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Leontinoi

Una visita ad uno dei siti archeologici meno conosciuti della Sicilia
di Piero Buscemi - mercoledì 3 aprile 2019 - 1288 letture

Certe volte, girando per i siti archeologici siciliani, viene spontaneo ripetersi vecchi concetti ad effetto, di quelli utilizzati nei discorsi inni alla sicilianità, che i vari politici isolani vanno sbandierando nelle piazze da qualche decennio.

Chiunque potrebbe affermare, senza alcun dubbio di smentita, di avere ascoltato proclami su immediati investimenti sulla cultura e sul rilancio del territorio isolano, partendo proprio dalla riqualificazione ed il sostegno economico ai siti archeologici, di grande richiamo per il turismo. Discorsi ritriti e inflazionati che hanno solo mutato i personaggi ai quali è stato affidato il compito di pronunciarli.

Nel frattempo, si continua a girare per i siti distribuiti nelle varie province siciliane, tra quelli più blasonati e pubblicizzati e quelli, non solo semisconosciuti al "grande pubblico", ma spesso dimenticati dagli stessi abitanti del comprensorio dove sono allocati. Il fenomeno è più evidente quando il paese di competenza di un dato sito archeologico, non risulta particolarmente sfruttato turisticamente e ricade in territori poco frequentati dalle agenzie specializzate nel settore che, ogni stagione estiva, offrono i pacchetti comprensivi delle tappe tradizionali e conosciute nel territorio.

A chi spetterebbe rilanciare o, per meglio dire, fare conoscere ai visitatori nuovi luoghi di interesse storico culturale, non segnati sulle riviste specializzate o, in tempi moderni, sui siti internet? Difficile rispondere, se non impossibile. Perché, a dirla tutta, spesso neanche gli abitanti di queste località conoscono o hanno mai visto il patrimonio storico che li dovrebbe contraddistinguere.

Il settore archeologia, non solo in Sicilia, è l’asso della manica che, a secondo delle situazioni politiche che si stanno vivendo in un dato momento, viene estratto sul tavolo per crearsi in estemporanea un’immagine di cultura e di difesa del patrimonio storico italiano, lasciando poi alla libera iniziativa la gestione e la promozione, trascurando il livello di competenza e conoscenza degli stessi addetti che nei siti svolgono la sola funzione di accoglienza.

Ovviamente non vogliamo generalizzare, ma ci rimane in mente l’esperienza vissuta una decina di anni fa, in occasione dell’apertura della Villa del Tellaro nel siracusano, quando con molta enfasi fu pubblicizzato con ogni mezzo mediatico questo nuovo punto di interesse da offrire ai turisti. Durante la nostra conseguente visita, ponendo alcune domande attinenti agli spettacolari mosaici che il sito ospita, in modo particolare sul periodo storico e gli eventuali artisti esecutori delle opere, un addetto alla accoglienza visitatori ebbe a risponderci che, se avesse avuto queste competenze in materia di archeologia, di certo non si sarebbe accontentato di fare il custode. Lo consideriamo un episodio e, ribadiamo, ci guardiamo bene dal generalizzare.

Un particolare rimane certo. Quello che, oltre alla frasi fatte, quali la possibilità di rilanciare l’economia isolana, abbandonando definitivamente il sogno, o l’incubo dell’industrializzazione che ha causato soltanto problemi ambientali e di salute, puntando sulle risorse naturali e culturali, "mangiare di cultura", tanto per adeguarci al nuovo politichese, occorrerebbe che le promesse elettorali si riversassero nella realtà con iniziative ed investimenti atti a sostenere questa idea alternativa d’immagine della Sicilia. Un auspicio che si scontra con una ben diversa realtà della gestione delle risorse finanziarie destinate alla cultura. Il nuovo anno ha già fatto registrare un taglio netto nei confronti di teatro, cinema e alle varie associazioni che promuovono eventi, manifestazioni e tutto quanto gira attorno alle forme di espressione artistica.

Domenica scorsa, ad esempio, siamo andati a visitare il sito di Leontinoi. Un’occasione che ci è stata concessa grazie ad un’iniziativa privata di un gruppo di appassionati del luogo che, cogliendo l’occasione di una soleggiata giornata primaverile, ha voluto dedicarsi a questo sito e approfondire le proprie conoscenze su questo antico insediamento greco-calcidese che diede origine all’attuale Lentini.

Anche in questa occasione, abbiamo dovuto riscontrare le lacune logistiche e il lassismo delle amministrazioni locali, poco propense a un’inversione di tendenza rispetto un passato dal quale, per assurdo, non si riesce ad imparare nulla dagli errori, finendo spesso per emularli o ad aggravarli. Non poche difficoltà per raggiungere l’antica città, o per meglio dire, i resti della fortificazione muraria con annesse ricostruzioni della porta di accesso. Scarse e sommarie indicazioni stradali e, solo una conoscenza personale dei luoghi, può consentire di non perdersi tra i vari snodi stradali che collegano Lentini con Carlentini.

Giunti a destinazione, siamo stati accolti da due gentili signore che ci hanno mostrato un libro firme sul quale testimoniare la visita. Non abbiamo avuto la sensazione che la frequentazione di questo sito archeologico sia così diffusa. Ci è sembrato legittimo supporre che solo la gita programmata ha condotto tra i resti un numero accettabile di visitatori. Chiedendo in giro, qualcuno ci ha confermato che solo qualche sporadico appassionato di corsa campestre utilizza il parco per correre tra la macchia mediterranea, presente a ridosso delle antiche mura.

L’accesso è gratuito. Un particolare che sembrerebbe addirittura sminuire il valore riconosciuto al sito. Eppure il mito di Persefone e Ade rappresenta già un buon motivo per calpestare la terra dove vissero i nostri antenati. Un altro motivo è sicuramente il fatto che rappresenti il secondo insediamento greco in Sicilia, subito dopo quello di Naxos, nel messinese, dal quale provenivano i Calcidesi, guidati da Teocle.

All’interno del parco è possibile visitare i resti della cinta muraria. Si tratta di fortificazioni, costruite con un sistema detto a "tenaglia" e sono databili dal VI sec. a.C. in avanti. Sono stati identificati successivi rifacimenti e rafforzamenti, fino al III sec. a.C.. Di particolare interesse è il muro che circonda il colle San Mauro, risalente al IV sec. a.C., come dimostrerebbero i caratteri epigrafici dei marchi di cava presenti su alcune pietre. Davanti alla Porta Sud del sito, della quale è rimasto ben poco, è stata rinvenuta una necropoli con le caratteristiche tombe monumentali a gradoni, le cosiddette epitimbie, che erano riservate ai notabili della città.

Un pezzo della storia siciliana, di epoca ellenistica, che ci auguriamo possa solleticare la curiosità dei nostri lettori, da soddisfare con una visita al sito. Da parte nostra, ci impegniamo a segnalare altre eventuali occasioni di turismo culturale che, Lentinoi in questo caso, altri siti dell’isola possano offrire non solo ai visitatori occasionali dell’estate, ma anche a tutti i siciliani che, spesso inutilmente, ostentano una sicilianità, le cui valide motivazioni non sono sempre comprensibili.

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