Sabato 29 luglio Israele ha giudicato inutile la tregua di 72h proposta dall’ONU per facilitare l’inoltro dell’aiuto umanitario al Libano...
Sabato 29 luglio Israele ha giudicato inutile la tregua di 72h proposta dall’ONU per facilitare l’inoltro dell’aiuto umanitario al Libano e lo sgombero di bambini, persone anziane e feriti del Sud, teatro di combattimenti violenti tra le forze israeliane e Hezbollah. "Una tregua” temporanea di 72 ore non è utile perché Israele ha aperto un corridoio umanitario che permette di entrare nel Libano ed uscirne", ha dichiarato un portavoce del governo israeliano, Avi Pazner.
Il segretario generale aggiunto dell’ONU agli affari umanitari Jan Egeland aveva lanciato venerdì un appello ad un cessate il fuoco per permettere lo sgombro di migliaia di civili ed il riapprovvigionamento delle regioni isolate dai combattimenti. D’altra parte, Jan Egeland ha ritenuto che quasi 600 civili libanesi fossero stati uccisi nei combattimenti, di cui un terzo bambini. Dopo oltre due settimane di conflitto, migliaia di fanciulli, di persone anziane e di invalidi, bloccati nelle zone di combattimenti, aspettano sempre di essere evacuati, mentre le riserve di prodotti alimentari e di medicine diminuiscono in modo inquietante, ha spiegato Jan Egeland ai giornalisti.
Il responsabile dell’ONU ha espresso la speranza che questa interruzione di tre giorni possa segnare l’inizio di una tregua più duratura delle ostilità tra i due campi. Jan Egeland ha dichiarato che, inizialmente, chiedeva agli Israeliani ed ai combattenti Hezbollah "almeno un inizio di cessazione delle ostilità di 72 h ore affinché possiamo evacuare i feriti, i bambini, le persone anziane e gli invalidi delle zone di scambio di tiri del sud del Libano". Il coordinatore umanitario dell’ONU ha riconosciuto l’importanza della messa in atto di corridoi per i soccorsi, ma ha aggiunto che "solo una cessazione delle ostilità metterà fine alle sofferenze delle popolazioni civili". Per quanto riguarda il bilancio di circa 600 civili libanesi uccisi, Jan Egeland ha precisato che la cifra potrebbe essere più elevata, ma che un conto esatto non era possibile a causa delle rotture di comunicazioni in diverse zone.
L’impatto del conflitto sui civili è manifesto: una donna ed i suoi cinque bambini erano sepolti dalle macerie di una casa colpita a Nabatiyé da un bombardamento israeliano, che ha anche ucciso un vicino, secondo fonti vicine alla sicurezza libanese. Il ministero libanese della sanità ha confermato il decesso di almeno 445 persone, per la maggior parte civili, i cui corpi sono stati trasportati negli ospedali. Inoltre, 20 soldati libanesi ed almeno 35 combattenti Hezbollah sono periti. A loro occorre aggiungere 58 persone seppellite sotto le macerie di diverse costruzioni crollate, come pure altre 150 scomparse e supposte morte, ciò farebbe un bilancio totale superiore a 600 morti.
L’aiuto umanitario che inizia ad affluire rimane congelato a Beyrouth: a causa dei timori di bombardamenti, solo una parte trascurabile ha potuto raggiungere la zona più colpita del sud del Libano dove decine di migliaia di libanesi bloccati vedono le loro riserve esaurirsi, mentre una marea nera seguita al bombardamento israeliano ad una centrale, sporca il litorale libanese.
Sempre nel sud del paese, l’esercito israeliano ha messo fine attualmente alla battaglia di Bint Jbail. Le sue truppe si sono ritirate da questa località vicina alla frontiera, teatro dei combattimenti al suolo più violenti dall’inizio della sua offensiva il 12 luglio.
Secondo il generale Udi Adam, capo dell’ordine del nord, lo Stato ebreo non aveva mai avuto l’intenzione di occupare la località, il suo obiettivo era ed è “distruggere l’infrastruttura militare ed uccidere i terroristi". Tra 70 e 80 combattenti del partito di Dio sono stati uccisi in quest’ultimi giorni precisando che l’aviazione proseguirà le sue incursioni su Bint Jbail e che le truppe potrebbero ritornare in qualsiasi momento.
La battaglia di Bint Jbail sembra illustrare tuttavia le difficoltà di Tsahal a respingere i combattenti Hezbollah lontano dalla frontiera israeliana. La milizia sciita ha inflitto una sconfitta "seria" alle forze israeliane a Bint Jbail, secondo il capo Hezbollah, Cheikh Hassan Nasrallah, che minaccia anche di lanciare nuovi attacchi sul centro di Israele. "Il bombardamento di Afoula e la sua base militare è soltanto un inizio", ha preannunciato sul canale TV del partito di Dio, Al-Manar.
La vigilia, gli Hezbollah avevano tirato per la prima volta alcuni dei razzi più potenti del loro arsenale, capaci di raggiungere i sobborghi di Tel Aviv. Sono caduti alla periferia di Afoula:è stato il lancio di più lunga portata effettuato finora dalla guérilla. Sabato, cinque persone sono stati leggermente ferite in Galilea, mentre la polizia registrava 39 razzi caduti sul nord di Israele.