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Lucia, i colori della vita

Regia di Giovanni De Pasquale. Con Lucia Lucà Trombetta, Alessandro Arena, Angela Cundrò, Vincenzo Fratantonio, Nunzia Lo Presti, Salvatore Scarpulla. Soggetto di Felicia Grillo e Giovanni De Pasquale.
di Orazio Leotta - mercoledì 14 aprile 2010 - 4279 letture

Un’opera tutta messinese, il primo lungometraggio di Giovanni De Pasquale. Prodotto dalla Global Future Production Films s.a.s. col patrocinio del Comune di Messina, il film girato fra Messina, Milazzo e Lipari, è incentrato sulla figura di Lucia, la convincente Lucia Lucà Trombetta, che stanca di una relazione sentimentale ormai alla frutta, vive come in un sogno una relazione virtuale con un ragazzo il quale rappresenta la persona che forse lei avrebbe voluto al posto del suo reale fidanzato.

Le storie, quella vera e quella virtuale, proseguono parallele fino ad intrecciarsi sul finale. A far da contorno alle vicende di Lucia due storie di omosessualità, una al femminile, un rapporto costruttivo, propositivo, deciso, l’altra al maschile, più tendente al quieto vivere e molto attenta al giudizio esterno.

L’uomo, nel senso di maschio, esce da questo film con le ossa rotte, dipinto come mammone, insicuro, più attento alla play station che ad avere atteggiamenti da vero leader, pieno di dubbi, bigotto, scortese e saggio solo nel fare di tutto per non cambiare nulla.

Gli attori, tutti locali, la maggior parte alla prima esperienza, non sempre si rivelano all’altezza, con qualche piacevole positiva eccezione, vedi il proprietario del negozio di scarpe o la collega di lavoro di Lucia ( Stefania Pecora), ma tutto ruota attorno al personaggio centrale, ovvero Lucia, bella, una vaga somiglianza a Claudia Pandolfi, una che come si dice in gergo, buca lo schermo.

Tutte le volte che il film divaga altrove, come nelle sequenze finali davanti l’ospizio, c’è una perdita di tono, di ritmo, di vivacità. Buoni i testi, i dialoghi e apprezzabile la sceneggiatura. Un po’ approssimative le tecniche di ripresa. Domenico e Giuseppe Lanza, giovani musicisti, diplomati al conservatorio cittadino, hanno curato un’appropriata colonna sonora.

Non molto curato l’aspetto onirico del film, apprezzabile solo nelle sequenze finali, quando la protagonista si immagina incinta in una corsia d’ospedale o quando pensa e ripensa dando le spalle al mare, fino a cedere il passo alla realtà, quando Lucia va a far visita in una stanza d’ospedale (vero, stavolta) a quello che fino a quel momento era il suo uomo nei sogni e che ora giace in fin di vita a seguito di un incidente del quale la stessa Lucia ne era stata causa involontaria. L’opera, della durata di novanta minuti, è stata realizzata senza interventi economici istituzionali.


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