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Malattia Italia

"In Italia io non vedo alcuna politica ragionevole che sia praticamente attuabile. Per fare qualcosa di serio bisognerebbe cominciare a riformare radicalmente la burocrazia, che ormai è uno strumento marcio, il cancro che divora tutto il paese. [...] Non credo che si riesca ad immaginare a quale punto di dissoluzione dello Stato siamo arrivati in Italia"
di Redazione - martedì 22 aprile 2014 - 2874 letture

"In Italia io non vedo alcuna politica ragionevole che sia praticamente attuabile. Per fare qualcosa di serio bisognerebbe cominciare a riformare radicalmente la burocrazia, che ormai è uno strumento marcio, il cancro che divora tutto il paese. Ma una radicale riforma della burocrazia, con l’organizzazione dei partiti basata su [un sistema elettorale e politico frammentato], è impossibile. [Quest’ultimo] porta alla difesa di tutti gli interessi dei gruppi che hanno comunque una influenza politica contro gli interessi generali e al consolidamento delle posizioni privilegiate dei parassiti di tutte le classi e di tutti i colori.

Non credo che [si] riesca ad immaginare a quale punto di dissoluzione dello Stato siamo arrivati in Italia. Tutti pensano a farsi giustizia da sé e il governo non riconosce alcun diritto se non sotto la pressione della piazza o subendo i ricatti dei più prepotenti. [...] [Alcuni lavoratori] ottengono di essere pagati per far finta di lavorare in opere pubbliche improduttive; gli abitanti di una località che desiderano una fermata ferroviaria interrompono la circolazione dei treni; i [precari] occupano i ministeri finché non ottengono il diritto ad uno stipendio; tutti i generi [contraffatti] sono venduti liberamente sulle bancarelle per la strada e nessuno si meraviglia di vedere fra gli acquirenti dei poliziotti e dei carabinieri in divisa; ci sono fabbriche clandestine [...] che occupano centinaia di operai e i consigli comunali si dimettono se le guardie di finanza si muovono per farle chiudere; [...] nonostante le sentenze dei giudici i proprietari delle case non riescono a gettar fuori gli inquilini abusivi; ci sono delle regioni [...] in cui si ammazza la gente con più disinvoltura di quella con la quale si ammazzano i conigli. [Molti] funzionari [pubblici] rubano o cercano di farsi mettere in un punto di passaggio obbligato dove possono farsi pagare un pedaggio. Mi diceva ieri [...] che ormai con mille [euro] si riesce ad ottenere i più segreti documenti [di una Procura].

E in queste condizioni da tutte le parti si chiede che lo Stato pianifichi, calmieri, disciplini, controlli..."

Parole mie? Mi piacerebbe fosse così, ma non è così. Se non in minima parte. Di mio nella pagina che precede ci sono solo gli inserti fra parentesi quadre, che mi sono serviti, per omissione, sostituzione o aggiunta, ad attualizzare il testo nella misura minima necessaria. Quelle parole sono di Ernesto Rossi. Le scriveva nell’autunno del 1946 a Gaetano Salvemini, a cui era legato da un rapporto affettivo e intellettuale strettissimo e con cui intrecciava da due anni e mezzo una fitta corrispondenza transatlantica (Salvemini era allora negli Stati Uniti, all’Università di Harvard), dopo quindici anni di forzato distacco.


da: Controtempo : L’Italia nella crisi mondiale / Salvatore Rossi. - Roma-Bari : Laterza, 2009. - XV-187. - (Anticorpi ; 8). - ISBN: 9788842091417.



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