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Liberare Catania, la sinistra contro il saccheggio della città


L’assemblea pubblica si è svolta venerdì 12 ottobre 2007 presso l’aula A1 Della facoltà di lettere e filosofia della città. Oltre al numeroso pubblico, le associazioni e i politici della sinistra catenese, ospite il presidente della commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione
venerdì 19 ottobre 2007, di Cesare Piccitto - 975 letture

Maria Giovanna Italia presidente dell’ARCI ha fatto gli onori di casa, introducendo gli ospiti e facendo una quadro generale sulla gestione amministrativa di Catania. Si è soffermata sulle enormi mancanze e disservizi dell’amministrazione Scapagnini, soprattutto in merito al forte aumento di tutta la tassazione a cui non è corrisposta il miglioramento dei servizi ma in certe zone della città persino peggiorati.

A seguire l’intervento di Claudio Fava, che ha toccato i nodi essenziali per risollevare le sorti della città. Prioritari: l’azione della magistratura e l’informazione dei cittadini per poter “liberare Catania”.

Fava: “Le ultime risultati della magistratura sono importanti ma non aiutano realmente la città, bisogna operare su diversi livelli per poterlo fare. Catania va liberata innanzitutto dai “comitati d’affare” in cui la mafia spesso è presente. Sono quelli che oggi possiedono, governano e saccheggiano la città. Per far ciò bisogna avere strumenti di analisi e di vigilanza”.

La giustizia a Catania risulta debole, secondo l’euro deputato, anche perché da quasi un anno nessuno ricopre il posto di procuratore della repubblica del tribunale della città. Nel momento in cui si svolgono delle indagini così importanti per la città la mancanza diventa debolezza della giustizia.

Dal punto di vista economico Fava segnala l’enorme numero di supermercati e ipermercati presenti nel territorio ben al di là di ogni limite stabilito dalle direttive regionali e nazionali. Sottolineando che il numero di centri commerciali presenti e previsti, nel territorio cittadino in proporzione alla popolazione, non è paragonabile a nessun’altra città del mondo.

Sull’informazione, Fava: “Il padrone dell’informazione è anche il padrone di quei terreni che diventeranno un grande centro commerciale, Mario Ciancio è anche il padrone per conto proprio o con parti della propria famiglia e in società con la famiglia Virlinzi. E’ comproprietario delle due SPA che dovranno gestire i due parcheggi che sono stati recentemente sequestrati dalla magistratura”.

Continua Fava con le elencazioni di altre e varie opere pubbliche che sono contraddistinte da una notevole lentezza nella realizzazione, in un inutile e infruttuosa spesa del denaro pubblico e da una ancor più forte presenza di “mala politica” e “mala affare” spesso contigua a fenomeni di natura mafiosa.

Sulla carenza di informazione cita ad esempio ciò che è avvenuto sull’iniziativa in corso: ”Viene il presidente della commissione antimafia, ma siccome insieme a te ci sono certi parlamentari, sulle colonne del giornale locale il tuo nome e questo appuntamento non c’è, se non una cosa minuscola e generica, purché i nomi non si facciano. Vista questa serie di fatti, serve un atto politico forte, la commissione antimafia deve convocare Mario Ciancio”.

La parola passa alle associazioni. Intervengono, raccontando le loro iniziative, Nellina Di Fazio del comitato “Donne madri” della scuola Andrea Doria vincitrici quest’anno del premio “Rocco Chinnici”; a seguire per il GAPA Giovanni Caruso associazione operante in uno dei quartieri più difficili di Catania Librino.

La risposta, sui temi in discussione, è di Francesco Forgione, presidente della commissione parlamentare antimafia: “La commissione antimafia può fare ma non può far tutto, se non c’è la collaborazione di tutte le parti della società civile. Deve esserci l’unione della politica, delle associazioni, e soprattutto il coinvolgimento delle istituzioni come chiesa e scuola. Se non partecipano tutte le parti non ce la facciamo a sconfiggere la mafia e i suoi interessi”.

La commissione antimafia vuole provare a centralizzare la sua azione sui patrimoni della mafia. Ancora Forgione: “Come commissione vogliamo analizzare e colpire soprattutto i beni della mafia, aumentando le confische e il riutilizzo. Riprendere le tesi ed il percorso tracciato anni fa da Pio La Torre, riportare tutta l’antimafia a quel tipo di lavoro e di vigilanza”.

Sull’informazione Forgione sottolinea “l’arretramento”, in ambito regionale ma anche nazionale. Tutti i media, prosegue, si occupano della mafia solo in termini di cronaca criminosa, il giornalismo d’inchiesta è quasi estinto o relegato al passato.

Conclude Forgione con la necessità di rivedere la legislazione sullo scioglimento delle amministrazioni per mafia: “Devono essere modificati i parametri e quando c’è uno scioglimento all’interno di un comune tutti i vertici di quella amministrazione devono essere azzerati per poter bloccare tutti gli appalti anche quelli in corso d’opera”.

A chiusura, l’intervento di Orazio Licandro, deputato del PDCI e membro della commissione antimafia. Si sofferma sulla sua azione politica all’interno del consesso catanese e ancor più con innumerevoli interrogazioni parlamentari sulle “anomalie” dell’amministrazione catanese, e sulla gestione delle due strutture essenziali della città tra cui il porto e l’aereoporto. Vista l’affluenza e la partecipazione di tutti gli intervenuti, da parte dei relatori emerge l’intenzione di ripetere a breve l’iniziativa allargandola ad altre istituzioni territoriali.

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