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Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più

Angela Barrale Lombardo, madre di due poliziotti invia questa lettera ai figli. Non riesce a comprendere l’inaudita violenza degli episodi di Catania.
di Paola Fagone - giovedì 8 febbraio 2007 - 23043 letture

Oggetto: non so più scrivere sono amareggiata!

Qualunque omicidio colpisce la coscienza di tutti noi, ci invita a riflettere, a sentirci partecipi del dolore che investe la famiglia, ma tutto ciò è causa soltanto l’emozione del momento!! Poi tutto e subito ritorna alla normalità, si dimentica ed il vuoto resta chiuso tra le mura domestiche.

Non sono solo parole le mie ma uno sfogo, un’amara constatazione, il dolore per la perdita di una vita umana viene intensamente vissuto in seno alla propria famiglia, in giro se ne parla, ( bla bla bla!) e poi?

Voglio vedere, constatare i riscontri per quanto è avvenuto durante la partita Palermo - Catania in cui l’Ispettore Capo della Polizia, Filippo Raciti, è stato assassinato, bersaglio solo perché tutore dell’ordine pubblico, perché “sbirro”, colpevole di voler frenare i “giusti risentimenti”, sedare gli animi di tifosi lesi nel loro orgoglio sportivo da un ingiusto arbitraggio!

Sono madre di due “sbirri” e ne sono orgogliosa!

Hanno coscientemente scelto di fare i poliziotti, avrei voluto contrastarli, ma non ne ho avuto il coraggio, perché era questo che volevano!

Ho conosciuto negli anni tanti ragazzi lontani da casa come i miei, li ho sentiti e li sento miei figli, li vedo soli in società falsamente buonista, abbandonati dalle Istituzioni, scherniti e addirittura odiati da un contesto sociale che si ricorda di loro nel bisogno!

Sono “carne da macello”! Loro prendono uno stipendio! “e che stipendio!... anche la finanziaria non ha pensato a loro, tanto guadagnano tanto e per 20 euro di extra possono essere presi a sputi in faccia, colpiti con ogni sorta di oggetto e addirittura morire allo stadio per una partita di calcio! Quante feste in servizio! In servizio per salvaguardare l’incolumità del “Prossimo” ma la loro incolumità chi la salvaguarda?

Lo Stato si ricorda di loro solo quando ci scappa il morto?

Sono molto ma molto vicina alla famiglia dell’Ispettore Raciti, ma principalmente sono vicina ai suoi figli che cresceranno senza il calore, l’amore del loro papà che è stato colpito come in guerra in una guerra di “tifo sportivo(?)!”

Tutto il campionato è stato fermato, il Ministro non vuole più mandare gli agenti negli stadi, ma chi calmerà gli scalmanati quando tutto riprenderà il ritmo di sempre e quanto è avvenuto sarà solo un ricordo, una fatalità?

Si ricordi la gente di questi nostri figli costantemente in guerra, che devono vincere battaglie su battaglie, questi nostri figli “mal pagati”, “malvestiti”, “vituperati” ma è giusto che sia così, sono sbirri, loro lo hanno voluto!

Angela Barrale Lombardo
(Mamma di 2 poliziotti).


Giro questa lettera a voi lettori perché non riesco a trovare parole più appropriate e migliori di queste. Mi vergogno profondamente per quanto successo, mi sento offesa, delusa, amareggiata, profondamente triste ed addolorata per la famiglia Raciti.


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Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più
9 febbraio 2007, di : emanuele gentile

cara signora... il relativismo morale ci ha portato a questa situazione... è ora di far uscire alla luce la nostra umanità avvilita da compromessi, quieto vivere, camaleontismo e calcoli egoistici... c’è un filo sottile e quasi invisibile che lega la maleducazione strisciante (ad es. il posteggiare in doppia fila) all’ignavia di un impiegato comunale (ad es. il fare nulla), all’arroganza del ceto politico (ad es. la corruzione) con la morte dell’agente di polizia Filippo Raciti... non c’è solo il declino economico della nostra Nazione, ma è in atto quello morale... ancor più grave...
    Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più
    9 febbraio 2007, di : enza

    Sì, la cosa ancora più grave è il declino morale e culturale di questo nostro paese, il così detto bel paese,che è bello solo per le sue bellezze artistiche e paesaggistiche,spesso avvilite anche quelle da una nuova società di arroganti e di rampanti che non rispetta nessuna regola ed ha come unico imperativo categorico l’egoismo ed il profitto personale.I tutori dell’ordine, figli di uno Stato che non li tutela più e che li piange ipocritamente una volta morti, sono diventati "carne da macello",l’alibi per dire che, tutto sommato, lo Stato ci difende, mandando a morire questi figli innocenti,spesso del nostro meridione, che hanno come unica via d’uscita per un lavoro onesto,pericoloso e mal pagato,la divisa militare.Ci sono troppe connivenze fra alcune frange politiche ed i contesti malavitosi dove questa politica trova consensi.Dovremmo mandare i politici a fare il servizio d’ordine,perchè con quello che guadagnano,vendendoci solo fumo,potrebbero fare un pò di volontariato come tutori dell’ordine negli stadi.Ci sarebbero sicuramente meno morti, perchè i politici sanno come schivare le pallottole ed i colpi bassi.Enza
Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più
11 febbraio 2007

Stento a credere che si tratti della lettera di una persona che ha perduto i propri cari a causa delle escandescenze di ultras. Ciò che mi fa pensare questo è la frase che a un certo punto la donna scrive parlando di giusto risentimento dei tifosi motivato da un ingiusto arbitraggio, dipingendoli come feriti nell’orgoglio mentre sono solamente dei neonazisti che usano lo stadio come luogo per sfogare i loro istinti animaleschi, mossi da un’ideologia aberrante. Se chi ha subito un torto finisce con il giustificare indirettamente questi animali scaricando le colpe sui politici allora c’è qualcosa che non funziona. Una volta era un voga mettere gli animali dietro le sbarre di uno zoo. Consuetudine superata fortunatamente. Adesso sarebbe bene riaprire gli zoo e metterci dentro tutto questo popò di animali da stadio che, scusate il termine, hanno rotto proprio i coglioni.
    Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più
    11 febbraio 2007

    Scusami sono il figlio della signora. Leggi bene, impara a leggere piuttosto. Ringraziando Dio (i figli) siamo entrambi vivi e vegeti, l’allusione al figlio che non c’è più è al compianto Raciti, che una mamma di 2 poliziotti ha anche il diritto di sentire un po’ suo figlio. Non commento neppure il passagio sugli ultras... Non hai capito nulla di quel periodo!

    P.S. I cxxxxoni ce li hai un po’ troppo fragilini... impara a comprendere prima di infrangerli!!

Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più
12 febbraio 2007

Resto sempre del parere che contro la violenza spicciola l’unica strada possibile è la fermezza. Non i giri di parole.

Se ti invio una lettera in cui ti dico di essere padre di un poliziotto, mentre ho un figlio ultras in carcere e invece di condannare la violenza gioco con le virgolette tu cosa fai? Mi pubblichi?

E se voi foste ex fumati dell’Experia?

    Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più
    19 febbraio 2007

    La tua provocazione è accettata! Se tu fossi padre di un ultras ed avresti "le palle", consentimi il termine, per denunciare tuo figlio, sì, ti pubblicherei. Saresti il primo caso di padre con la coscienza che si vergogna di aver messo al mondo un delinquente. Alcuni genitori non accettano di aver generato dei mostri e fanno il possibile per negarlo a se stessi, anzitutto. Alcuni babbei percorrono la linea innocentista fino all’ultimo, anche davanti alla più spudorata evidenza. FATEVI AVANTI PADRI, MADRI DEGLI ULTRAS, NON ABBIATE PAURA! Purtroppo, l’ambiente domestico degli ultras non è dei migliori e vanno educati al vivere civile prima di ogni cosa i loro genitori.
Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più
12 febbraio 2007

Chiudete i circoli di Forza Nuova!

Il male si annida in quel nido di serpi velenose!

Lettera di una madre ad un figlio che non c’è più
12 febbraio 2007

FORZA NUOVA è un movimento anarchico di estrema destra con vaghe allusioni nazistoidi, ma ciò basta a fare di questo movimento una forma di associazionismo espressamente vietata dalla Costituzione repubblicana.