Qui puoi assistere ad un comizio della Cgil, spalla a spalla con Renzo Ulivieri, il noto allenatore di calcio e accorgerti che sei l’unico ad averlo visto. Qui puoi voltarti indietro e provare a scorgere dal fondo della piazza i sidecar nazisti nella notte di San Lorenzo...
Ti guardi intorno, inebetito, sentendoti estraneo a quella realtà e luogo, intriso di aspirate sboccate e una cultura di superiorità, che inevitabilmente, ti tocca subire. Perché il passato culturale della Toscana ti piomba addosso, quasi senza accorgetene. E va ben oltre i versi del sommo poeta, imparati a memoria o le macchine dello stupore di Leonardo.
Qui, l’avverti nelle parole che scambi con la gente. Nel distacco, che insaporisce il tono della voce, di queste persone che pesano le tue parole. Il tuo sarcasmo siciliano, difficile da accettare, a volte male interpretato. Guardato con sospetto e risposto con un mutismo che non vuole compromettersi.
Qui non è nord. Perché “a Milano, non ci vivrei mai”, ti senti dire. Ma non è neanche centro, perché “sti bucaioli romani, si credono chissà chi”. Ma con il nord, la Toscana ha in comune i cantieri edili, affollati di meridionali affamati di lavoro. E di extracomunitari. Ma con la capitale, la Toscana condivide la diffidenza e la superiorità. E gli appartamenti stipati dal sud del mondo.
Certe storie, te le senti raccontare in silenzio. Negli angoli delle strade. Te le sussurrano in dialetti imbastarditi, tra intercalare di ovvìa e maremma bucaiola. Sono storie strane, che non riesci a collimare con l’aria di snobismo che ti circonda. Sono storie di privazioni e a volte, di arroganza. Come quelle che abbiamo ascoltato il 1° maggio, a Empoli.
Ci siamo accodati alla manifestazione, tra palloncini inneggianti la salvaguardia della Costituzione e striscioni contro la legge 30. Ci siamo uniti, convinti di respirare l’aria delle proteste e dei riscatti sociali di una regione storicamente rossa. Ma il lavoro, la piaga italiana del XXI secolo, non ha risparmiato nessuno. Neanche qui.
Sandro, gelese quarantenne, è arrivato in Toscana dieci anni fa. La conosce quasi per intero, la Toscana. Grazie ai suoi lavori a tempo determinato tra Pistoia, Pisa e Livorno. Ha cominciato nel ’95 a bonificare carrozze ferroviarie dall’amianto. Quattro milioni al mese: uno e mezzo in busta, il resto in nero. Usava dei guanti da chirurgo ed una mascherina, quando se la ricordava. Lui e una cinquantina di paesani. Poi, una volta all’anno, una visita specialistica, per pulirsi la coscienza.
Dopo tre anni, a contratto scaduto, accettò un posto da elettricista al porto di Livorno. La ditta gli consigliò l’iscrizione alla Camera di Commercio e una partita IVA per lavorare con gli appalti. Ed evitare all’azienda di sborsare i soldi per i contributi INPS. Ma questo, il suo datore di lavoro dimenticò di dirglielo.
Sandro beneficiò pure di un condono prima di cambiare lavoro, ancora una volta. Adesso è operaio specializzato alla dipendenze di una S.r.l. di Pisa. Ha pure due figli da campare e 700 € d’affitto da pagare. Il contratto d’affitto non ce l’ha, ma il datore di lavoro, ogni mese gli fa firmare la busta paga: 1.500 € al netto degli assegni familiari, perché quelli se li intasca lui per coprire le spese. Ingenuamente, gli ho chiesto “perché non lo denunci?” Il sorrisetto sulla faccia di Sandro meritava più di una interpretazione.
Ci ha raggiunto Francesca. Infermiera professionista, si raccomanda a noi al fine di tenere nascosto il nome dell’ospedale. Noi manteniamo la promessa. Lei ci ricambia con una storia. Ci racconta di un incendio scoppiato in un reparto di nuova costruzione, di un corto circuito imprevisto qualche settimana dopo l’inaugurazione.
Francesca parla ed intanto penso alle firme di idoneità dell’impianto elettrico e a chi le ha poste sui documenti. Quasi mi sfuggono i particolari di questa strana vicenda di pazienti digiuni dalla mattina, in attesa di un intervento chirurgico. Di corse alle stanze d’origine e di nuove attese. E di nuove corse alle sale d’anestesia e di interventi programmati che non intralciassero i “programmi” del giorno dopo. E di ore di servizio straordinario, non previsto. E non ancora indennizzate.
Ci ha affiancato pure Lorenzo. Barman elegantissimo di un famosissimo hotel toscano. Sembra si sia portato in corteo una parte del lavoro e il suo abbigliamento raffinato non rimane inosservato. Ci chiarisce che prenderà servizio nel pomeriggio, perché il 1° Maggio “è la festa dei lavoratori”, ironizza.
Guadagna 1.100 € al mese e fortuna sua, abita ancora con i genitori. Una stanza da un affittacamere, può costare anche 400 €, 500 se vuoi il bagno in camera, ci informa. Ha lavorato con contratto a progetto per un anno e mezzo, poi gli hanno detto che se voleva un lavoro a tempo indeterminato, si doveva accontentare di un inquadramento a un livello inferiore. “Non ti preoccupare, continuerai a svolgere le stesse mansioni”, gli ha garantito il capo del personale. Lo stipendio era più alto prima, però, ma questo è solo un dettaglio. Poi, per ringraziarlo, gli hanno tolto pure il premio produzione perché il “padrone” con i condoni fiscali, è stato “costretto” ad aprire un altro albergo.
Però, Lorenzo è fortunato. E’ uno dei pochi che, in questi ultimi anni, può vantare un contratto di lavoro vero. Diciamo, normale. Lui non conosce l’elasticità e la precarietà, come molti suoi coetanei. Anche i dati sull’occupazione, in Toscana, appaiono incoraggianti. L’incremento occupazionali del 2005 fa ben sperare, ma qualcuno dal corteo ci suggerisce di monitorare i dati statistici con cadenza trimestrale. Questo ci permetterebbe di scovare i dati reali sui contratti a termine ed occasionali che, a seconda del periodo, incrementano la percentuale positiva.
Un dato allarmante ci viene segnalato da una ricerca promossa dalla Cisl sul lavoro nell’edilizia toscana. Centocinquemila operai edili e di questi, solo quarantunomila iscritti nelle casse edili, ci consegna una situazione allarmante, tale che, pensare di localizzare il fenomeno del lavoro nero solo nel sud Italia, appare anacronistico ed ipocrita.
Anche la Cgil, occupandosi del fenomeno, ha evidenziato che la Toscana è interessata dal lavoro nero, che trova il suo incremento nella stagione estiva, in occasione delle assunzioni “temporali” presso agriturismi, ristoranti ed hotel della regione. Un fenomeno poco controllabile, perché i veri protagonisti di questa piaga risultano essere le categorie poco professionali, quali lavapiatti o camerieri che, nella loro necessità di lavoro, trovano i motivi delle mancate denunce di questi compromessi ai sindacati.
Abbiamo raggiunto Piazza Duomo, dove il corteo ha lasciato spazio ai comizi. I discorsi sono stati preceduti dalla tromba del silenzio, in memoria dei militari caduti in Iraq. Un nugolo di palloncini con la scritta “W la Costituzione” ha invaso i cieli. Abbiamo lasciato la piazza indirizzati verso un bar, lasciandoci dietro le parole di speranza e i dubbi di chi ha paura che l’abolizione della legge 30, potrebbe dare un pretesto ai padroni per non assumere più. Ironia della leggi.
Tre caffè e un cappuccino, ordiniamo. E lo scontrino. Scusi, signora, lo scontrino...Signora, non ci sente? Lo scontrino...