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Ma non è affatto una pandemia

di Sergej - sabato 7 novembre 2020 - 462 letture

Una epidemia selettiva (dunque, non una pandemia) che uccide solo quelle fasce di popolazione che sono ritenute improduttive. Una reiettemia, epidemia dei reietti del sistema: uccide gli anziani, quelli con patologie “pregresse” che gravano sui bilanci dello Stato e/o delle famiglie. Una grande livellatrice sociale, la morte, eguale per tutti: la reiettemia invece agisce eliminando i più deboli, favorendo in questo modo coloro che sono parte attiva del Sistema. Un Sistema che divora la natura, basato sulla produzione e sullo sfruttamento a tutti i costi.

Dunque la reiettemia invece di dare una calmata al Sistema, magari facendo rivedere alcuni meccanismi negativi, che porterebbero il sistema stesso alla débâcle - la paventata (per chi ne fa parte e crede che sia l’unico sistema possibile) morte per autodistruzione del sistema capitalistico - porta a incentivare i processi (distruttivi e negativi) del Sistema stesso: “non si può fermare la produzione solo perché i pezzenti muoiono”, dicono gli estremisti (Confindustria?).

Negli anni Settanta del Novecento si sarebbe detto: "questa è una malattia di classe". Salvo poi ricordarsi che qualsiasi malattia ha sempre una forte componente "di classe", nel senso che "da sempre" le malattie tendono a colpire le fasce sociali più deboli, e i corpi più deboli. Nel ’48 ciò che descrive Boccaccio è un gruppo sociale agiato di giovani che per agiatezza e tempo disponibile possono permettersi il lusso di fuggire fuori dalla città in cui imperversa la peste e stabilirsi in campagna. La terribilità della "spagnola" nel 1918 era che colpiva giovani e adulti vigorosi, rompendo il patto "naturale" che utilizzava la malattia per sfoltire i ranghi meno produttivi delle società - i virologi d’oggi, studiando la spagnola ipotizzano che il virus provocasse una risposta immunologica tanto più forte quanto più forte era l’organismo -. La spagnola è stata, tra le epidemie conosciute, una eccezione (e come tale ha segnato la memoria storica delle popolazioni).

Il problema oggi, dell’attuale situazione epidemiologica è che il virus osa far andare in tilt il sistema (impreparato e ridotto al lumicino dai tagli del neoliberismo) ospedaliero: appena si saturano i pochi letti a disposizioni nei reparti a terapia intensiva, si dovrà procedere alla decimazione [1]: scegliere chi intubare e chi no.

Alcune frasi estrapolate fuori dal contesto di uno dei tanti servitori del Sistema [2] candidamente dice quello che ampi strati sociali dominanti dicono: se i reietti muoiono meglio per tutti: meno risorse sprecate per costoro, meno tempo perso dalle famiglie appresso a genitori vecchi e morenti ecc_. Abbiamo realizzato la distopia del capitalismo, la perfetta macchina della morte dell’umanità a favore del ciclo continuo della produzione - e queste reiettemia ci dà l’occasione per smettere ogni infingimento, calare la maschera, lasciar perdere con i vecchi sentimentalismi sociali (o socialisti).

Viva il Sistema, lunga vita al Sistema, e che poveri malati e anziani vadano a farsi fottere. Amen.


Questo articolo nasce da un articolo pubblicato sul Lancet, che spiega come l’attuale situazione non debba chiamarsi epidemia ma sindemia.

«Ci sono due categorie di malattie in circolazione al momento: insieme al Covid-19, abbiamo una serie di patologie croniche non trasmissibili (MNT). Entrambe colpiscono determinati gruppi e settori della società».

E deve molto a The Lancet: Covid-19 non è una pandemia, ma una sindemia di Edmondo Peralta.


[1] Il termine deriva dalla Grande Guerra, la punizione per i reparti che non riuscivano a conquistare gli obiettivi stabiliti dai Comandi militari: di ogni reparto, a caso, si prendeva uno su dieci e lo si fucilava.

[2] L’ex giornalista berlusconiano, ora presidente della regione Liguria, Giovanni Toti


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