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Lunga intervista all’avvocato Papandrea sulla legge 40 e la sentenza del Tar del Lazio


Per fortuna che in Italia esiste un forte e radicato associazionismo di base che supporta, non di poco e in maniera essenziale, la crescita morale e giuridica del nostro paese. Un esempio su tutti è rappresentato dalla meritoria attività svolta dall’Associazione Culturale Hera
mercoledì 26 marzo 2008, di Emanuele G. - 825 letture

L’Italia è uno strano paese che si dice cristiano, ma dove non esistono reali politiche di aiuto alla famiglia. La risposta non può essere rappresentata dai c.d. “distretti sociosanitari” oppure dagli infami limiti di reddito per ottenere la somministrazione di servizi rivolti alla famiglia. Per non parlare delle squallide graduatorie per avere una casa popolare. Pensate che l’Ungheria spende di più in termini di Pil per la famiglia rispetto all’Italia. La situazione sarebbe ancora meno rosea se non esistesse un fitto network di associazioni che si battono su differenti versanti per attenzionare il legislatore e i cittadini sull’importanza essenziale di una vera politica della famiglia. Politica che deve essere a tutto tondo, cioé dal momento del concepimento al momento dell’addio. Ecco perché noi di Giro di Vite accogliamo con estremo favore l’attività dell’Associazione Culturale Hera. Associazione con sede a Catania che si occupa di molte tematiche assolutamente scottanti come la procreazione assistita oppure il testamento biologico. Argomenti delicati e che necessitano di un reale coinvolgimento dei cittadini.

Cos’è esattamente la legge n. 40?

La Legge 40/2004 è la fonte normativa che disciplina la procreazione medicalmente assistita cioè a dire quelle tecniche sanitarie che aiutano le coppie con problemi di salute riproduttiva ad avere dei figli. La tutela della salute riproduttiva, la cui necessità si avverte oggi con maggiore forza, anche a causa del crescente tasso di sterilità ed infertilità dovuto a cause sociali, oltreché di natura patologica, va ricompresa nel più generale principio di tutela della salute (32 Cost.) e la sua salvaguardia rientra fra i diritti costituzionalmente garantiti.

Quali le ragioni del ricorso al Tar del Lazio?

Il ricorso al T.A.R. del Lazio riguardava le linee guida della Legge 40 ossia il decreto attuativo emanato dall’allora Ministro della salute Girolamo Sirchia. Il ricorso era fondato sul fatto che tale decreto pur essendo una norma di rango inferiore (regolamentare) derogava in senso peggiorativo le prescrizioni già molto severe imposte dalla legge 40. In particolare riguardava la diagnosi pre-impianto che è una tecnica utilizzata per accertare già prima del trasferimento in utero dell’embrione creato in vitro se, questo, sia affetto da gravi malattie genetiche o anomalie cromosomiche. Si tratta di una tecnica che viene utilizzata per evitare un futuro aborto e che era stata sostanzialmente impedita dalle linee guida. Tali linee guida imponevano al medico di eseguire solo l’osservazione al microscopio che evidentemente non consente l’individuazione delle gravi anomalie sopraindicate. La limitazione aveva conseguenze particolarmente gravi, anche nel nostro territorio apprezzabili, poichè una malattia genetica gravissima come la talassemia è malattia endemica sicchè esiste un numero enorme di portatori sani e di malati.

Cosa significa "eccesso di potere"?

L’eccesso di potere è un vizio riferito ai provvedimenti amministrativi che si verifica allorché un’amministrazione utilizza male un proprio potere o eccedendo dai limiti imposti a tale potere oppure indirizzandolo a finalità diverse da quelle per il quale il potere è stato conferito. Nel caso delle linee guida, come detto sopra, l’eccesso di potere è consistito nell’entrare nella sfera riservata al legislatore emanando norme in contrasto con la legge 40 in quella parte relativa all’imposizione del limite dell’analisi osservazionale non previsto dalla legge che anzi riconosce il diritto della coppia di conoscere lo stato di salute dell’embrione (art. 14 comma 5 L. 40/2004).

Gradirei avere maggiori informazioni sulla c.d. "diagnosi genetica preimpianto".

La diagnosi genetica pre-impianto è una tecnica utilizzata sin dagl’inizi degli anni ’90. Essa consente, esaminando una o due cellule prelevate dall’embrione quando è allo stato di sei/otto cellule (morula), di verificare la sussistenza di variazioni genetiche o anomalie cromosomiche specificamente indicate dai genitori. In proposito va detto che le malattie genetiche si trasmettono ereditariamente così come la maggior parte delle anomalie cromosomiche sicchè i genitori affetti dalla malattia o portatori sani hanno alte percentualità di rischio di trasmissione. Percentuali che variano a seconda della patologia; alcune malattie genetiche particolarmente gravi (es: talassemia major, fibrosi cistica, malattia di Huntington, emofilia, distrofia muscolare, ecc..) portano ad un’attesa di vita molto ridotta accompagnata da gravissime sofferenze e dalla necessità di cure invasive (trasfusioni, interventi chirurgici, etc.). Gran parte delle anomalie cromosomiche sono invece incompatibili con la vita; in tali casi si istaura la gravidanza che viene poi seguita da un aborto spontaneo o in casi più rari dalla morte del bambino subito dopo la nascita. Altre anomalie cromosomiche portano alla nascita di bambini malformati e in alcuni casi comportano seri rischi per la salute della madre (la formazione della cosiddetta mola vescicolare). Normalmente tali malattie vengono verificate con le indagini prenatali (villocentesi, amniocentesi) e nella maggior parte dei casi portano all’interruzione di gravidanza. La diagnosi pre-impianto viene utilizzata come strumento antiabortivo consentendo di evitare l’interruzione terapeutica della gravidanza oltre ai rischi e alle ripercussioni anche psicologiche che questa comporta. La diagnosi genetica preimpianto è effettuata anche per accertare la predisposizione a sviluppare determinati tipi di tumori ed è applicata anche alla tipizzazione dell’istocompatibilità, che serve a identificare i donatori adatti ai trapianti di cellule staminali.

Quali gli effetti pratici di tale sentenza?

Con la sentenza del T.A.R. del Lazio si riapre la possibilità per i medici di eseguire le diagnosi anche se permane l’obbligo di legge dell’unico e contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti che di fatto impedisce di utilizzare tale tecnica per le finalità prima descritte.

Non credete che il dibattito attorno ai diritti civili sia fin troppo ideologizzato?

I diritti civili dovrebbero essere il fondamento della nostra società essendo la naturale conseguenza dell’applicazione dell’art. 2 della nostra Costituzione, in particolare la loro più alta forma di realizzazione è quella che consente all’individuo ampia liberta di scelta nei limiti delle pari prerogative riconosciute agli altri cittadini. Oggi tale libertà di scelta è molto compressa dalla forte ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche e da una classe politica che spesso non riesce ad emanciparsi da una vera e propria sudditanza nei confronti di queste. Ciò impedisce nel nostro Paese la piena realizzazione di diritti fondamentali poiché si impongono scelte ideologiche o confessionalmente orientate frustrando il diritto all’autodeterminazione da parte dei cittadini. Ritengo che questo non sia un dibattito ideologizzato trattandosi invece del fondamento del diritto di cittadinanza. Tra l’altro inserire nel nostro ordinamento come principi fondamentali gli anticorpi della laicità dello Stato garantirà a tutti l’esercizio delle libertà fondamentali dell’individuo anche nell’ipotesi di stravolgimenti del tessuto sociale che vedano prevalere confessioni religiose o indirizzi politici o filosofici oggi minoritari.

Le leggi non dovrebbero aiutare gli uomini e le donne a vivere meglio?

Le leggi troppo spesso sono il frutto di compromessi politici o ideologici e finiscono per frustrare questa prerogativa perdendo di vista la soddisfazione degli interessi anche primari del cittadino. Questo è un effetto della crisi della democrazia rappresentativa. La legge 40, interpretata coi limiti introdotti dalle linee guida, ha decisamente peggiorato la qualità di vita delle coppie con problemi di fertilità. Il fenomeno del cosiddetto turismo procreativo – evidenziato da un recente studio della Commissione Europea - nasce proprio da questo vizio: molte coppie italiane dalla data di entrata in vigore delle linee guida hanno preferito recarsi in cliniche estere per praticare la fecondazione in vitro con analisi genetica preimpianto. In paesi come la Turchia, la Spagna o il Libano molte coppie italiane, affrontando spese, molte volte proibitive, si sottopongono a trattamenti sanitari in condizioni tali da non poter contare su un parere medico affidabile e devono talvolta scontrarsi con un altro sistema sanitario e un’altra lingua, circostanza che li pone in una condizione di particolare vulnerabilità . Del resto i segnali dai quali si comprende che non tutto nella attuazione della L. 40 ha agito nel senso del miglioramento della qualità di vita sono emersi nel corso della Relazione del Ministro Livia Turco nel luglio 2007 dove è evidenziato che dalla data di entrata in vigore della legge si è registrata una “diminuzione delle percentuali di gravidanze, con conseguente diminuzione di bambini nati” oltre a un aumento dei parti plurigemellari e un aumento degli aborti spontanei e indotti.

Non c’è in Italia una reale mancanza di politiche verso la famiglia?

Si, è così. Senz’altro mancano politiche di sostegno particolarmente al sud siamo privi di quelle strutture fondamentali come gli asili nido, le mense scolastiche, le scuole a tempo pieno che in una società come la nostra che prevede il lavoro di entrambi i coniugi consentirebbero una maggiore serenità nella crescita dei figli.

Non è pericoloso regimentare le tematiche afferenti al concepimento della vita e allo status giuridico del feto?

In una società che ha conosciuto progressi della medicina prima impensabili anche con queste tematiche, e non solo con queste (si pensi ai temi legati alle scelte di fine vita) il diritto e la politica devono confrontarsi. È chiaro che in temi di questo tipo la legge migliore sarà quella che darà maggior spazio all’autodeterminazione dell’individuo altrimenti si rischia di imporre scelte ideologiche comprimendo le libertà e diritti fondamentali.

Come difendere realmente il valore/diritto alla vita?

Il diritto alla vita si difende in primo luogo con politiche di sostegno alle famiglie e poi valorizzando le scelte di genitorialità non comprimendo comunque il diritto all’autodeterminazione da parte dei genitori.

Associazione Culturale Hera

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