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Liberalismo e socialismo, scienza e politica

A partire dall’articolo di Massimo Cacciari pubblicato su La Repubblica del 3 luglio 2020, un contributo di Salvatore Costantino, sociologo dell’Università di Palermo.
di Salvatore Costantino - martedì 7 luglio 2020 - 526 letture

L’articolo di Massimo Cacciari sul "Socialismo liberale nella crisi della democrazia" ha suscitato notevole attenzione anche per il modo concreto e urgente in cui pone la questione del rapporto possibile tra socialismo e liberalismo al fine di arrestare la crisi della democrazia.

È questo uno dei nodi centrali da sciogliere per cominciare a costruire nuove classi dirigenti, nuove forme organizzative, e fermare la deriva "demagogico protestataria" che fin qui ha prodotto "Trump non i Brandt, non i Mitterand e neppure i Kohl".

Cominciare a costruire nei fatti una prospettiva liberal socialista è tanto più necessario e urgente nel nostro Paese in cui i provvedimenti che il Governo dovrà prendere nel prossimo autunno saranno decisivi al fine di non rendere irreverbile la crisi della nostra democrazia.

L’analisi di Cacciari si basa su diverse ricerche sviluppate in anni più o meno recenti. Farò qui riferimento all’ultima: "Il lavoro dello spirito. Saggio su Max Weber" per dare ancora qualche ulteriore elemento di riflessione.

Sul capitalismo, scienza e politica

“Non la sussunzione del politico nelòl’economico, segnerà il destino, ma piuttosto, viceversa, la piena ’politicizzazione’ del processo di accumulazione e produzione della ricchezza? Soltanto una auctoritas effettivamente sovrana è in grado oggi di garantirlo? La ’potenza economica’ non può esprimersi in tutta la sua forza semplicemente credendo che scienza, tecnica, messa all’opera di masse di lavoro dipendente, possano armonizzarsi grazie a invisibili mani. Senza autorità politica le contraddizioni immanenti al rapporto tra queste due dimensioni del sistema ne arresteranno la stessa potenza. Il politico non è il passato del capitalismo, può esserne, anzi, il futuro" (p.25).

Come è possibile l’ordine sociale nella società capitalista

"Perché un ordine sia concepibile è necessario che scienza e politica, in quanto entrambe professioni trovino ciascuna al proprio interno il fattore che le rende mediabili: la straordinaria tensione del discorso weberiano mira a questo: alla individuazione del campo su cui le potenze dell’epoca possano ’scontrandosi incontrarsi’, possano rendere produttivo il loro stesso conflitto, riconoscerlo e trasformarlo in fattore non solo di sviluppo, ma di ’democratizzazione’ - e questo campo sembra individuabile solotanto intorno al concetto di ’responsabilità’ (pp. 58-59).

Etica della responsabilità, scienza e politica

"È comunque sulla base del concetto di responsabilità, e solo nella misura in cui esso sia assunto a effettivo valore dell’agire, che lavoro intellettuale e lavoro politico possono pensare di trovare una efficace mediazione. Il concetto di responsabilità costituisce la sottile striscia di terra lungo la quale scienza e politica, sapere e potere possono incontrarsi... Naturalmente si tratta di una politica ’e di una scienza’ accomunate dal saper discernere la verità dei fatti, l’essere dal dover-essere, e che hanno entrambe rinunziato ad ogni pretesa salvifica, a ogni promessa di felicità..." (p. 60).

Crisi della rappresentanza e della politica: attualità di Weber e Gramsci

"Ma la ’qualità’ dell’agire politico non dipende da cause soggettive, dipende dalla forma tutta capitalistica dell’attuale globalizzazione... Più si riduce la potenza effettuale del politico, più necessariamente cresce all’interno delle sue istituzioni la componente demagogico-plebiscitaria. La crisi della rappresentanza si accompagna al dilagare dell’idea della possibile ’identificazione tra governo e pubblica opinione’. Il riconoscimento della complessità sociale che sta a fondamento del politeismo democratico, scompare nel mito del popolo. E il popolo esige ’immediatamente’ il capo... La crisi della rappresentanza diventa allora, la crisi di tutti gli elementi e le funzioni che ’mediano’ tra società civile e governo, non solo di tutti i ’corpi intermedi’ (le associazioni, i sindacati ecc.)... Più si erode la capacità effettuale del politico di essere autenticamente ’responsabile’, in grado cioè di rispondere alla complessità di interessi e domande della società civile, più queste tendenze sono destinate a rafforzarsi. E più irrompe sulla scena del politico una moltitudine incompetente che copre con una vernice di identità politiche vaghe, nebulose passioni, odi, desideri, frustazioni e risentimenti - e qui parla Gramsci, non solo Weber" (pp. 89-90).


Ringraziamo Salvatore Costantino per il permesso di pubblicazione di questo suo contributo, diffuso in forma originaria su Facebook. Alleghiamo il pdf dell’articolo di Cacciari pubblicato su Repubblica, e un contributo su Cacciari e Weber apparso sulla rivista Doppiozero.



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