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Ma cosa è potere, cosa è popolo...?

di Sergej - lunedì 8 gennaio 2018 - 2280 letture

C’è uno spettro che, shakespearianamente non ha mai abbandonato l’Europa e che di tanto in tanto fa capolino, fa da spauracchio per chi riveste una qualche carica pubblica. E dato che "le idee di rivolta non sono mai morte", nonostante qualcuno abbia buttato la bandiera rossa nel fosso (come cantava Pietrangeli), tornano carsicamente alla ribalta due concetti "antichi" e controversi come tutti i concetti stratificati dalle ere politiche: sto parlando di "popolo" e di "potere".

Nel numero dell’1 ottobre 1968 (mezzo secolo fa) di "Servire il popolo", scriveva Aldo Brandirali:

" Il partito marxista-leninista è al servizio del popolo, è il partito del proletariato che porta al popolo le proposte rivoluzionarie del proletariato per la soluzione dei suoi problemi. La direzione della lotta rivoluzionaria è nelle mani della classe proletaria, ma la causa per cui si combatte è la causa di tutto il popolo, escluso il pugno di ricchi sfruttatori del popolo e la schiera dei suoi servitori [...]. È compito del partito marxista-leninista far sì che la linea rivoluzionaria proletaria sia applicata correttamente, in modo che corrisponda agli interessi generali della causa del popolo [...]. Servire il popolo, cioè portare ai suoi elementi coscienti la linea di massa, fatta di idee giuste, giuste forme organizzative, giuste incitazioni alla lotta, perché venga trasmessa in tutto il popolo, affinché sia il popolo stesso, nella sua immensa creatività, a realizzare la trasformazione della società nel modo indicato dalla linea rivoluzionaria proletaria".

Da Servire il Popolo (1968) a Potere al Popolo (2017-2018...). Sono poco interessato al linguaggio già allora stravecchio di quei gruppi della sinistra extra-parlamentare tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta del secolo scorso in Italia. Può essere marginalmente interessante la sopravvivenza di questo vecchio linguaggio negli anni successivi, fino ad alcuni gruppi marginali esistenti: segno che esiste un fenomeno di resistenza politica e culturale; e che l’allungamento della durata della vita nelle società occidentali agevola queste permanenze. Attraverso l’acqua sporca del vecchio linguaggio si porta il bambino, l’esigenza di difendere le classi minoritarie e sfruttate della società.

Ciò che era avvertibile allora, e ciò che oggi si avverte di allora, era "la posizione". Esisteva un gruppo di professionisti della politica, di militanti, che in virtù dei loro studi, della loro consapevolezza politica (che ritenevano di possedere anche grazie all’uso di quel linguaggio) e della reciproca frequentazione, costituivano un gruppo di élite (una "avanguardia" si diceva allora) che indicava al resto del popolo metodi e linee d’azione politica. Come è andata a finire la cosa possiamo saperlo (non lo sapevamo allora, i giochi allora erano ancora aperti, non "necessariamente" le cose potevano andare così come sono andate; anche se per molti di quei militanti, che avevano una concezione "scientista" della politica, le cose "necessariamente" sono andate così). Ci sono stati quelli che sono rientrati nei ranghi dalla fronda borghese a cui appartenevano, quelli che hanno continuato da testimoni una vita politicamente marginale, qualcuno si è venduto qualcun altro è morto... Il "popolo" cui si rivolgevano è rimasto tutto sommato sordo a quei loro appelli, volantini, riviste, agitazioni ecc_.

Il nodo del potere e del popolo ritorna dopo mezzo secolo, perché è un nodo irrisolto. Un "problema" su cui si basa la struttura stessa della società. E’ il problema della "base" comunista rispetto al vecchio PCI; ed è il problema della proletarizzazione che ha subito la classe borghese rispetto alla crisi economica in atto. Ed è qui, mi sembra, che cambia "la posizione" tra un Servire il Popolo, e Potere al Popolo. In PAP non è un gruppo d’élite, staccato dal resto del popolo, che ha l’ambizione di indicare una politica; in PAP sono i figli della crisi economica, gli eredi della borghesia scompaginata e che non serve più al potere. Il popolo dei precari e degli studenti, che esiste in ogni famiglia dato che tutte le famiglie oggi sono interessate da precariato e marginalità. La crisi è stata la grande livellatrice che rischia di unire il popolo. E quando un popolo si unisce...

Il problema rimane il "luogo" della politica. Lo strumento da usare per dare corpo alla forza politica. L’assemblearismo è una scelta concreta? Finora PAP si è basato sulle "assemblee" autoconvocate. Persino i meetup del Movimento 5 Stelle sembrano forme almeno nominalmente più avanzate della forma-assemblea. Una forma che può funzionare nello stadio iniziale, larvale, di una formazione politica e che non ha mai funzionato nei mesi successivi. Sul "luogo" della politica si gioca molto dell’essenza della nuova/vecchia formazione politica. Ciò che fu deflagrante nel 1917 in Russia non fu tanto il partitismo/movimentismo di menscevichi e bolscevichi, quanto l’esistenza del soviet come luogo politico e autodirettivo. E’ attraverso il luogo della politica che un movimento prende la direzione della sua autoaffermazione o dell’estinzione. Si pensi ai limiti presto manifesti dell’assemblearismo studentesco degli anni post-1968, che portarono allo sfaldamento di quelle esperienze di autogestione. Di quanto facile sia dirigere una assemblea e portarla là dove si vuole da parte di una élite organizzata. E su questo il mestiere dei servizi segreti è sempre operativo, proprio a partire dagli anni Settanta in poi.

L’assemblea di Napoli che ha fatto nascere PAP ha visto la compattezza del fronte movimentalista della Sinistra. Vogliamo sperare che non sia il solito coagularsi in vista delle elezioni politiche. Nel sistema politico "americanizzato" che ci è stato dato, la politica si fa viva solo quando ci sono le elezioni: una cosa che il Meridione conosce bene, dato che solo per le elezioni già prima i politici degli anni Cinquanta si ricordavano degli elettori e passavano per le case promettendo panettoni e dentiere. La Sinistra in questi decenni le ha provate in tutti i modi. Alcuni ricordano i girotondi di Moretti; altri la mina Ingroia; con il Movimento Cinque stelle si è provato a superare il vecchiume destra/sinistra che il potere è tanto bravo a usare per dividere, a creare un nuovo quadro politico. La difficoltà del tentativo sta anche nella qualità di una classe politica che non la si inventa dall’oggi al domani, la qualità di amministratori competenti e preparati per i quali servirebbero scuole e anni di studio. Con PAP si tratta di avere una rappresentanza. L’elettorato a cui si rivolge PAP non è quello del PD (che è stato responsabile, D’Alema in testa, dell’eccidio della sinistra parlamentare nel nostro Paese: ma proprio questo mostra quanto debole e mal basata fosse quella sinistra parlamentare), semmai prende voti tra indecisi, non rappresentati. Coloro appunto che sono stati marginalizzati dalla crisi, hanno perso o non hanno più la possibilità di poter accedere alla sicurezza economica di classe: diritto all’istruzione, diritto al lavoro, diritto a una vita pacifica e onesta, diritto a una vecchiaia tranquilla. Su questi diritti reali il nostro Paese si gioca la propria esistenza di Stato e di nazione.



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