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Letteratura adriatica: le donne e la scrittura di viaggio


Da Paolo Muner - 03 Dic 2010

Per gentile concessione di AlbaniaNews


lunedì 6 dicembre 2010, di Emanuele G. - 170 letture

Si è tenuto recentemente a Capitolo (Monopoli, Puglia), il II Convegno Internazionale "Letteratura adriatica. Le donne e la scrittura di viaggio", organizzato dal Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sul Viaggio Adriatico (CISVA) e dalla Università del Salento, Dipartimento di Filologia, Linguistica e Letteratura.

Il convegno ha visto la partecipazione di docenti e ricercatori delle Università italiane (Bari, Catania, Chieti-Pescara, Ferrara, Molise, Padova, Palermo, Pavia, Salento, Salerno, Trieste, Tuscia, Venezia), croate (Spalato, Zagabria, Zara, Pola), serbe (Novi Sad e Belgrado), macedoni (Skopje), Romania (Bucarest, Costanza), albanesi (Tirana, Scutari, Elbasan), del Montenegro, nonché degli USA (Winston-Salem, North Carolina e Wisconsin).

I lavori del convegno sono stati coordinati dalla Professoressa Giovanna Scianatico, Direttore del CISVA. Tra le tante relazioni, di particolare interesse sono state anche quelle dei docenti delle Università albanesi.

La Prof. Alma Hafizi, docente di Letteratura Italiana e Letterature Comparate all’Università di Scutari, Facoltà di Lingue Straniere, ha trattato il tema de "Il mare nella letteratura epica leggendaria albanese", presentato come una concatenazione di elementi dell’epica antica e di quella europea medievale, profondamente dominata dal conflitto con l`ondata slava nei Balcani, sullo sfondo di altri conflitti che in seguito diventarono il pericolo comune per tutta la Penisola. Questa produzione letteraria assomiglia ad una enciclopedia originale del mondo leggendario, nella cui totalità non mancano né il motivo del mare, né gli elementi che si collegano geneticamente ad esso. L`epica viene rappresentata come prodotto di un ambiente montuoso, che però non esclude il mare ed il suo mondo.

La presenza del mare in forma di un trinomio, paesaggio e decoro geografico, elemento di stilistica e di culto, aiuta a capire meglio la continuità illirico-albanese, l`eredità della figura del mare nella mentalità del popolo, il suo sentirsi, sia geograficamente che storicamente, un elemento costitutivo della cultura in generale, ma della letteratura albanese in particolare, durante i secoli. Il mare proviene dall`antichità letteraria assieme alle figure femminili mitologiche delle Zane e delle Ore, che hanno già ceduto il campo di azione ai personaggi femminili reali, madri, sorelle, mogli, figlie, che conferiscono fondatezza e propulsione agli eventi, talvolta essendo personaggi episodici. La loro presenza artistica rende armoniosa e lirica questa produzione pur rimanendo dentro il genere epico. Dal mare, dalle acque, nasce la vita, generata dalla donna.

La Prof. Irena Lama, docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e Didattica della Letteratura all’Università di Tirana, Facoltà di Lingue Straniere, Dipartimento di Italianistica, ha trattato delle "Immagini di donne albanesi in alcuni viaggiatori dell’Adriatico", una ricerca svolta assieme al Prof. Artur Sula, docente di Didattica della lingua italiana e Psicolinguistica nello stesso Dipartimento.

La figura della donna albanese viene descritta come è stata vista da alcuni viaggiatori del Seicento, Settecento e Ottocento quali Evliya Çelebi, André Grasset Saint-Sauveur jeune, Richard Chandler, Henry Swinburn, John Cam Hobhouse, Edmund Spencer, Thomas Smart Hughes, David Urquhart, Edward Lear, H.W. Williams, E.A. Dodwell, G.F. Bowen, Henry Holland, William Martin Leake, J. Best, François Pouqueville, Ibrahim Manzour alias Adolphe Cerfbeer, A. Grisebach, Antonio Baldacci, Georg von Hahn, ecc..

Infatti il posto che occupa la donna albanese in queste opere è minimo e non completo. Le donne viste ed incontrate dai viaggiatori erano piuttosto poche, ed erano principalmente donne povere, contadine. In generale, le considerazioni dei viaggiatori erano abbastanza coincidenti, e solo in talune occasioni contrastanti: la bellezza e la forza fisica delle donne albanesi, i loro abiti meravigliosi, la loro fedeltà e la loro onestà.

La Dott. Doris Dafa, ricercatrice presso l’ Università di Tirana, Dipartimento di Italianistica, ha illustrato la ricerca, svolta assieme al ricercatore Dott. Erion Gjatolli, in cui narra del soggiorno che la famosa danzatrice statunitense Isadora Duncan fece in Albania appena dopo la tragica fine dei suoi figli, che erano annegati nella Senna. I viaggi di artisti famosi in Albania sono stati molto pochi, per cui risulta particolarmente interessante vedere il modo in cui Isadora e suo fratello Raymond aiutavano la popolazione offrendo loro delle possibilità di lavoro, procurando alle donne della lana, con cui producevano dei tappeti, che poi venivano venduti a Corfù. Isadora si è interessata anche alla natura albanese, alla gente, ai luoghi storici e di culto.

Il Prof. Giovanni Sega, lettore di italiano nelle università di Elbasan e Tirana, ha coordinato la sessione “Odeporica. Dal mondo antico alla fine del Medioevo”. Ai lavori ha preso parte anche il Dott. Livio Muci, titolare della Besa Editrice di Nardò (LE), specializzata il libri di autori e/a soggetto albanese, con un intervento su "Editoria e letteratura Adriatica".

Paolo Muner ha partecipato con una relazione su “Milena e le sue figlie - storia della Principessa (poi Regina) del Montenegro e delle sue tante figlie, la più famosa delle quali – Elena - diventerà Regina d’Italia, le quali, scese dal Monte Lovcen, attraversarono più volte l’Adriatico, sia da vive che da morte”.

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