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Ma l’onda avanza, di generazione in generazione

di Victor Kusak - giovedì 14 giugno 2018 - 943 letture

Ci provammo la prima volta. Con i sacchi a pelo nelle università a scrivere sui muri: “L’immaginazione al potere”. Ci mandarono contro i nostri genitori e i carabinieri, e poi eravamo appena laureati. Tutto durò l’onda di un centimetro sulla spiaggia.

La seconda volta ci riprovammo, una nuova generazione. Cademmo nell’inganno di quelli che dicevamo che dovevamo essere puri e duri, che la p38 era la risposta al potere delle bombe e degli eccidi. Scendemmo per le strade e dalle camionette ci spararono addosso. Alcuni risposero, altri tornarono a casa. Chi ci aveva ingannati prese i posti di chi dominava poco prima. Tutto durò lo spazio d’onda di un metro sulla spiaggia.

La terza volta ci riprovammo che sembrava che tutto il vecchio mondo fosse crollato, consunto dall’avidità e della corruzione. C’erano i giudici, i partiti sembrano squagliarsi al sole. Quella volta decidemmo di fare un partito che non dovesse più fidarsi dei vecchi partiti, lo chiamammo Rete e dal nostro giornale tuonavamo contro i corrotti e contro i compromessi. Respirammo per un mese, per la prima volta, la libertà. Prima che loro si riprendessero le anime dannate dei nostri zii e dei nostri cugini. Ancora qualche metro, l’onda sulla spiaggia.

E’ come se all’interno della società italica ci fosse una forza carsica, un magma che ribolle e che non viene espresso. Che la superficie ha tutto l’interesse a ricacciare indietro.

Hanno provato a fermarci con il terrorismo e con la repressione del terrorismo, con la mafia, con l’inflazione e eliminando i diritti del lavoro. Hanno provato a fermarci in tutti i modi. "Bomba o non bomba, arriveremo a Roma?".

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Noi portammo un milione di persone a protestare contro Berlusconi e loro facevano accordi con Berlusconi. Noi vincevamo i referendum per i beni pubblici e loro si vendevano l’acqua e l’aria. Noi scendevamo in piazza per la pace e loro bombardavano il Kossovo. Su una spiaggia c’è il corpo di un bambino [1]. Lo abbiamo dimenticato. Abbiamo perso il contro delle generazioni che ci hanno provato. No, grazie, non avrete mai più il nostro cuore.

Ogni volta è stata l’onda che avanza sulla spiaggia. Ogni volta un centimetro più avanti. Una nuova generazione. Prima di essere rigettati indietro.

La quarta volta andammo ancora più avanti, fin dentro il Governo - quasi. Pur di arrivarci abbiamo fatto un patto con il diavolo, non sappiamo più neppure di che colore sia la nostra anima, di che colore sia ormai il nostro cuore. Due ragazzi sono morti in mare, abbracciati [2]. L’onda è avanzata ancora, probabilmente saremo ancora una volta rigettati. Ma l’onda non si fermerà, noi non ci fermeremo. Dovrà passare ancora un’altra generazione, noi torneremo su quella spiaggia e avanzeremo ancora - di qualche metro.


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