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Lettere marziane

di Rosalba Cancelliere - martedì 22 settembre 2009 - 5750 letture

12 Settembre 2009. Lettere Marziane. La ricchezza dei sogni. L’arma che può salvare l’uomo da se stesso.

„Partire senza la consapevolezza delle proprie radici è inutile. Solo se hai piantato delle forti radici nei tuoi luoghi, queste ti porteranno lontano“. Più o meno così recitavano le parole del mio professore, nonchè stimato educatore quando, prossima alla laurea, gli balbettai la mia volontà di andare via da questa terra a vivere nei balcani, per esempio, per seguire I miei sogni. In questa frase è contenuta, secondo me, la dignità e la forza che l’individuo può sviluppare, a fronte di non poche sofferenze, per portare avanti i suoi sogni, al di là di tutto quello che la realtà ci fa credere. L’uomo si muove stimolato dal soddisfacimento dei propri bi-sogni. Quest’attitudine dell’essere umano, concettualizzata dai due studiosi Maslow e Murray; epigone delle migliori strategie di Marketing nel XXI secolo, ne ha determinato l’evoluzione. La vita dell’uomo dal dopoguerra ad oggi è stata guidata da questa necessità. L’uomo ha migliorato le tecniche per ottimizzare il benessere e velocizzare la sua piena soddisfazione. Ha imparato ad affacciarsi al mondo, a scambiarsi il bisogno, a comprarlo. Fino a quando l’esigenza, diventata merce di scambio, ha iniziato a perdere il suo potere evolutivo. Se è vero che I bi-sogni si occupano della sopravvivenza fisica e biologica dell’uomo, chi permette di salvarlo da se stesso? L’altra faccia della medaglia è occupata dai sogni, parola che appartiene meno alla fisicità, tanto da essere spesso usata per descrivere l’attività vitale nella nostra fase onirica. „I sogni son desideri chiusi in fondo al cuor“ altra chicca presa in prestito da cotanta storia di magica intensità. Non tanto per la storia in se, quanto per I significati così reali che si possono trovare. Cenerentola era una nobile fanciulla strappata via alla sua bella vita, mai alla sua bellezza, perchè eventi infausti l’avevano portata a rifarsi una famiglia non proprio ideale. Costretta a fare la serva nella sua casa, alla mercè di matrigna e sorellastre, si ritrova a pulire e rassettare; i suoi bei capelli sono resi opachi dalla cenere del camino. E‘ svegliata al mattino da quattro topini che lei si preoccupa di proteggere e vestire accuratamente. Tutto ciò cantando e ballando, mentre prepara la colazione per la famiglia di serpi che ha avuto la sventura di incontrare. Ritengo di non delirare se affermo che tutto questo non è lontano dalla nostra quotidianità. Se escludiamo la scelta del vestito giusto per I nostri topini…e se escludiamo pure il fortuito incontro del ‚principe azzurro‘, eventi che si possono considerare la parte più inverosimile della storia, non potremmo essere mai stati così vicini alla realtà. La forzata convivenza con i topi in casa, per esempio. È una realtà in troppi quartieri e non fa onore all’amministrazione di questa città. Nessuna bonifica delle fognature, strade sporche e piene di immondizia, ed intere famiglie costrette a convivere con la sporcizia, e di conseguenza con questi animali, quotidianamente. Non è un vivere dignitoso. Sapere che sul tuo letto, sul tuo corpo o su quello dei tuoi bambini, può salire uno o più, di questi animali sporchi e infetti, che puoi trovarli sotto il letto, dentro le tubature; e che sono veramente tanti, ti fa sentire impotente, ti annichilisce la quotidianità. E non sempre abbiamo la fortuna di ricevere una denuncia da parte di turisti che lamentano sporcizia, pure dentro le nostre case. Visto che a Catania le cose si muovono quando abbiamo fatto notizia in quanto zimbello a livello nazionale, anzi internazionale. Poi ce la faccenda del pane quotidiano, che non è esattamente una preghiera del mattino, ma la fatica incessante di ogni giorno della propria vita. Passiamo da una stanza all’altra a preparare il nostro giorno lavorativo, non proprio cantando e ballando. Non lo fanno I padri di famiglia che si svegliano prima dell’alba per andare a lavoro, o le madri di famiglia, oppure I tanti disoccupati e precari che con fatica lasciano gli incubi notturni per vivere quello quotidiano, ripetendo ai figli la bugia di stare andando a lavorare. Eppure la Cenerentola della fiaba cantava…‘I sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor…‘ affacciata alla finestra guardava lontano, innamorata della speranza. I sogni, per tornare al tema di questa lettera marziana, sono l’elemento ludico per eccellenza. Nell’economia vitale dell’essere umano, essi sono legati a periodi passeggeri, a periodi di gioventù. Ad un certo punto li devi abbandonare, perchè devi crescere, mettere la testa a posto. Non puoi continuare a fare il Peter Pan per tutta la vita. Le favole accompagnano anche questi momenti, diventano il monito del ‚questo non si fà‘ degli adulti. E se invece, in virtù della caduta esistenziale dei bi-sogni, fossero loro, I ludici, fiabeschi sogni, la chiave della svolta umana? E se cominciassimo a guardare la natura di questi sogni? Ci sono quelli che si ricordano al mattino seguente, ma anche no; ci sono quelli che si scrivono su un foglio, si smorfiano per tentare la sorte al lotto; ci sono anche i sogni ad occhi aperti, che ti fanno inciampare o ti sollevano…sopra una montagna di terriccio da muratore che non avevi visto…appunto. E ci sono I sogni che fanno la realtà. Se sei fortunato, ti accompagnano dal primo vagito, sono la coperta di Linus della tua infanzia. Oppure, se sei un pò più scettico, ma infelice al punto giusto, faticherai di più a riconoscerli; ancor di più a tirarli fuori. Quando questa fatica darà il suo frutto…ricomincerai a faticare. Infine, la domanda, ma chi sono questi sognatori di realtà? Se guardiamo attentamente intorno a noi, immaginando di essere dentro una favola un pò più metropolitana, non faticheremo molto a trovare dentro lo sguardo di quella signora sull’autobus alle sette del mattino, di quell’altra per strada o di quell’uomo dentro il suo negozio, di quel ragazzino sullo skate, di noi che ci vediamo riflessi in una vetrina, lo stesso sguardo innamorato di quella fatica come di una poesia, innamorato della speranza. Riconoscerlo vuol dire aver piantato una radice profonda; equivale a spiccare il volo.

Rosalba Cancelliere


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