Lettera aperta di un cittadino al Commissario Buceti

In attesa che i comitati della provincia ed il CLAP (Comitato Lentinese Acqua Pubblica) ottengano l’incontro richiesto con il commissario liquidatore dell’ATO 8 di Siracusa, Raffaele Buceti, ecco la lettera a lui indirizzata, inviata dalle pagine della “Civetta di Minerva”, da un componente del” popolo dell’acqua”, Concetto Rossitto

di Giuseppe Castiglia - giovedì 16 maggio 2013 - 4404 letture

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Concetto Rossitto e Maria Cunsolo, 23 novembre 2012 nasce il CLAP

Lettera aperta di un cittadino al Commissario Buceti.

Signor Commissario, mi rivolgo a Lei come semplice cittadino, come semplice componente di un coordinamento provinciale del popolo dell’acqua e come collaboratore della Civetta a cui è stato assegnato dal direttore Franco Oddo il compito di seguire le vicende della contestatissima privatizzazione del servizio idrico. Sono personalmente disponibile a conferire con Lei assieme ad altri cittadini che in questa provincia aretusea hanno profuso e stanno profondendo un impegno civico in tutte le azioni volte alla ripubblicizzazione (promozione di comitati, campagna referendaria, contributo alla proposta di legge di iniziativa popolare, sostegno ai Sindaci resistenti, informazione sugli inquietanti aspetti della gestione in corso…). Con la presente lettera aperta intendo semplicemente anticiparLe alcuni degli argomenti sui quali vorrei richiamare la Sua attenzione nel corso dell’auspicato incontro.

L’affidamento ad un gestore privato è avvenuto in questa sfortunata provincia ancor prima che venisse alla luce (con un articolo 23 bis che era in realtà una leggina sollecitata da una lobby, collocata all’interno di un provvedimento legislativo più ampio, varato nell’agosto del 2008) lo sciagurato obbligo di privatizzazione dei servizi, poi cassato a furor di popolo col primo dei due referendum sull’acqua. Tale affidamento soggiace ad una esplicita condanna di illegittimità della procedura, espressa da una sentenza del CGA (290/11) che dichiara nel caso particolare, l’impossibilità “di una scissione tra illegittimità e annullabilità”. E la sentenza citata si concludeva con una formula che certamente è di rito ma che sarà comunque da ritenere cogente: “Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa”.

Io non ho ancora capito (e con me non lo hanno capito quanti sono impegnati in questa azione comune per la ripubblicizzazione del servizio idrico) come mai la successiva sentenza, esitata da un collegio giudicante dello stesso organismo (ma con la presenza di un solo giudice comune alla precedente commissione), sia arrivata a negare l’annullabilità, già annunciata nella precedente come inscindibile dalla illegittimità. Per il rispetto che ho della magistratura ometto di esprimere il mio sospetto e lascio che altra magistratura, ove ravvisi qualcosa di poco chiaro, indaghi e faccia chiarezza. Ma su questo punto nodale della vicenda intendo richiamare la Sua attenzione di funzionario della DIA. Poi sarà Lei a decidere se la questione per me (e per altri) incomprensibile sia degna o no di particolare attenzione.

Il gestore a cui è stato affidato il servizio non ha mai onorato le clausole risolutive contenute all’art. 7 (pag. 22) del contratto stilato l’otto febbraio 2008. Chi allora presiedeva l’ATO (Nicola Bono) sollecitò ripetutamente la ditta all’ottemperanza e, di fronte a tergiversazioni e ad inadempienze perduranti, pervenne alla decisione di spiccare la diffida preludente all’annullamento del contratto. Subito dopo fu investito da denunce molto gravi, spiccate dalla società di gestione o da suoi dirigenti. Di conseguenza egli fu indotto a dimettersi dalla presidenza dell’ATO onde evitare di incorrere nel sospetto che potesse dar luogo alla reiterazione del reato di cui era accusato. Poi il giudice ha prosciolto il presidente Bono da ogni accusa e da ogni sospetto. Ma, per aver mano libera nella sua controazione giudiziaria, Bono non ha riassunto la presidenza dell’ATO.

La vicenda si interseca con l’ancora più complessa ragnatela di relazioni tra ambienti affaristici ed alcuni elementi della Procura di Siracusa, che sono stati indagati e rimossi. Il comportamento della società di gestione in questa vicenda certamente sarà giudicato per certe connessioni e per l’iniziativa annunciata dal Presidente Bono. Sono certo che anche Lei vorrà vederci chiaro e non mancherà di esaminare tutti gli atti che Ella troverà. Ella certamente porterà all’attenzione della magistratura eventuali aspetti che possa ritenere degni di attenzione da parte dei giudici.

A me (e ad altri semplici cittadini come me) sono apparse sconcertanti alcune affermazioni contenute in qualche delibera del precedente Commissario. Egli è arrivato ad annullare una precedente delibera dell’Assemblea dei Sindaci, mentre probabilmente doveva adoperarsi per la sua attuazione. Da profano, non credo che egli avesse il potere di annullarla. So che lo pensano anche i Sindaci e questo mi induce a pensare che forse la mia opinione non è fallace. Ma, se ha annullato la delibera che invece doveva attuare, forse sarà incorso in un comportamento omissivo ed in un abuso di potere. La mia opinione non conta, ma voglio semplicemente e sommessamente sussurrarla a Lei.

Vorrei condividere con Lei i miei dubbi. La società di gestione solo dopo aver ricevuto l’affidamento scoprì di non essere in grado di prendere in consegna gli impianti dei 21 Comuni? Perché allora aveva partecipato alla gara, se non era in grado di espletare il servizio ? Forse intendeva finanziarsi in corso d’opera? E perché Le fu fatta la gentile concessione di poter prendere in consegna gli impianti in tre frazioni successive nel corso di un triennio? I disservizi registratisi nei Comuni del primo gruppo e le notizie dei disagi dei cittadini che già sperimentavano ed evidenziavano una cattiva gestione probabilmente contribuirono a far maturare nei Sindaci e nei Consigli Comunali la decisione di puntare verso la risoluzione del contratto di affidamento e di resistere alla consegna degli impianti della seconda e terza frazione. All’interno del CdA vennero fuori comportamenti ostruzionistici da parte di consiglieri che fecero mancare più volte il numero legale. Si voleva in tal modo ritardare ogni azione tendente alla risoluzione del contratto o comunque contraria agli interessi della gestione privata? Non lo so. Forse qualcuno avrà voluto solo evitar rischi di eventuali grane conseguenti a scelte coraggiose… Ogni supposizione è possibile e l’assenza non sarà certo un reato. Ma, visto che il contratto non era stato onorato dalla società (clausole di garanzia; avvio della gestione nei 21 Comuni; ritardi nel versamento del canone annuo…) e considerato che emergeva nelle coscienze degli amministratori anche l’illegittimità dell’affidamento, bene hanno fatto i Sindaci a mantenere il controllo degli impianti non consegnati ad un gestore che risultava da estromettere o da stracquare, come mi piace dire con felice ed efficacissima voce dialettale. D’altronde dove sta scritto che i contratti debbano essere rispettati da un solo contraente e siano da considerare non vincolanti per l’altro?

Ma il gestore non la pensa così ed ha ottenuto (dal governo Lombardo) la nomina di successive ondate di commissari ad acta, inviati a realizzare, sostituendosi ai Sindaci, la consegna degli impianti. Il governo Lombardo non ha esitato a rendersi complice di una forzatura perpetrata con l’autorità amministrativa: quella di voler imporre il rispetto unilaterale di un contratto calpestato dal gestore ed impugnato dall’ATO, anche se l’iter finalizzato alla risoluzione e/o all’annullamento è stato strategicamente frenato nei modi ormai noti e secondo una precisa strategia ormai evidente.

Nel frattempo ci sono stati aumenti del canone che non so se siano stati regolarmente autorizzati e da chi. La pregherei di controllare anche la legittimità di essi. E c’è stata, forse, una vera forma di abuso di posizione dominante nella fatturazione dell’acqua fornita ai cittadini di Siracusa, ai quali è stata fatta pagare per acqua potabile (a tariffa intera) acqua assolutamente non potabile (per superamento dei limiti di cloruri e di conducibilità, come dimostrano le analisi effettuate), che dovrebbe esser fatta pagare al massimo al 50% della tariffa intera, ai sensi della normativa vigente. Normativa nota al gestore, che l’ha applicata, per breve tempo, ai cittadini di un quartiere marittimo di Noto. Forse la stessa norma non deve essere applicata a Siracusa (dove vivono più utenti) solo perché determinerebbe una forte riduzione delle entrate del gestore?

E perché il gestore ha continuato per troppo tempo a estrarre acqua dal sottosuolo facendo pagare ai Comuni l’energia elettrica, sino ad accumulare nei confronti di Augusta, Ferla (che ha impianti in comune con Buccheri, già consegnatario), Floridia e Solarino debiti che non è in grado di saldare subito e dei quali chiede una rateizzazione che si protrarrebbe sino alle calende greche? E perché ad Augusta ha fatturato anche servizi di depurazione inesistenti, di cui dovrebbe restituire adesso i relativi importi?

Ecco, signor Commissario: di questo e di altre questioncelle vorrei parlarLe. E, se ci fosse tempo, Ella potrebbe ascoltare anche tante altre perplessità e tante insoddisfazioni degli utenti, che gli altri amici dei comitati sono ansiosi di rappresentarLe. Se non avrà tempo, pazienza! Sappia che su tutti i numeri della Civetta pubblicati da almeno quattro anni a questa parte Ella troverà una puntuale trattazione di questi e di altri argomenti sullo stesso tema. Sul sito lacivettapress.it (in corso di sistemazione) troverà presto tutti i numeri in archivio. Ne tragga tutto ciò che potrà tornarLe utile per la Sua azione e, aggiungerei, per le Sue indagini personali sulla vicenda. Io ho fiducia in Lei che è un servitore dello Stato e Le auguro buon lavoro. E la saluto cordialmente.

Concetto Rossitto.


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