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Luciana la figiciotta e il momento cruciale del Novecento


Susanna Nicchiarelli alla sua opera prima, conquista già un premio a Venezia. Il film è "Cosmonauta", che ci offre un senso di incompiutezza di quello che era il sogno comunista, tra la cagnetta Laika e le imprese di Gagarin.
mercoledì 28 ottobre 2009, di Orazio Leotta - 437 letture

Opera prima per la trentatreenne Susanna Nicchiarelli. Il film racconta le inquietudini e gli ardori giovanili, politici e non, della giovanissima Luciana (Miriana Raschillà). Comunista, come lo era il padre, ormai deceduto, si fa subito conoscere perché scappa a nove anni dalla chiesa mentre era in corso la funzione della prima comunione. Sostenuta dal fratello, un po’ tonto e con problemi legati all’epilessia, ce la ritroviamo poco dopo nella sezione della Fgci, attivista convinta, in un ambiente con tanti maschi e pochissime donne.

Ribelle, indipendente, in perenne contrasto col nuovo marito della madre, che lei etichetta subito come “fascista”, perde la testa per il ragazzo più carino della sezione e a seguito delle liti che nascono da questo labile rapporto, in quanto il ragazzo si barcamena tra due storie contemporaneamente, lei perde la possibilità di recarsi in viaggio premio in Unione sovietica a rappresentare le giovani comuniste.

Atmosfere anni ’60, vedere per credere, le acconciature e l’abbigliamento di Claudia Pandolfi, nei panni della mamma dei due giovani comunisti; la cagnetta Laika è appena stata nello spazio con lo Sputnik, poi è toccato a Gagarin e tutte queste imprese sovietiche costituiscono il vanto ed anche fonte di svago e di gioco dei due ragazzi, specie per il fratello Arturo, appassionatissimo di imprese spaziali ed in perenne verifica e comparazione dei progressi in questo campo tra sovietici e americani.

La nostalgia è il tema dominante ed un rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Il film ci offre un senso di incompiutezza di quello che era il sogno comunista, come una sorta di autocritica ed un invito a leggere bene la storia per non ripetere gli errori del passato.

Premiato a Venezia nella sezione “Controcampo italiano” con la seguente motivazione: per aver saputo raccontare attraverso gli occhi di un’adolescente un momento cruciale del Novecento.

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