La Sicilia attrae solo lo 0,66 % degli investimenti stranieri in Italia! Altro che presunta centralità dell’isola in riferimento al sistema Mar Mediterraneo!
Il dato è allarmante. La Sicilia attrae solo lo 0,66 % degli investimenti stranieri in Italia. In termini monetari 0,66 centesimi di euro su 100. Un nulla. Anzi il nulla. L’ennesimo segnale negativo del deserto economico in cui si trova impantanata l’isola una volta chiamata Trinacria.
Perché un dato così pessimo? Nella terra di Pirandello le ragioni possono essere “una”, “nessuna” o “centomila”. C’è davvero l’imbarazzo della scelta. E il rischio è quello di non affrontare il nodo strutturale che sta alla base della tematica “investimenti stranieri”. Vedete il nodo strutturale è sotto gli occhi di tutti quanti noi. Forse solo la nostra cecità ci ha impedito di notare l’evidenza. Eppure non si deve compiere uno sforzo sovraumano per capire.
Avete presente la carta geografica? Bene… Appuntate la vostra attenzione su una riguardante il Mar Mediterraneo. Vi accorgerete di una verità lapalissiana. La Sicilia – udite! – si trova proprio al centro del succitato mare. Possibile che non ce ne siamo accorti prima? Diciamo all’indomani della Seconda Guerra Mondiale? Eppure la verità giaceva e giace da millenni sotto i nostri occhi. La Sicilia rappresenta il centro di quel prezioso scrigno storico e geopolitico denominato “Mar Mediterraneo”.
Da questa dimenticanza – vogliamo definirla in siffatto modo? – discendono tutti i mali che attanagliano la Sicilia. Doveva essere un progetto prima culturale, piuttosto che politico, a rivendicare di sfruttare appieno il dono che le divinità ci hanno offerto su un piatto d’argento. Siamo stati sbadati? Oppure ci siamo fregati da soli credendoci intelligenti? Personalmente propendo per la seconda ipotesi. Se avessimo saputo cogliere il succitato dono, la Sicilia sarebbe di certo ben differente dallo spettrale deserto che è ai giorni nostri.
Ritorniamo alla carta geografica… Si nota, subito, che la Sicilia è equidistante fra l’Atlantico e l’Asia Minore. Lo stesso di può dire in riferimento alla sua posizione di ponte naturale fra l’Europa e l’Africa. Quanti benefici avremmo potuto ricevere da tale invidiabile collocazione geografica! Non avendo compreso appieno tale verità, in apparenza semplice, ci siamo preclusi innumerevoli chance di concreto e reale sviluppo economico. Io ho due fisse. La politica economica e il territorio. Spesso ne ho parlato in precedenti articoli pubblicati su Giro di Vite. Orbene, in Sicilia è mancata proprio la politica economica e il territorio. In che senso?
La Sicilia avrebbe potuto diventare la più importante piattaforma logistica di distribuzione merci del mondo proprio a causa della sua posizione. Infatti, quasi per paradosso, nell’era della globalizzazione il Mar Mediterraneo ha assunto una rilevanza piuttosto consistente in seno ai commerci mondiali. Oramai quasi un 20 % delle merci distribuite nel mondo passa in questa area geopolitica. Sarebbe bastato creare un sistema hub intermodale efficiente e funzionale in grado di attrarre tali flussi commerciali. Ciò non è stato fatto relegando la portualità siciliana, ad esempio, in posizioni di non eccellenza. Basti pensare che il tiraggio medio standard delle porta container è di 15 metri. I porti siciliani non rispettano per lo più questo standard internazionale! Le conseguenze in termini di fatturato fiscale, di creazione d’impresa e di occupazione sono del tutto evidenti. Ma il tutto si deve scontrare con una politica per nulla portata ad essere strumento di agevolazione di scelte economiche. Anzi, spesso, le ostacola per questioni di mero e basso tornaconto personale.
Il territorio significa soprattutto turismo. Quello siciliano è uno scrigno inestimabile di beni architettonici, paesaggistici e monumentali. Era, la nostra terra, il luogo prescelto per il c.d. “Grand Tour”. La Sicilia era l’isola del sogno…della cultura ecco. Invece di “sfruttare” positivamente questo enorme giacimento naturale si è preferito oltraggiarlo ospitando industrie pericolose per l’ambiente e saccheggiando il territorio con un abusivismo al dir poco irritante. E i signori continuano a parlare di turismo. A parole. Rispetto al 2009 si è registrato una flessione di presenze del 21 % con il conseguente licenziamento di ben 10.000 addetti! Pensate che appena il 30 % delle stanze è attiva nel corso dell’anno, mentre un 70 % registra nessuna presenza. Bei risultati. Davvero. Il turismo, come tante altre tematiche, viene utilizzata solo per scopi elettoralistici e per dar a mangiare a schiere di presunti esperti del settore. La Sicilia per il semplice fatto di essere centrale alle vie di comunicazioni internazionali e dotata di un territorio dall’incredibile possanza avrebbe potuto rivendicare – a pieno titolo – la sua leadership a prima destinazione turistica del mondo. Invece, per l’anno corrente, la prima destinazione è…l’Albania!
In sintesi, perché mai investitori stranieri dovrebbero venire qui da noi visto che non sappiamo porre in giusto rilievo i nostri tesori? E colpa loro? Oppure, nostra? Ciò rappresenta un altro tassello della non-politica che ha governato la Sicilia dall’alba dello Statuto Autonomista ai giorni nostri. Punto centrale di un reale federalismo siciliano è da essere il riposizionare la Sicilia al centro del mondo. Oggi siamo soltanto una periferia sonnacchiosa e parassitaria.