Lettera aperta ai cittadini e alla politica salernitana

La rinascita di Salerno e della sua provincia è affidata alla capacità dei salernitani di superare le barriere dell’oscurantismo clientelare...
di pietrodigennaro - venerdì 8 dicembre 2006 - 4122 letture

Oggi più che mai, diventa essenziale e prioritario partecipare al governo dei processi politici che trasformeranno la città e la nostra provincia. Se è vero che l’invito al “fare” si accompagna alla lungimiranza concreta dell’efficienza e dell’impegno al servizio dell’organizzazione sociale, allora è plausibile associare quest’epoca a quella già teorizzata da Max Weber ad inizio secolo come motore del capitalismo occidentale. Stiamo vivendo una "ascesi politica", un nuovo culto di fede materiale, cioè un ascetismo che si traduce in un impegno radicale nel mondo e che fa del successo la prova della grazia divina. L’isteria popolare della vittoria e le processioni religiose di ringraziamento ne sono una semplice conferma. Per la legge dei corsi e ricorsi storici dobbiamo aspettarci una nuova rivoluzione industriale, un nuovo boom economico e un nuovo sessantotto, di cui probabilmente la nostra regione ha assoluto bisogno per salvarsi dalla profonda crisi economica ed occupazionale, che la tiene sotto scacco.

Oggi più che mai la politica salernitana ha bisogno della partecipazione dei suoi cittadini, attraverso i partiti, i sindacati e le associazioni per imporre il controllo necessario affinché siano spazzate via le logiche medioevali della svendita delle “indulgenze” del terzo millennio. Da destra a sinistra, ognuno nelle sue convinzioni ideologiche, deve distruggere la strumentalizzazione operata dalle lobby partitiche, sindacali e associative che fermano ogni processo veramente democratico che deve vedere “la base” protagonista cosciente di ogni decisione. La responsabilità politica di chi governa è enorme ma allo stesso tempo più forte deve essere la responsabilità nel partecipare e nel controllare questo governo in una logica di normale coalizione di centro sinistra come nella normale logica di opposizione alternativa. Questo impegno è dovuto ai cittadini che con il loro voto hanno espresso fiducia e delega politica. Chi vuole tirarsi fuori da questo impegno non può usare l’avversione alla persona, scadendo nel provincialismo più immaturo, perché il suo deve essere un rapportarsi con le figure istituzionali all’interno delle regole e delle norme statutarie che reggono la struttura di governo della città e della provincia.

A chi e a cosa serve definire il sindaco di Salerno di destra, quando ormai nello show business della TV l’invettiva di “fascista” di Sgarbi verso la Mussolini serve solo come marketta per l’audience? Forse serve per creare una divisione apparente che promuova la doverosa partecipazione politica al governo della città? Probabilmente meglio sarebbe coinvolgere la gente su temi precisi su cui misurare critiche e proposte, invece di sprecare risorse con manifesti che forse andavano bene negli anni settanta ma che già nel grande film Totò, Peppino e la malafemmina, De Filippo rende inutile con una famosa battuta: “ho detto tutto e non dice mai niente”.

Tra le emergenze più sentite dai cittadini vi sono l’efficienza dei servizi pubblici, la difesa del reddito e il lavoro. Queste emergenze trovano ristoro immediato in due proposte di legge presentate ed appoggiate da tutto il sindacalismo di base e dalla politica che si pone, attraversando più partiti, molto più a sinistra del processo politico chiamato partito democratico, in uno spazio molto più grande e di natura veramente europea. Le proposte legislative sono riassunte nella reintroduzione della scala mobile e nella stabilizzazione del lavoro precario nel pubblico impiego. Queste sono azioni politiche concrete e precise su cui richiamare la partecipazione dei cittadini nei partiti, nei sindacati e in tutti i movimenti che hanno a cuore la corretta e solidale socializzazione degli individui. Non meno importanti sono chiaramente la salute, la giustizia, la sicurezza, la scuola e l’ambiente.

Bisogna scegliere. Non scegliere le persone e quindi il loro culto o la loro demonizzazione. Bisogna scegliere e percorrere le strade che portano ai diversi modelli sociali del prossimo futuro. In questa scelta, le organizzazioni ancora da organizzare hanno bisogno di partecipazione e discussioni troppo spesso ancora allo stato embrionale e tristemente elitario.

La rinascita di Salerno e della sua provincia è affidata alla capacità dei salernitani di superare le barriere dell’oscurantismo clientelare (in forte affanno nel ripagare le cambiali firmate elezione dopo elezione) per proiettarsi verso una partecipazione che reclami il sacrosanto diritto di sentirsi orgogliosi del proprio territorio e delle proprie istituzioni locali insieme alla naturale gratificazione del sentirsi protagonisti nella società che si contribuisce a migliorare.


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