Riceviamo questa lettera da Rossella Maccarrone. Parla di Librino, quartiere periferico di Catania, circa 80 mila abitanti. Una delle tante città invisibili del nostro Paese.
Catania 30/05/07
Si parla tanto oggi di legalità, sicurezza, malessere sociale, temi che, oltre ad essere trattati verbalmente, dovrebbero trovare quelle operatività che permettano una soluzione, quantomeno di normalizzazione, alle difficoltà del vivere quotidiano.
Vivo in un quartiere discusso, un quartiere dormitorio di periferia che conta più di 70 mila anime (praticamente un paese), vivo a Librino.
Librino è tristemente noto per i numerosi casi di criminalità e di degrado, anche se son tanti gli abitanti onesti ed operosi, e questa prepotente arroganza ha reso stanchi molti dei residenti di questo quartiere.
Ma se la prepotenza della criminalitá fa arrabbiare l’indifferenza delle istituzioni preposte al mantenimento dell’ordine pubblico fa infuriare.
Vorrei a questo punto raccontare due eventi che mi hanno spinto a scrivere questa lettera, il primo risale a pochi anni fa quando, dopo che dei vandali frantumarono il parabrezza della mia auto posteggiata sotto casa, telefonando al pronto intervento (113) per lamentare l’assenza di pattuglie di vigilanza mi sono sentita rispondere “non possiamo farci niente la situazione è questa del resto se abita a librino dovrebbe sapere che 2 su 3 sono delinquenti ” , sentendomi profondamente offesa come cittadina onesta, che dovrebbe essere tutelata, e come abitante del quartiere Librino che, solo per il fatto di abitarci, è sospettata di essere una criminale.
Il secondo evento è giusto accaduto qualche giorno fa, il 22 maggio, quando, richiamata da urla provenienti dalla strada (erano circa le 21:00), mi accorgevo che due vicine di casa erano state appena scippate da due giovani in moto. Anche in questo caso chiamai tempestivamente il 113 raccontando il fatto e spiegando che si trattava di una signora anziana e sofferente con la figlia che rientravano dal lavoro, chiesi di far intervenire una volante per calmare la signora e raccogliere indizi per attivare una ricerca immediata, ma la risposta fú: “le signore devono recarsi in questura (Via Manzoni), anche perché non abbiamo auto da mandare e comunque non possiamo fare nulla!” Provai allora con il 112 raccontando la stessa disavventura e la risposta è stata la seguente:” mi dispiace ma quella zona è di competenza della polizia”.
A questo punto mi chiedo: È possibile che in un quartiere come quello di librino ci sia un solo posto di polizia, che faccia gli orari d’ufficio e che non ci siano volanti che perlustrino durante il giorno e la notte? È possibile che gli onesti debbano vivere con la paura di avere danni fisici o materiali mentre invece chi delinque vive in tranquillità e impunito? Chi deve garantire il cittadino onesto? È chiaro che ci sono le leggi ma chi le deve far osservare? Il sindaco? il prefetto? Non aggiungerei altro, ho solo un’ultima domanda, in che modo le forze dell’ordine proteggono il cittadino? Temo che questa città sia sempre di più terra di nessuno dove, provocatoriamente, solo chi ha un’arma in mano possa sentirsi al sicuro… che bel quadretto.
R. Maccarrone