sono iscritto, mi fece la proposta di fare un colloquio in Albania, al Tirana International Hotel. Accettai e mi assunsero subito dopo il primo colloquio. Fui assunto come Rappresentante Legale della società che gestisce il Tirana Hotel nonché General Manager, e cioè, la gestione totale sia operativa che esecutiva con 11 manager che coordinavano tutto il personale.
Chi è il proprietario di Hotel Tirana International?
E’ controllato da una società anonima composta da diversi azionisti, tutti albanesi.
Ha avuto difficoltà nella gestione?
L’incarico richiede la massima fiducia e serenità da trasmettere agli azionisti, ma dopo una fase iniziale di conoscenza le cose hanno cominciato a funzionare molto bene, aumento della produzione, aumento delle presenze, aumento dei rapporti con tour operator internazionali, miglioramento nelle prestazioni da parte del personale.
Poi cosa è successo?
Uno degli azionisti ha cominciato una battaglia contro la mia gestione, non voleva un General Manager straniero. In diverse occasioni mi sono trovato a dover produrre montagne di documenti dietro sue richieste, facendomi perdere la concentrazione verso il nostro primo obiettivo: la pura gestione. Lui voleva impedirmi di fare il mio lavoro per poi dire che sono incompetente. Per quanto riguarda la documentazione richiestami, voglio precisare che non era documentazione riguardante la mia gestione bensì quella degli anni precedenti e cioè a partire dal 2004 e fino al 2010. Potete ben capire che non è né facile né tanto meno mia responsabilità produrre tale documentazione in tempi dettati dall’azionista in questione.
Dopo questi continui episodi una serie di vicissitudini poco piacevoli si sono succeduti, prima con scritti dove mi minacciava platealmente di esaudire tutte le sue richieste altrimenti sarebbe andato a denunciarmi alla procura per occultamento di documenti, poi minacciandomi di chiedere alla giustizia il mio allontanamento dall’hotel, sostenendo che io fossi una minaccia economica per la gestione(non ho mai capito il significato, eppure faccio il General Manager).
Dopo qualche tempo ha dovuto demordere: nulla ha potuto legalmente contro di me, in quanto nulla di irregolare o illegale e’ stato possibile associare alla mia gestione. Pertanto ha cominciato a percorrere un’altra via, quella delle minacce fisiche. Una sera, verso le dieci, ho incontrato davanti all’ingresso due persone che mi hanno accompagnato nel parcheggio dell’hotel e mi hanno minacciato di morte puntandomi una pistola alla testa, intimandomi di dare le dimissioni.
A questo episodio sono seguiti altri, meno importanti ma sempre di tale rilevanza, fino a propormi di diventare amico del azionista in questione.
Che significa “diventare amico”?
Diventare amico di questo azionista voleva dire di svelare a lui e non al consiglio degli azionisti eventuali fantasie o azioni dubbie in modo da per poterli attaccare per qualche suo interesse. Ma io non potevo tradire la fiducia datami dalla società. Comunque non ho riscontrato irregolarità da parte degli altri azionisti, né morali né tanto meno materiali.
Le ha mai chiesto di produrre documentazione falsa?
A questa domanda risponderò a tempo debito, a chi di competenza.
E dopo?
Dopo il mio rifiuto, con il passare dei giorni le pressioni si facevano sempre più pesanti soprattutto quando l’azionista mi ha presentato un alto funzionario della polizia dove ironicamente mi disse: “questo sarà la soluzione al nostro problema”. Dopo qualche giorno mi chiedono se ci avevo ripensato. Al mio ennesimo rifiuto si presenta al hotel la polizia dell’immigrazione che mi invita a presentarmi, per notificarmi l’intimazione di lasciare l’Albania, seguito poi dal provvedimento dell’espulsione con accompagnamento alla frontiera.
Dopo l’allontanamento ha fatto qualche tentativo di tornare in Albania?
Diversi tentativi. Qualcuno si è offerto addirittura di aiutarmi, naturalmente non gratis. Mi sono state fatte richieste di denaro (tutte documentate) dove mi si chiedevano cifre che arrivavano a 50.000 euro. “Per gli amici” mi dicevano. Ho avuto persino la tentazione di accettare ma poi ci ho ripensato dicendomi: “non ho fatto nulla per meritare tutto ciò, e soprattutto nulla di illegale”.
Ma come riuscivano a contattarla?
Spesso attraverso mail, altre volte con contatti diretti in Macedonia o Montenegro dove dovevo essere raggiunto dai miei avvocati. Perché loro sapevano sempre dove stavo. A Gostivar una persona che mi aveva invitato a parlarmi conosceva persino la marca del wisky che bevevo in Tirana. Suppongo che qualche persona di fiducia dicesse a loro dove mi trovavo e le mie abitudini. Da questo momento in cui ho rifiutato la consegna del denaro mi hanno cominciato a fare una guerra contro, interminabile, minacce di non farmi più rientrare in Albania
I suoi legali cosa dicono?
Ho dovuto cambiarli diverse volte. Dopo avere fissato la parcella si presentavano con richieste di ingenti some di denaro, come se volessero sbarazzarsi del mio caso. Perché io non potevo dire di si. Consideriamo che in tutto questo arco di tempo si sono svolte diverse udienze (naturalmente in mia assenza) e tutte e quattro senza nessuna notizia e ed esito alcuno.
Sarebbe disposto a fare le stesse dichiarazioni davanti al giudice?
Ovviamente la mia intenzione e’ stata fino ad oggi quella di tacere tutto ciò a condizione che fosse limitato il danno economico nonché psicologico che mi stanno facendo ma ora si sta passando il limite umano. Sono disposto a fare nomi, cognomi, date, particolari, presentare testimoni, cifre chiestemi e per cosa, luoghi degli incontri, registro delle telefonate ricevute e cosi via.
Passiamo ora alla sua espulsione. Leggiamo sulla notifica che lei è stato espulso in quanto il suo soggiorno era diventato irregolare (legge “per gli stranieri” Nr.9959, del 17.7.2008 articolo 70). Aldilà delle sue dichiarazioni ci doveva essere almeno un pretesto?
Il pretesto lo hanno trovato. Avevo accumulato sei giorni di ritardo nella presentazione della richiesta per il permesso di soggiorno giacché avevo il passaporto in fase di rinnovo. Ma io non ho nulla contro la prima notifica giacché avrei esposto le mie ragioni dal giudice ma non mi hanno lasciato il tempo perchè un giorno prima dell’udienza la polizia si è presentata accompagnandomi alla frontiera. Non è stato preso in considerazione né il ricorso, né il limite di tempo di tre mesi previsto per lasciare il territorio albanese per i soggetti che hanno obblighi finanziari. (art 70 comma 4). Il giudice non ha potuto esprimersi perché io non ero presente in sala. Va detto anche che sono in possesso di un regolare permesso di lavoro che scade 29/06/2011. Il permesso di lavoro è un ulteriore documento , diverso dal permesso di soggiorno, necessario per coloro che soggiornano in Albania per lavoro.
Ha mai contattato il numero anticorruzione messo a disposizione dal governo?
E come no? Conservo tutti gli SMS inviati. Mai avuto risposta.
Ha cercato di contattare l’Ambasciata italiana?
Si, e debbo dire che il Capo Della Cancelleria Consolare, sta seguendo tutti i passaggi dovuti inerenti caso, ovviamente con tutte le difficoltà che incontra, e che sono dovuti alla mia assenza.
Ha mai denunciato questi fatti presso le autorità giudiziarie?
Da qui non so come fare. L’ho fatto in qualche modo attraverso le mail che ho scambiato con l’Ambasciata Italiana. Porterò tutta la documentazione al mio rientro. E lo farò anche presso gli organi della giustizia albanese.
Chi occupa ora il suo posto?
So che hanno assunto un direttore pro tempore in attesa del mio ritorno, e da quello che mi è stato comunicato, verrò in qualche modo ricollocato nello staff direttivo, anche perché non sono mai stato licenziato né formalmente sospeso dall’incarico.
Che cosa chiede alle autorità albanesi?
Di annullare il provvedimento, affinché io possa tornare per esporre le mie ragioni davanti al giudice e continuare in serenità la mia attività da manager.
Albanianews ha inviato una mail all’indirizzo ufficiale di Hotel Tirana International, per verificare se sono a conoscenza di ciò che dichiara il sig. Vittimberga. Ci ha risposto uno dei membri del consiglio degli azionisti, il quale valuta positivamente il lavoro svolto da Vittimberga, ma dichiara di non essere a conoscenza di alcuna pressione fatta da qualcuno degli azionisti della società. Dichiara inoltre che secondo il parere dell’avvocato della società l’espulsione non è stata regolare e che al rientro di Vittimberga gli sarà garantito un posto come Vice Manager Generale (con la stessa paga di prima), in quanto Vittimberga è stato sostituito nel suo ruolo per esigenze lavorative.
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