Angela Barrale Lombardo, madre di due poliziotti invia questa lettera ai figli. Non riesce a comprendere l’inaudita violenza degli episodi di Catania.
Oggetto: non so più scrivere sono amareggiata!
Qualunque omicidio colpisce la coscienza di tutti noi, ci invita a riflettere, a sentirci partecipi del dolore che investe la famiglia, ma tutto ciò è causa soltanto l’emozione del momento!!
Poi tutto e subito ritorna alla normalità, si dimentica ed il vuoto resta chiuso tra le mura domestiche.
Non sono solo parole le mie ma uno sfogo, un’amara constatazione, il dolore per la perdita di una vita umana viene intensamente vissuto in seno alla propria famiglia, in giro se ne parla, ( bla bla bla!) e poi?
Voglio vedere, constatare i riscontri per quanto è avvenuto durante la partita Palermo - Catania in cui l’Ispettore Capo della Polizia, Filippo Raciti, è stato assassinato, bersaglio solo perché tutore dell’ordine pubblico, perché “sbirro”, colpevole di voler frenare i “giusti risentimenti”, sedare gli animi di tifosi lesi nel loro orgoglio sportivo da un ingiusto arbitraggio!
Sono madre di due “sbirri” e ne sono orgogliosa!
Hanno coscientemente scelto di fare i poliziotti, avrei voluto contrastarli, ma non ne ho avuto il coraggio, perché era questo che volevano!
Ho conosciuto negli anni tanti ragazzi lontani da casa come i miei, li ho sentiti e li sento miei figli, li vedo soli in società falsamente buonista, abbandonati dalle Istituzioni, scherniti e addirittura odiati da un contesto sociale che si ricorda di loro nel bisogno!
Sono “carne da macello”! Loro prendono uno stipendio! “e che stipendio!... anche la finanziaria non ha pensato a loro, tanto guadagnano tanto e per 20 euro di extra possono essere presi a sputi in faccia, colpiti con ogni sorta di oggetto e addirittura morire allo stadio per una partita di calcio!
Quante feste in servizio! In servizio per salvaguardare l’incolumità del “Prossimo” ma la loro incolumità chi la salvaguarda?
Lo Stato si ricorda di loro solo quando ci scappa il morto?
Sono molto ma molto vicina alla famiglia dell’Ispettore Raciti, ma principalmente sono vicina ai suoi figli che cresceranno senza il calore, l’amore del loro papà che è stato colpito come in guerra in una guerra di “tifo sportivo(?)!”
Tutto il campionato è stato fermato, il Ministro non vuole più mandare gli agenti negli stadi, ma chi calmerà gli scalmanati quando tutto riprenderà il ritmo di sempre e quanto è avvenuto sarà solo un ricordo, una fatalità?
Si ricordi la gente di questi nostri figli costantemente in guerra, che devono vincere battaglie su battaglie, questi nostri figli “mal pagati”, “malvestiti”, “vituperati” ma è giusto che sia così, sono sbirri, loro lo hanno voluto!
Angela Barrale Lombardo
(Mamma di 2 poliziotti).
Giro questa lettera a voi lettori perché non riesco a trovare parole più appropriate e migliori di queste. Mi vergogno profondamente per quanto successo, mi sento offesa, delusa, amareggiata, profondamente triste ed addolorata per la famiglia Raciti.