Un magistrale saggio che disegna in modo mirabile la storia del genere umano a partire dal momento in cui iniziarono le prime migrazioni dall’Africa verso il resto del mondo.
Il Prof. Cavalli-.Sforza, nato a Genova nel 1922, è uno dei più importanti genetisti viventi. Ha dedicato tutta la sua vita a definire un affascinante progetto. Ovverossia quello riguardante la mappatura dei geni umani. Primo passo – fondamentale – teso alla definizione della base della vita stessa del genere umano: geni-popoli-lingue. Il saggio che mi appresto a recensire si occupa proprio di questa tricotomia che costituisce il fondamento della presenza dell’uomo sulla terra. “Geni, Popoli e Lingue” è la traduzione dal francese (titolo originale: “Gènes, Peuples et Langues”) di una serie di lezioni che il Prof. Cavalli-Sforza tenne al Collège de France chiamato dal Prof. Jacques Ruffiè.
Potrete capire dal titolo che la sfida assume i connotati di un’impresa alquanto titanica. Non è facile discutere di tali tematiche dovendole sintetizzare. Si rischia di tralasciare dettagli importanti oppure di rendere poco chiari alcuni passaggi. Invece no. Il Prof. Cavalli-Sforza è riuscito con rarissima maestria a redigere un saggio che ha la capacità di essere rigorosamente scientifico e allo stesso tempo provvisto di caratteri di sintesi fuori dall’ordinario. Ma con un atout in più. Un linguaggio discorsivo, narrante, piano e che ammalia non poco il lettore.
Il primo passo è stato quello di mappare i geni umani al fine di ottenerne le informazioni più importanti. Senza questa prima fase propedeutica non è assolutamente possibile andare oltre. Infatti, è in questa fase che si definiscono i caratteri e le caratteristiche precipue dei geni umani. Il passo successivo è quello di capire più a fondo le distanze genetiche e le distanze geografiche fra le razze in modo da coglierne gli aspetti similari e dissimili.
Infine, partendo dallo studio dei geni e delle razze si delinea il modo con cui si sono divise. E’ il momento in cui l’uomo ha iniziato a emigrare dall’Africa per colonizzare il resto del nostro pianeta. In tale fase sono nate le lingue in quanto originate dalla divisione del genere umano in razze e dalla differenziazione del baglio di esperienze accumulate nel tempo. Certamente non è facile per me spiegare la facondia scientifica del Prof. Cavalli-Sforza. Dovete considerare “Geni, Popoli e Lingue” a guisa di una Cappella Sistina delle conoscenze che noi abbiamo in materia dell’evoluzione genetica della specie umana e della sua storia.
L’insegnamento del saggio è che la base della vita è la differenza. Sempre e comunque. La vita stessa è costruita non attraverso le simiglianze. Bensì sulle diversità genetiche, razziali e linguistiche. Non ci sarebbe vita se tutto si uniformizzasse a canoni uguali validi sotto ogni latitudine e longintudine. Se si studia la vita ci si accorge subito che il creato è frutto della biodiversità. Ogni cosa ha sempre un dettaglio che la pone assimetricamente rispetto all’insieme e all’ordine delle cose.
L’essenza della vita è dunque la differenza. E’ il continuo dialogo fra cose dissimili. La lettura del saggio “Geni, Popoli e Lingue” è vivamente consigliata a chi crede che il razzismo sia un imperativo categorico. Il Prof. Cavalli-Sforza smantella da par suo un concetto – quello del razzismo – che ha poche basi. Anzi dal punto di vista scientifico non ne ha.
Luigi Luca Cavalli-Sforza “Geni, Popoli e Lingue” (Adelphi)
3 gennaio 2012, di :
Matteo Veronesi
Ottima sintesi. Sul rapporto fra genetica e linguistica, e sulla monogenesi di lingue e popoli, mi permetto di segnalare questo mio scritto:
http://www.trickster.lettere.unipd.it/doku.php?id=lingue_future:veronesi_monogenesi