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Lo Stato degli uomini minimi. Paolo Borsellino quindici anni fa


Era domenica. Doveva essere profumata l’aria di Palermo. Zagara e salsedine, l’aria immota e immutabile di un afoso pomeriggio siciliano di luglio. L’aria immota e immutabile...
sabato 21 luglio 2007, di ritaiacobucci - 1150 letture

Domenica. Era domenica. Doveva essere profumata l’aria di Palermo. Zagara e salsedine, l’aria immota e immutabile di un afoso pomeriggio siciliano di luglio. L’aria immota e immutabile di una città ripiombata nel cuore della sua storia, morte e veleni, e verità invisibili, sfacciate e nascoste. Pronte all’uso di chi ne avesse bisogno. L’aria irrespirabile di una Sicilia che aveva perduto Giovanni Falcone. E sua moglie. E chi lo proteggeva. L’aria dei padroni dell’isola che alzavano la testa e colpivano diritto. Colpivano facile. Ammazzando gli uomini che lo Stato aveva abbandonato.

Eppure era profumata l’aria di Palermo anche in via D’Amelio.

Perché la natura con la Sicilia è stata generosa, le ha donato una bellezza disperata e disperante. Uno spirito "altro", cucito addosso come una maschera che non riesci più a gettar via. Una delle maschere di Pirandello.

E Paolo Borsellino lo sapeva, nel silenzio della sua vita dalla parte giusta, lavoro e sacrificio. Intelligenza e signorilità. Lo sapeva, che dopo Falcone sarebbe toccato a lui. Forse, non aveva immaginato l’affronto intollerabile di un figlio massacrato sotto la casa di sua madre. O forse si. A Ninni Cassarà, capo della squadra mobile della Questura di Palermo, era toccato di essere crivellato di colpi sotto gli occhi della giovane moglie affacciata al balcone di casa, felice del ritorno dell’uomo che amava, come le persone normali. Ma in Sicilia uno sbirro, giudice o carabiniere che sia, non è persona normale. Neanche la morte che gli viene assegnata può essere dignitosa.

Quindici anni. Il tempo di ripartire. Il tempo di trovare gli esecutori della strage di via D’Amelio, chili di tritolo per il giudice Borsellino e la sua scorta, e condannarli.

Quindici anni. Non sono bastati per trovare i mandanti. Certo, la mafia. Ma qui si parla di coloro che nel film hanno una partecipazione speciale, non dei protagonisti principali.

Di quelli che hanno premuto il telecomando che ha innescato l’esplosione.

Di quelli che hanno fatto sparire l’agenda di Borsellino, l’agenda rossa, dalla sua borsa, mentre lui era in terra che moriva. Qualcuno è entrato nella macchina l’ha presa e portata via. Quindici anni e ti dicono che forse è stato un poliziotto, forse per ordine dei servizi segreti, forse deviati.

Forse deviati.

Quindici anni. E tanti bambini a Palermo alla commemorazione. Quei bambini, il 19 luglio del 1992, mentre io crescevo e con me la rabbia di capire che la mia tensione morale era più grande di quella di molte istituzioni e dei loro rappresentanti, non erano ancora neanche nella mente dei loro futuri genitori. Non c’era la gente comune, i palermitani, leggiamo nelle cronache. E questo forse è un segnale.

Forse invece è un invito a riflettere su cosa siamo stati in questi quindici anni, in quali mani abbiamo consegnato le nostre vite. Nelle mani giuste, suggerisce, dal titolo, a contrario, l’ultimo libro di Giancarlo De Cataldo, lucido e spietato. Una fotografia verosimile della storia recente. Le stragi del 1992 e quelle del 1998, attribuite alla mafia, anch’esse senza registi. De Cataldo lo ha scritto con i contenuti del romanzo e l’autorevolezza del linguaggio del giudice che scrive le sentenze. È un libro che scuote, innesca il ragionamento. È un libro necessario perchè serve a porre domande. E se fosse stato davvero così? Lo Stato e l’antistato che si incontrano in un luogo indefinito, perché immanente. L’accordo scellerato da proporre alla mafia che sembrava più forte delle istituzioni, replica di chissà quanti altri compromessi.

E in mezzo gli uomini, le donne, che interpretano se stessi. E vivono e muoiono a seconda del loro grado di accettazione delle regole, squallide e inaccettabili, delle ragioni di Stato, che tutto coprono. Ustica, Brescia, le bombe a Roma, a Firenze, a Milano, ma anche Borsellino. Solo alcuni esempi. Il fango che riemerge ciclicamente dal rimescolarsi della nostra storia repubblicana è così evidente nelle cronache recenti che non c’è bisogno di farne altri.

Resta ancora però, quel profumo. Ancora si sente dal 19 luglio del 1992. Arriva dalle azioni di tutti gli uomini come Borsellino e Falcone, uomini di Stato, uomini che non si voltano. È il fresco profumo della libertà. Che spazza via il puzzo maleodorante del compromesso morale.

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Stragi di Mafia o di Stato..., o di entrambi???
31 luglio 2007, di : Luigi Iovino |||||| Sito Web: LA MAFIA oltre la MAFIA

La MAFIA oltre la MAFIA Omaggio a Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Mauro de Mauro (Cugino di mia madre) e a tutti i caduti di mafia...

Paolo Borsellino, prima di essere ucciso, stava indagando sulla MAFIA oltre la mafia..., sul livello più alto..., stava toccando livelli insospettabili...;

...

La mafia oltre la mafia non bacia i santini... non ha rituali col sangue... non spara... demanda...

e ci gode...

La mafia oltre la mafia è pianta maligna che alligna gramigna nei pensieri dell’uomo...

e lo corrompe...

La mafia oltre la mafia non porta coppole, non grida, non...

La mafia oltre la mafia è l’omertà, l’omissione, è il non esserci quando DEVI ESSERCI... è il non fare quando DEVI FARE...

e lo fanno molto bene...

e il non spazzare se sei spazzino... è il non dare il documento se sei impiegato pubblico... è il nascondere il VERO se sei un giornalista... e il non adoperarti se sei un politico... è il non arrestare se sei Carabiniere... è il non emettere sentenze se sei giudice...

e molte attività non si fanno...

La mafia oltre la mafia è pianta gramigna che attecchisce violenta nelle pubbliche amministrazioni...

e fiorisce dappertutto...

La mafia oltre la mafia è lì..., nei posti di POTERE... dove decidere, o meglio il NON DECIDERE... vale più di godere...

e hanno orgasmi infiniti...

Oddio...,

con un pò di fantasia avrebbero potuto mettersi un dito nel culo... guardando dei porno...

Ma hanno scelto la mafia...

Qualcuno ha un diserbante efficace???

...

LUIGI IOVINO

VIVA LA LIBERTA’, SEMPRE!!!

AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA...
31 luglio 2007, di : Luigi Iovino |||||| Sito Web: NEGAZIONE DI GIUSTIZIA

LETTERA APERTA Al dott. FRANCESCO FORGIONE

Gent.mo sig Presidente,

Chi Le scrive è Luigi Iovino, nato a Napoli il 06/12/54 C.F: VNILGU54T06F839A, figlio di Iovino Carlo (Orfano per causa di ANTIFASCISMO) e di una cugina di Mauro De Mauro, giornalista scomparso, vittima di eventi che si sono prodotti è in una zona grigia tra la Mafia e poteri occulti antagonisti di uno stato che li ospita e li foraggia. da sempre.

Attualmente sono senza fissa dimora, con la mia famiglia…, anche se dai documenti risulto essere domiciliato in Via Strettola 22, 80013, Casalnuovo di Napoli (NA); La condizione mia, di mia moglie e tre figli di cui uno ancora minorenne, è stata determinata da una FRODE PROCESSUALE e da una conseguente ESTORSIONE che vede implicati alcuni dipendenti del ministero della giustizia, all’epoca dei fatti presso il Tribunale di Napoli e altri incaricati in veste di C.T.U. e di alcuni avvocati (tra cui esprimo il legittimo sospetto anche sull’operato dei mio avvocato civilista, con studio in Napoli, che mi ha seguito in un arbitrato e poi in 1° grado), amministratori e tecnci del Comune di Casalnuovo di Napoli, esponenti della Curia Arcivescovile di Napoli ed imprenditori e tecnici a loro collegati.

In effetti realizzarono, con l’aiuto di notai compiacenti, e banche, una mega-truffa ai danni dello Stato e di privati cittadini, ancora in corso, seppure da tempo denunciata dal sottoscritto con tanto di documenti comprovanti gli illeciti.

Lei dovrebbe già conoscere la mia storia, per avere io preso parte alla “3 giorni contro tutte le MAFIE” che si è tenuta a Roma nel 2006, da Lei presieduta… e per le oramai tante proteste, anche su giornali e televisioni locali, poste in opera. Dal mio Blog www.luigiiovino.it potrà comunque recuperare ogni ragguaglio ed ogni documento sulla compromissione di interi apparati della pubblica amministrazione di Casalnuovo di Napoli nella vicenda che riguarda ABUSI EDILIZI e promiscuità tra enti religiosi, imprenditori in odore di massoneria e criminalità locale, di cui ancora si tenta di celare la vera natura per ovviare ad uno scandalo enorme, sconvolgente, mentre si tiene la mia famiglia priva dei suoi diritti civili e costituzionali, pervenendo a tale sopruso a mezzo di altri reati, coperti da una rete di connivenza inimmaginabile tra politica, magistratura e poteri istituzionali, sottomessi o deviati…!!!

Scrivo a Lei, in quanto presidente di una commissione preposta alla tutela dei cittadini è che La vede fautore di accordi di collaborazione per la lotta alla commistione tra poteri mafiosi / pubbliche amministrazioni, logge pseudo massoniche, e centri affaristico criminali;

Scrivo a Lei anche come autore di testi che ben descrivono, quasi in contemporanea con la evoluzione, della mia storia, la promiscuità il degrado, il sordido groviglio di interessi che tiene prigioniero il diritto ed opprime la ragione...!!!

Non VI è infatti un altro scenario per descrivere cosa sta accadendo alla mia famiglia.

Nel Suo libro “Oltre la Cupola” lei trattò di Massoneria, Mafia, Politica…, tutti ingredianti che hanno condito e stanno condendo gli eventi in corso nella mia vicenda (la Sua esposizione è sconvolgente la dove disvela come lo Stato abbia cambiato natura, si sia ritirato, lasciando emergere un modo d’organizzazione dell’insieme dei poteri pubblici che perdendo i caratteri della legalità si allineano sull’accettazione di comportamenti illegali divenuti la norma fondante della società.

Ecco, è proprio questo che io stò vivendo, da anni..., e che testimonio attraverso il mio Blog..., come in un racconto Kafckiano, il rivolgermi alle autorità e non trovarle..., ovvero nò!!!, ci sono (apparentemente...) ma non rispondono alle loro funzioni... (quelle istituzionali...), quindi non ci sono..., ma sono là..., e non permettono ad altri di occuparne il posto e farle funzionare...;

La sparizione dei confini tra Stato e Antistato, tra diritto e crimine è evidente nella vicenda attuale, e non conclusa, di cui è vittima la mia famiglia…

La occupazione di posti di potere è oppressiva.., a Napoli più che in altri posti..., da togliere il fiato..., al punto da lasciare a chi vi ci sbatte solo l’alternativa di togliersi la vita..., o denunciare...;

Io ho scelto la seconda..., per dare valore alla mia vita, disposto anche a diventare MARTIRE, se necessario, DENUNCIARE per non piegare la testa di fronte agli occupanti..., per sedermi ancora a capotavola con i miei figli e poterli guardare negli occhi.

Un solo rammarico, se non saranno dei "Buoni cittadini" non potrò biasimarli...!!!

Scrivo all’autore di “ Amici come prima”, storie di mafia e politica, di presidenti di regione, sindaci, imprenditori, banchieri, deputati, scambi di favori e spartizioni di appalti.

Storie di acqua, di rifiuti e di cemento, vicende del tutto simili agli illeciti attualmente oggetto del procedimento giudiziario 45579/04 R.G.N.R Del Tribunale di Napoli che i giudici non riescono a portare all’incriminazione degli indagati nonostante siano certi e documentati i reati e le connivenze fornite anche in ambiti giudiziari.

Un puzzle che i giudici non riescono a comporre nonostante che le tessere siano numerate e ben disposte, su un ripano comodo e confortevole quasi che chi le DEVE COMPORRE ha paura di metterle insieme...

Quale che sarà la Sua risposta Le auguro nell’interesse del popolo italiano che sia coerente con le responsabilità che Le derivano dal Suo mandato.

31/07/07 LUIGI IOVINO

Lo Stato degli uomini minimi. Paolo Borsellino quindici anni fa
16 agosto 2007

Sono anni ormai che la mafia ha messo da parte la lupara e si è messa la cravatta, andando in giro con tanto di PC portatile, cellulare e carta di credito.

Se continuiamo a coltivare il mito della mafia tradizionale, rischiamo di non capire più nulla.

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