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Macho Free Zone: corso di autodifesa femminile a Bologna


La sfida di Macho Free Zone è proprio quella di affrontare il problema della violenza non in termini di controllo sociale ma in termini di partecipazione agli spazi pubblici, di socialità e di rispetto delle differenze culturali e di orientamento sessuale...
giovedì 25 ottobre 2007, di Elisabetta Corsini - 1545 letture

Sfruttare a proprio vantaggio l’energia negativa espressa dall’ aggressore: è questo il trucco su cui si basa il corso di autodifesa femminile organizzato dalle associazioni ComunicAttive e Sexy Shock nell’ ambito del progetto Macho Free Zone. Il ciclo di lezioni, cominciato il 20 ottobre, si tiene tutti sabati alle ore 15.00 presso il centro sportivo Bruno Corticelli in via Zoni 2 e si concluderà intorno alla metà di gennaio, è sostenuto dal quartiere Porto ed è gratuito (esclusa l’assicurazione sportiva, a carico delle partecipanti, del costo di circa 10 euro).

Il corso è tenuto da istruttori e istruttrici del Budokan Institute che applicano il "metodo globale di autodifesa" (MGA): l’ obiettivo non è quello di utlizzare la forza nè di opporre violenza a violenza, ma piuttosto di familiarizzare con alcune semplici tecniche, sia fisiche che psicologiche, e di imparare a gestire eventuali aggressioni o situazioni di forte insicurezza. E’ per questo che al corso possono partecipare donne di tutte le età, giovani e meno giovani, indipendentemente dalla loro prestanza fisica.

Al centro del progetto ci sono le donne, non più viste come soggetti passivi a rischio di violenza, ma come soggetti attivi e responsabili, che non ci stanno ad essere vittime da proteggere, che reagiscono e si difendono: "Le donne devono vivere la città - spiega Elisa Coco di ComunicAttive - perchè più stanno in casa e più la città è insicura per tutte". Il progetto Macho Free Zone è contro ogni soluzione securitaria rivolta alla violenza sulle donne, che sia basata sul controllo del territorio e sulla protezione maschile: "Militarizzare la città non serve - continua Elisa - occorrono invece più luoghi di socializzazione e partecipazione sia per i giovani che per gli anziani: i luoghi frequentati e illuminati anche nelle ore notturne rendono le strade e i quartieri più vivibili e sicuri. All’ interno del nostro percorso, poi, il concetto di protagonismo delle donne è molto importante: per smontare il meccanismo della paura e dell’ insicurezza, è necessario che lo donne si ribellino e rivendichino il diritto di uscire senza condizioni nè coprifuochi".

La sfida di Macho Free Zone è proprio quella di affrontare il problema della violenza non in termini di controllo sociale ma in termini di partecipazione agli spazi pubblici, di socialità e di rispetto delle differenze culturali e di orientamento sessuale, con particolare importanza data al concetto di empowerment, inteso come acquisizione di poteri e di controllo sulla propria vita.

"Il corso di autodifesa si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che stiamo portando avanti da tempo - conclude Elisa - quest’ anno abbiamo effettuato una sorta di inchiesta rivolta alle donne chiedendo che ci indicassero quali sono i luoghi che percepiscono più a rischio nei loro quartieri e nella città. Raccogliendo questi dati abbiamo effettuato una mappatura del territorio con un quadro più preciso delle zone considerate meno sicure dalle stesse donne. E’ proprio dalla rivitalizzazione di questi luoghi che bisogna partire per rendere la città più sicura e fruibile da tutti".

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