In occasione del secondo anniversario della promulgazione della Legge
generale sull’accesso delle donne a una vita libera dalla violenza,
entrata in vigore il 1° febbraio 2007, Amnesty International ha denunciato che il provvedimento non ha prodotto alcun risultato nella maggior parte dei 32 stati messicani.
Riceviamo e pubblichiamo.
L’organizzazione per i diritti umani ha esaminato l’applicazione dei piu’
rilevanti requisiti della legge da parte dei singoli stati (per il
dettaglio: www.amnesty.org ), denunciando
che:
nonostante siano trascorsi due anni dalla sua entrata in vigore, due
stati (Guanajuato e Oaxaca) non hanno ancora approvato la legge;
solo cinque stati hanno istituito, come richiesto, meccanismi di
attuazione, indispensabili per l’applicazione della legge;
solo 20 stati hanno istituito organi di coordinamento per pervenire la
violenza contro le donne; peraltro, queste strutture non hanno mai reso
pubblici i risultati raggiunti ne’ le strategie adottate per conseguirli;
solo due nuovi centri antiviolenza (nello stato di Durango e in quello
di Sonora) sono stati costruiti, nonostante la legge lo richieda
espressamente a tutti gli stati. Secondo le informazioni ricevute da
Amnesty International, in tutto il Messico sono in funzione solo 60
centri, diretti dalle autorita’ statali o da organizzazioni di volontariato, un numero del tutto inadeguato rispetto alla richiesta di protezione delle vittime di violenza.
“Siamo di fronte a un’evidente e deplorevole assenza d’impegno a livello
statale, che mette a rischio la vita di migliaia di donne” – ha commentato Kerrie Howard, vicedirettrice del Programma Americhe di Amnesty International.
Le organizzazioni femminili in stati quali Chihuahua, Chiapas, Morelos e
Sonora hanno denunciato gli alti livelli di violenza contro le donne e l’assenza di azioni incisive, da parte delle amministrazioni statali, per
prevenire e punire questa violenza.
Amnesty International ritiene essenziale creare e applicare protocolli
d’indagine penale che consentano a pubblici ministeri, forze di polizia e
personale specializzato di agire efficacemente a seguito di denunce di
violenza. Questi protocolli dovrebbero comprendere programmi di protezione per garantire la vita delle denuncianti e dei loro familiari.
“Il governo centrale, tramite il programma Inmujeres, ha dato priorita’
all’armonizzazione della legislazione statale con le norme federali e
internazionali. Un passo certamente necessario, ma deve rimanere chiaro che l’introduzione di misure a livello statale per migliorare l’accesso alla giustizia e la sicurezza delle donne, e’ stata carente se non del tutto assente” – ha sottolineato Howard.
“Se anche i requisiti minimi di una legislazione federale non vengono
attuati a livello statale, il suo testo rimane lettera morta. Le donne
messicane meritano ben altro. Tutte le autorita’, a ogni livello, hanno
il dovere d’intraprendere ogni azione necessaria per garantire che la
violenza sulle donne venga affrontata in modo efficace” – ha concluso
Howard.