Lisa dagli occhi blu. Anzi no

Una storia di corvi, salami e Confindustria
di Adriano Todaro - mercoledì 5 settembre 2018 - 1782 letture

Il tormentone estivo dell’era Giurassica 1969, la canzone cantata da Mario Tessuto, non c’entra nulla anche perché la Lisa di cui vi voglio parlare oggi, non ha gli occhi blu. Voi, però, dovete fare uno sforzo e seguirmi nel mio ragionamento che, lo ammetto, è un po’ frastagliato, se non peggio. Come al solito.

Allora, forza, cominciamo a dire che dovete cercare di essere moderni, aperti alle esperienze tecnologiche, dovete mettervi in testa che contratti di lavoro, articolo 18, scioperi, vertenze ecc. sono tutti retaggi del passato Novecento. Oggi queste cose non contano. Si può lavorare diversamente, anzi si può far lavorare gli altri. E così ci sbarazziamo, forse per sempre, di quei fannulloni degli operai che pretendono anche di essere pagati.

Un’esperienza interessante per superare questo stato di cose viene dalla Francia dove in un parco a tema storico, Puy de Fou, nella Vandea (Loira), per raccogliere mozziconi di sigaretta e altri piccoli rifiuti, invece di assumere giovinastri, magari stranieri, con poca voglia di lavorare, hanno addestrato sei corvi i quali planano sul rifiuto, lo prendono con il becco e lo portano in una speciale macchina e questa, in cambio, immediatamente, porge il cibo che i corvi ingoiano.

Pensate come cambia il modo di lavorare! I corvi costano poco, non scioperano, non fanno i giorni di riposo, le ferie, la malattia. Sarebbe la manna anche per i nostri padroni. A raccogliere pomodori, invece che gli africani, ci mettiamo, chessò, le scimmie e via di questo passo. Sarebbe una proposta sensata che potrebbe fare addirittura il nostro vicepremier Salvini. Uno che di lavoro se ne intende, considerato che non ha mai lavorato.

Certo, in questo momento, la Confraternita dei padroni, la Confindustria, ha qualche problemino e non solo per le copie taroccate del prestigioso Sole 24 Ore. Ad esempio, la gentile signora Lisa Ferrarini, in questo momento, non può pensare ai corvi ma a ben altro. Chi è la signora Lisa, vi domanderete voi? No. Non è Lisa dagli occhi blu. Lisa Ferrarini è, nientepopodimenoche, la vicepresidente della Confindustria. Mica cazzi! Di cognome fa Ferrarini e Ferrarini significa prosciutti e salumi che si fanno in Emilia. Inoltre la Ferrarini controlla anche la Vismara di Casatenovo, in Brianza, famosa, oltre che per i salumi, per il claim pubblicitario di qualche anno fa: “Ho una fame che vedo Vismara”.

Beh, cosa ha fatto Lisa, gentile signora bionda ma senza gli occhi blu? Ha chiesto il concordato preventivo. Per le sue aziende. Il tutto nasce per le “esposizione” della Ferrarini nei confronti delle banche. Nella Confraternita si chiamano così ma noi li chiamiamo debiti. Con quali banche? La fallimentare Veneto Banca, Unicredit, Intesa, Ge Capital, Ubi, Banca del Mezzogiorno. Il gruppo dei salumi Ferrarini è controllato da una holding che ha sede, guarda caso, in Lussemburgo e si chiama Elle Effe. Senza troppo fantasia sono le iniziali di Lisa Ferrarini. Per salvare il salvabile e mettere al sicuro i diné, i piccioli, si è fatta una scissione della società: da una parte i salami, dall’altra il business confluito nella Società agricola Ferrarini Spa.

Siccome i padroni hanno molto inventiva l’hanno chiamata un exit strategy che fa fine perché scritta in inglese. A cosa porterà questa uscita strategica? Ammortizzatori sociali per gli 800 dipendenti di Reggio e cassa integrazione per i lavoratori della Vismara. Quindi, tutto risolto. D’altronde la Lisetta ha fatto un po’ di confusione tra beni personali e aziendali, può capitare.

Ora, a ben vedere, ad una come a Lisetta io non gli darei da gestire neppure la bocciofila sotto casa mia. E, invece, lei è vicepresidente della Confraternita ed io, nullità completa, non riesco neppure a diventare presidente del sodalizio bocciofilo. Vi sembra giusto tutto ciò? E i corvi? I corvi non c’entrano nulla o forse sì. Se a dirigere la Confindustria ci mandassimo i corvi? Ah, dite che ci sono già. Vabbè allora lasciamo perdere.

Tanti anni fa due giornalisti economici, Giuseppe Turani e Eugenio Scalfari, hanno scritto il libro “Razza padrona”. Oggi si potrebbe fare un sequel, come dicono quelli che sanno le lingue, e titolarlo “Razza accattona”. Che ne dite?


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