Quello che conta non è chi guida la missione ma l’obiettivo che si pone. E quindi le regole d’ingaggio
“Non resteremo da soli. Stiamo lavorando per rafforzare il carattere quantitativo e gli aspetti internazionali della missione”, spiega Prodi facendo il punto della situazione in Medio Oriente. E da Rimini, dove è in pieno svolgimento il meeting di Cl, gli fa eco Rutelli. “Siamo stati richiesti e siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità, ma in un contesto sicuro, di vasto impegno internazionale e con il largo consenso del Parlamento oltre che con una forte convinzione del governo”, dice il vicepremier che ribadisce: “siamo impegnati per la pace. La pace è qualcosa di prioritario”. Restano, tuttavia, grossi nodi da sciogliere: la composizione del contingente Unifil, l’impegno europeo, spesso dichiarato ma finora non concretizzato, le regole di ingaggio.
E su questo aspetto che si muove la CdL per avanzare dubbi e prospettare un possibile voto negativo.
“Quello che conta non è chi guida la missione ma l’obiettivo che si pone. E quindi le regole d’ingaggio”, afferma Gianni de Michelis, segretario del Nuovo Psi, a margine dell’suo intervento a ‘Cortina In-con-tra’. “L’obiettivo - aggiunge De Michelis - è di consolidare il cessate il fuoco, in modo che non sia solo un colpo di freno di una corsa verso l’abisso, ma il ritorno, nei margini del possibile, alla diplomazia. I francesi sono perplessi, stanno tirandosi indietro, perchè vogliono regole d’ingaggio più chiare sugli Hezbollah. L’obiettivo non deve essere quello di disarmare gli Hezbollah, ma di metterli nella condizione di non potersi riarmare e di poter sviluppare iniziative offensive”.
E sempre da Cortina arrivano le perplessità di Giovanardi sul contingente Onu a guida italiana. “Se è la guida di un contingente italiano - spiega l’ex ministro - nella latitanza sostanziale degli altri paesi europei o nella difficoltà di schierare sul terreno reparti di altri paesi, sotto l’egida dell’Onu, i rischi sono altissimi”.
E lascia intendere che bisognerà “vedere le condizioni che matureranno nei prossimi giorni” e “se e come la missione partirà e come sarà articolata” prima di “definire un voto”.
Anche Casini , in un’intervista a ‘L’Espresso’ pubblicata sul prossimo numero, conferma che L’Italia può assumere la guida della missione Onu in Libano “solo se c’è una partecipazione reale di Paesi europei importanti. Altrimenti calma!”.
“E’ giunto il momento della verità- aggiunge Casini - dobbiamo capire se l’Europa batte un colpo oppure no. Per ora c’è stato un defilarsi progressivo che fa piuttosto pensare a uno scarico di responsabilità sull’Italia. Gli inglesi non possono perché impegnati altrove, i tedeschi non possono per ragioni storiche, i francesi dicono 3000 uomini e poi 300, gli spagnoli non si sa cosa vogliano fare”. Infine Fini per il quale “la dimensione europea della missione Onu in Libano è elemento politicamente essenziale, al pari di una chiara definizione delle cosiddette regole d’ingaggio, per decidere la partecipazione di un forte contingente militare italiano, oltre che per il buon esito della difficile missione”.
Procede, intanto, il lavoro della task force del ministero dell’Ambiente Italiano che nei giorni scorsi si è incontrata con quella del ministero dell’Ambiente libanese. A conclusione dell’incontro si è deciso di offrire al governo libanese un supporto operativo su sei differenti campi di attività: “lavorare ad una valutazione della situazione in atto; definire le linee guida operative per un futuro intervento; svolgere, quanto prima possibile, le indagini subacque necessarie; predisporre i mezzi idonei per il disinquinamento delle superfici; bonificare la zona nota come Palm Island”. Si terranno, infine “corsi di formazione per un gruppo di esperti libanesi in campo ambientale”.