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Live report: Uzeda e Shellac live a Catania

Il concerto è stato evento da ricordare, a Catania di queste sonorità non se ne ascolta ogni giorno. Pubblico delle grandi occasioni e Mercati Generali assolutamente sold-out. Live report e galleria fotografica del concerto

di Tano Rizza - mercoledì 7 giugno 2006 - 5628 letture

La constatazione che tutti facevano durante il concerto di Uzeda e Schellac era univoca: è gente seria quella che suona stasera. Ed è stato un concerto serio, robusto, potente. Su palco due tra le band più apprezzate dal panorama internazionale noise, e non hanno deluso.

Il concerto è stato evento da ricordare perche a Catania di queste sonorità non se ne ascolta ogni giorno. Pubblico delle grandi occasioni e Mercati Generali assolutamente sold-out, come non si vedeva da tempo. Due ore e mezza di musica suonata con passione, di casse tirate al massimo e di ottimo spettacolo.

Per spirito di ospitalità iniziano i catanesi Uzeda. Suono pesante e chiaro. Cominciamo con alcuni brani prelevati dal loro repertorio storico, sopratutto da Different Section Wires, ma per la maggior parte del loro live hanno presentato i pezzi che andranno a comporre il loro nuovo lavoro discografico, in uscita il 22 Agosto. Ed è qualità, pura esplosone sonora, puro rock. Nuovi brani che sembrano ancor più arrabbiati e incisivi dei loro precedenti, se questo è possibile. Giovanna, voce degli Uzeda, non si risparmia. Riesce a stare, come sua consuetudine, dietro il muro di suono prodotto dagli strumenti, a tratti li sovrasta. Urla, si sbraccia, si lascia trascinare e trascina, con l’occhio puntato sempre su Agostino Tilotta. Agostino suona in modo accademico, pulito e rabbioso. La sua chitarra e il motore trainate degli Uzeda, punto di riferimento di tutta la band. A testa bassa, sempre attento a dare la giusta sterzata al suono, che risuluta tagliente.

Shellac. E’ emozionante vedere dal vivo questo trio. Conoscendo le loro potenzialità l’attesa era alta. Cominciano subito forte, a modo loro, alzando un suono che resta come sospeso per poi svilupparsi in un progress continuo di sonorità che, senza poi farsi tanto attendere, esplodono. Ripercorrono la loro carriera sonora e i pezzi più richiesti, ad uno ad uno, si fanno vivi. Lo spazio concerti all’aperto dei Mercati Generali sembra, di colpo, troppo piccolo per accogliere i presenti. Gli Shellac, veterani di concerti ad alto potenziale distruttivo, se ne accorgono e propongono alla sicurity di appoggiare le transenne al palco, altrimenti sarebbero crollate sotto la spinta del pogo. Esperienza. Ed infatti accade, le transenne si inclinano pericolosamente, ma non succede nulla, grazie ai consigli degli Shellac.

La band esprime tutta la loro potenza a devastante. Il concerto è di quelli pesanti, di quelli che non avrebbero sfigurato neppure negli States. E’ difficile far riviver l’atmosfera di un live di questo spessore. Il trio sfodera il suo repertorio, pezzi infiniti, tirati al limite, chitarra a tratti metallicha, parole, suoni, pause. E poi di nuovo, suoni dalle atmosfere interrote, poi riprese e poi portate all’esasperazione. I pezzi sono eseguiti con una precisione disarmante, dinamiche perfette. Le corde della chitarra di Albini stridono ferocemente, il basso e cupo è avvolegente, la batteria massacrata. Notevoli.


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