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Lentini e la liquefazione dei partiti (1985-1990)

La storia politica di Lentini, in esclusiva per Girodivite. La decima puntata scritta del prof. Ferdinando Leonzio, dedicata al periodo 1985-1990.
di Ferdinando Leonzio - mercoledì 28 novembre 2018 - 779 letture

Molto si è detto e molto si è scritto contro la cosiddetta „Italia dei partiti“, caratterizzata dalla sistematica occupazione delle istituzioni da parte delle varie burocrazie politiche insediatesi ai vertici dei partiti e diventate inamovibili col sistema delle „cooptazioni“.

I partiti, tuttavia, non sono sempre stati così come noi oggi li conosciamo, caratterizzati da una forte centralizzazione attorno alla figura di un leader e capaci di strappare dalle mani degli elettori la loro unica possibilità di controllo sugli eletti: il voto di preferenza.

I partiti, come la Costituzione li ha previsti [1], avevano uno stretto legame col sistema democratico. I cittadini che vi si iscrivevano, che frequentavano le loro sedi, anche periferiche (allora c´erano!), si facevano portavoci dell’elettorato e, tramite i loro rappresentanti nelle istituzioni, erano in grado di influenzare le pubbliche decisioni. In essi si svolgeva pure un rigoroso e delettivo apprendistato per il personale che un giorno sarebbe stato delegato a gestire la cosa pubblica.

Ebbene, questo sistema, soprattutto negli anni dal 1985 al 1990, entrò in crisi e cominciò a liquefarsi, lasciando il posto a forme diverse (peggiori) di democrazia, quali il personalismo, il leaderismo, il verticismo e il populismo.

Questo ovviamente, in quegli anni, avvenne anche a Lentini.

Le elezioni comunali del 1985

Alle elezioni comunali del 12 maggio 1985 [2] la vittoria arrise – com´era logico – a quei partiti che avevano salvato l´ultima legislatura, messa in forse dalle risse in casa DC e promosso l´insediamente a Palazzo di Città di di una Giunta detta di “Alternativa democratica”, di cui il PCI (che pure aveva cercato di ostacolare in mille modi tale soluzione), aveva cercato poi, con mefistofelica furbizia, di attribuirsi il merito: il PSI e il PRI.

Il PSI (15,53 %) passò da 5 a 7 seggi, non avendo risentito della crisi interna che lo aveva investito, proprio alla vigilia delle elezioni e che – per sua fortuna – era stata ignorata dall´opinione pubblica. I risultati questa volta furono favorevoli ai gentiliani “puri”, guidati dal dott. Santo Ragazzi, che ebbero quattro dei sette seggi socialisti [3], mentre due [4] andarono alla corrente dei “medici”, sempre diretta dal dott. Delfo D´Anna, ma ormai in piena eclissi e uno [5] al gruppo facente capo all´avv. Delfo Pupillo, passato alla corrente lombardiana, provincialmente guidata dal dott. Turi Formica. Essendosi il Comitato Direttivo in carica, rivelato incapace di eleggere un nuovo segretario [6], le trattative per la formazione della nuova Giunta furono condotte da una delegazione presieduta dal capogruppo Santo Ragazzi.

Tale “novità” non era che uno dei primi segnali della trasformazione del PSI (ma anche degli altri partiti) da partito degli iscritti (250) a partito degli eletti (7), e per essi del loro leader.

Anche il PRI, che si era ormai ben radicato nel territorio, fu premiato dall´elettorato (8,48 %), passando da due a tre seggi [7]. Ma anche nel PRI c´erano stati cambiamenti significativi, in quanto la segreteria, con il sostegno determinante dei due Mangiameli, era passata dall´imprenditore Saro Renna al prof. Silvio Pellico. Il Renna, persona di notevole acume e fiuto politico, aveva intuito i cambiamenti che si avvicinavano all´orizzonte politico lentinese, e cioé che senza consiglieri comunali stava diventando assai difficile fare politica a Lentini. Aveva perciò costituito un proprio gruppo di minoranza, che poi era riuscito ad eleggere Enzo Reale.

Cambiamenti importanti si stavano verificando anche nel piccolo PSDI (3,82 %): Il partito che era stato di Delfo Castro, poi di Peppino Pisano, poi ancora dell´ing. Andrea Amore, era ora guidato da un nuovo gruppo dirigente, che aveva espresso l´unico consigliere comunale: il prof. Lorenzo Cattano.

Il PCI, che l´anno precedente aveva riacciuffato la maggioranza assoluta [8], alle comunali dovette accontentarsi di quella relativa (30,59 %), riconfermando comunque i precedenti tredici seggi [9].

La formula di governo locale (PCI, PSI, PRI, PSDI) si era nel complesso rafforzata, essendo passata dai 21 seggi della precedente legislatura ai 24 della nuova, per cui la sua riconferma apparve naturale [10].

Il secondo mandato di Mario Bosco

L´uscente Mario Bosco del PCI fu rieletto sindaco con 20 voti sui 24 che la maggioranza schierava in Consiglio Comunale. Essendosi un consigliere socialista [11] allontanato dall´aula prima delle votazioni e ipotizzando un´astensione di eleganza istituzionale del candidato sindaco, rimanevano pur sempre due franchi tiratori nella maggioranza. Segnale questo che non poteva essere ignorato.

Probabilmente malumori e personalismi stavano emergendo anche nel già monolitico PCI.

L´opposizione era composta principalmente dalla DC (30,25 %), che pagò lo scotto delle sue precedenti divisioni [12], perdendo ben 5 consiglieri, essendo passata dai precedenti 18 del 1980 ai 13 dell nuova legislatura [13]. Un altro segnale di malessere interno lo Scudo Crociato lo aveva avuto poco prima delle elezioni, quando Salvatore Martines, uno dei suoi esponenti di più vasta esperienza [14], aveva deciso di staccarsi dal partito e di presentare una propria lista, denominata Unione Democratica Leontina (UDL) [15]. La lista ottenne una buona affermazione (4,41 %) ed elesse un consigliere nella persona del suo leader Salvatore Martines, che dopo qualche tempo rientrò nella DC [16].

Pure all´opposizione rimasero il MSI-DN, in leggera crescita (3,38 %), che ottenne un consigliere [17] e, nonostante la successiva scomparsa del suo leader prof. Salvatore Sciuto e lo sbandamente che ne conseguì a livello locale, ancora per qualche tempo potrà contare su uno zoccolo duro, che gli consentirà di conseguire risultati apprezzabili, e il PLI (2,55 %), che dopo tanti anni ritornava in Consiglio Comunale con un suo consigliere [18].

Se la maggioranza di “Alternativa democratica” era uscita numericamente rafforzata dalle urne, lo stesso non poteva dirsi della sua compattezza politica. Mentre la Giunta operava alacremente, anche grazie al dinamismo del vicesindaco Ragazzi, il malcontento covava sotto la cenere praticamente di tutti e quattro i partiti che ne facevano parte e i dissensi politici che ne derivavano erano appesantiti anche dai forti antagonismi che vi andavano emergendo.

Nel gruppo comunista il malumore si stava trasformando in vera e propria dissidenza riguardante ben quattro consiglieri comunali, che in seguito finiranno per lasciare il partito [19].

Nel PSI, il cui vecchio Comitato Direttivo era stato dichiarato decaduto, non si era provveduto a convocare l´assemblea degli iscritti per eleggerne uno nuovo. Sicché il vuoto direzionale era stato riempito dal gruppo consiliare, che tendeva a sostituire nelle decisioni l´organo statutario, mentre all´interno del gruppo si affermava la leadership del gentiliano Ragazzi, con pregiudizio delle minoranze interne e di conseguenza della democrazia di partito. Sicché l´iniziale dissenso del consigliere Martello si era esteso ad altri settori del partito.

Nel PRI la divaricazione tra la segreteria del prof. Pellico, sostenuta dai due Mangiameli, e la minoranza di Renna e Reale andava allargandosi sempre più, fino a portare, in seguito, alla rottura ufficiale [20].

Perfino nel piccolo PSDI la residua pattuglia della vecchia guardia capitanata da Peppino Pisano cominciava a sentirsi emarginata.

Non stava molto meglio la minoranza, con una DC, con la Federazione commissariata e in provincia di Siracusa dilaniata dalla rivalità tra la sinistra demitiana di Brancati-Nicotra e gli andreottiani di Foti, da cui si staccherà il gruppo dell´on. Santi Nicita, che passerà ai gullottiani, mentre il MSI-DN dava segni di decadenza dopo la scomparsa del suo leader prof. Sciuto.

Le elezioni regionali del 1986

Alle regionali del 22 giugno 1986 a Lentini risultarono in crescita il MSI-DN (6,61 %), che riconquistò il seggio all´ARS e il PCI (41,10 %), che però perse uno dei suoi due seggi in provincia e non rielesse il sindaco Bosco. In crescita risultò anche la DC (32,55 %) e in calo tuti gli altri, con in testa il PSI (8,42 %).

Mentre covava sempre più il malessere nella maggioranza, la DC continuava a premere a tutti livelli per il suo ritorno nell´area del governo cittadino.

Le elezioni politiche del 1987

Alle politiche del 14 e 15 giugno 1987 si presentò per la terza volta, sempre per la Camera, l´on. Nicotra, la cui candidatura – risultata vincente - riuscì, ancora una volta, a trainare anche i risultati del suo partito [21].

Qualche mese dopo la latente crisi amministrativa finì per esplodere, sotto la duplice pressione dei dissensi interni e delle richieste democristiane e la Giunta presentò le sue dimissioni - che il 13 ottobre 1987 furono accolte dal Consiglio Comunale - con la motivazione ufficiale di voler favorire la formazione di una maggioranza più solida.

Intanto la sezione del PSI era riuscita ad eleggere finalmente un nuovo Comitato Direttivo di 15 componenti, che a loro volta elessero segretario il rag. Vitale Martello, il quale dunque si trovò ad affrontare la lunga e complicata crisi comunale. Si riapriva così il dialogo tra un PCI interessato a formare una maggioranza più forte numericamente [22] e quindi non soggetta a pressioni di singoli o di partiti ed una DC rimasta troppo a lungo lontana dal potere locale.

Terzo mandato per Mario Bosco

In questo clima fu facile celebrare un matrimonio d´interesse tra l´Elefante Rosso e la Balena Bianca, con un contratto di nozze che stabiliva per il PCI la riconferma della sindacatura e per la Dc la maggioranza in Giunta. Gli altri tutti fuori, a crogiolarsi nelle loro beghe.

In effetti ufficialmente i partiti laici [23], fra i quali stava sorgendo a livello nazionale una forma di intesa, onde potersi presentare assieme e non in ordine sparso nei vari confronti con la DC, si erano tirati fuori perché avevano intravisto nella nuova formula una specie di riedizione del compromesso storico [24]. Probabilmente nella loro decisione influì anche la consapevolezza che il loro ruolo e la loro presenza in Giunta, di fronte al connubio PCI-DC, sarebbero stati alquanto ridimensionati.

La nuova amministrazione, formata da tre assessori del PCI e cinque della DC [25], fu ancora una volta presieduta dall´on. Bosco, per la terza volta eletto sindaco.

La crisi politica

Poco dopo la formazione della Giunta, l´on. Nicotra, oberato dai troppi impegni politici, lasciò la segreteria della DC lentinese, che ritornò al rag. Pippo La Rocca.

Lo stesso fece il rag. Martello che, insofferente della tutela, vera o presunta, che il gruppo Ragazzi esercitava sulla sezione, lasciò la segreteria del PSI. A succedergli fu eletto, di stretta misura, col sostegno delle minoranze, per l´occasione coalizzate, il sindacalista UIL Alfio Ira [26].

Anche Ira, dopo qualche tempo, si troverà ad affrontare una nuova crisi politica, quando si dimetterà anche la terza giunta Bosco, quella PCI-DC.

Le cause della nuova crisi sono soprattutto da ricercarsi nei malumori interni della DC , isolata da tutti i suoi tradizionali alleati, tutti schierati all´opposizione, e quindi ritrovatasi troppo strettamente abbracciata ai suoi ex acerrimi avversari del PCI. Ampi settori dello Scudo Crociato, infatti, poco gradivano l´alleanza diretta, cioé senza altri partiti a far da cuscinetto, con i comunisti, cosa che avrebbe potuto alienare al loro partito le simpatie dei settori più moderati dell´elettorato lentinese.

I malumori e i ripensamenti diedero luogo ad analisi, a confronti, a riesami, che poi divennero trattative lunghe e laboriose per trovare una soluzione che soddisfacesse tutti. Quando essa fu trovata – almeno così si pensava – la giunta presieduta da Bosco rassegnò le dimissioni.

Santo Ragazzi sindaco

La soluzione, che sulla carta avrebbe dovuto lasciare tutti soddisfatti, prevedeva che ai due partiti più grossi, PCI e DC, fossero assegnati tre assessorati ciascuno, al PSI, peso medio, il sindaco e un assessore, e un assessore al PRI [27]. Tutti soddisfatti dunque?

Non si poteva certo dirlo dai primi segnali: la nuova maggioranza PCI-DC-PSI-PRI-PSDI aveva sulla carta 36 seggi sui 40 del Consiglio Comunale [28], ma il sindaco designato, il dott. Santo Ragazzi del PSI fu eletto (11-10-1988) con soli 20 voti. Il malumore dunque serpeggiava già in tutti i partiti e i nodi sarebbero presto arrivati al pettine.

Il XVIII congresso nazionale della DC (Roma, 17-22/2/1989) si concluse con il passaggio della segreteria da Ciriaco De Mita ad Arnaldo Forlani, e nel giro di qualche mese l´asse politico della DC si spostò verso destra e sorse il cosiddetto CAF [29].

A Lentini i risultati delle elezioni europee del 18 giugno 1989 rivelarono, a sinistra, un rafforzamento del PCI (40,26 %) e di DP (2,35 %), che ora poteva contare su tre consiglieri comunali, e una discreta affermazione di PSI (7,75 %) e PSDI (3,56 %) e, a destra, del MSI-DN (7,71 %). Ciò avvenne a danno dei due partiti laici PRI e PLI, che si erano presentati assieme (6,20 %) e della DC (26,91 %), a cui aveva probabilmente nociuto il ruolo di alleato, prima unico e poi nel calderone generale, del PCI e la dissonanza del quadro politico locale rispetto a quello nazionalmente perseguito dal CAF, che aveva seppellito ogni forma di collaborazione col PCI, privilegiando, invece, soluzioni di pentapartito.

L´ insoddisfazione della DC era tuttavia giunta a compimento già nell´aprile precedente, quando si era fatta strada l´idea di rivendicare il sindaco, essendo ormai essa divenuta, in C.C., il partito di maggioranza relativa [30].

Questa ipotesi aveva incontrato l´ostilità del PCI, timoroso di essere tagliato fuori da una nuova formula di governo locale, e suscitato un dibattito acceso nel PSI.

Qualche tempo dopo l´insediamento della giunta Ragazzi si era dimesso dalla sua carica il segretario della sezione del PSI Alfio Ira, deluso dall´atteggiamento di vari dirigenti, tutto mirato alle vicende comunali. Fu chiamato a succedergli Francesco Marino [31], subentrato in Consiglio Comunale al dimissionario architetto Grasso [32]. Marino nel marzo 1989 organizzò il congresso sezionale per il rinnovo del Comitato Direttivo della sezione, che lo riconfermò nella carica con 8 voti su 13, ma qualche mese dopo, per sopraggiunti dissensi sulla gestione della sezione, si dimise anche lui.

Il Comitato lo sostituì quindi con Lino Spada [33].

Fu proprio durante la segreteria Spada che si fece sempre più pressante la richiesta della DC di avere il sindaco. Il che aprì un amletico dibattito in seno al PSI: nella prospettiva di una più che probabile crisi della giunta Ragazzi era meglio schierarsi per una formula di sinistra, con cui a pieno titolo si poteva rivendicare la riconferma della sindacatura socialista, avendo però per conseguenza meno assessorati? Oppure era meglio allearsi con la DC in una formula di centro-sinistra, lasciando il sindaco allo Scudo Crociato, ma potendo ottenere più assessori? Quando, di fronte alla liquefazione della maggioranza che l´aveva sostenuta, l´amministrazione Ragazzi rassegnò le dimissioni, fu la seconda ipotesi a prevalere e Spada siglò l´accordo con DC e PRI.

La giunta di Davide Battiato

A presiedere la nuova Giunta di centro-sinistra DC-PSI-PRI [34], che durerà fino alla fine della legislatura, fu chiamato (1-8-1989) il geom. Davide Battiato [35], figura emergente della DC.

Verso le elezioni del 1990

Ci si avviava così alle nuove elezioni amministrative, le ultime che saranno tenute con il sistema proporzionale, fissate per il 6 e 7 maggio 1990, con una DC euforica per il suo trionfale ritorno ai vertici del Comune e per l´indubbia intraprendenza del sindaco, mentre il PCI, che si accingeva ad un´opposizione concreta, sulle cose, mirata ad affermare idee e scelte precise, puntava ad una rivincita, utilizzando le notevoli esperienze che aveva accumulato negli anni precedenti.

Il PSI, dal canto suo, si avviava ad una crisi organizzativa irreversibile: mentre il gruppo Ragazzi in qualche modo cominciò a disimpegnarsi dalla vita di partito, quello dell´avv. Pupillo, in qualche misura rinvigorito [36], confermò alla corrente di „sinistra socialista“, che si ispirava al pensiero di Riccardo Lombardi ed era ora provincialmente guidata dal dott. Ciccio La Face di Augusta.

Il PRI era costretto a fronteggiare il raggruppamento nato da una sua scissione: il già ricordato Movimento Democratico Repubblicano, a Lentini capeggiato dal suo ex segretario Saro Renna e dal consigliere Enzo Reale.

In piena crisi la sezione del MSI-DN, ormai priva dei suoi leader storici.

Una certa struttura si erano dati Democrazia proletaria guidata dal consigliere Paolo Di Falco e il PLI di Ossino Fisicaro.

In fibrillazione il PSDI per l´ingresso nelle sue file dell´attivissimo commerciante Alessio Alosi, il che però farà sentire emarginato parte del vecchio gruppo dirigente di Peppino Pisano che, per restare nel campo socialista, per un certo periodo guarderà con simpatia a ciò che era rimasto del PSI.

Nessuno di questi partiti immaginava che, negli anni della successiva legislatura, sarebbero tutti naufragati assieme alla Prima Repubblica...

Ferdinando Leonzio


In icona, foto di Mario Bosco.


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[1] Art. 49: „Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“.

[2] Contestualmente si tennero anche le elezioni provinciali.Il PCI di Lentini (38,32 %) elesse consigliere provinciale l´ex ufficiale partigiano e famoso penalista avv. Salvatore Lazzara, che per un certo periodo sarà anche assessore. Per la DC (31,98 %) fu eletto il rag. Roberto Addamo, che nel 1988-89 diverrà assessore all´Ecologia. Addamo, di area nicotriana, era stato consigliere comunale di Lentini, eletto nel 1975 e nel 1980 e, nel 1987, era diventato assessore all´Assistenza e alla Sanità nella giunta Fisicaro.

[3] Santo Ragazzi, divenuto capogruppo, l´architetto Carmelo Grasso, l´uscente Vittorio Maglitto, l´ex psiuppino Pippo Nicotra.

[4] Gli uscenti Nuccio Fisicaro e Angelo Celso.

[5] L´ex sindaco PCI rag. Vitale Martello.

[6] L´ultimo segretario, il prof. Ferdinando Leonzio, si era dimesso prima delle elezioni, non condividendo i criteri adottati per la formazione della lista. La segreteria collegiale (Pippo Cardello, Delfo D´Anna, Nello Greco, Santo Ragazzi, Lino Spada) a cinque (uno per ogni corrente) che lo aveva sostituito aveva praticamente lo scopo di assicurare una rappresentanza al partito in vista delle elezioni e si era poi sfaldata subito dopo. In seguito alle dimissioni della maggioranza dei suoi componenti il CD della sezione fu poi dichiarato decaduto dalla Federazione Provinciale.

[7] Gli uscenti Alfio Mangiameli e Nunzio Mangiameli e l´imprenditore Enzo Reale, astro nascente della politica lentinese, facente parte della minoranza interna.

[8] Alle europee del 17-6-1984, in cui aveva ottenuto il 52,4 %.

[9] Fra i riconfermati: l´on. Mario Bosco, sindaco uscente, il prof. Riccardo Insolia (ex sindaco e segretario del partito), il prof. Pippo Moncada (futuro segretario del PRC), il leader contadino Paolo Di Falco, l´abile politico Angelo Brancato. Fra i nuovi: l´ex segretario della sezione Elio Magnano, Salvatore Di Mari, Paolo Censabella, un giovane sindacalista partito da rappresentante aziendale e diventato poi segretario della Camera del Lavoro di Lentini e quindi segretario provinciale della FILLEA.

[10] La nuova Amministrazione fu così composta: Mario Bosco (sindaco), Angelo Brancato, Elio Magnano, Pippo Moncada (PCI), Santo Ragazzi (vicesindaco), Nuccio Fisicaro, Pippo Nicotra (PSI), Nunzio Mangiameli (PRI), Lorenzo Cattano (PSDI).

[11] Il rag. Vitale Martello.

[12] La crisi riguardava anche il livello provinciale, tanto che la Federazione Provinciale della DC venne commissariata (commissario l´on. Mario D´Acquisto).

[13] Fra gli eletti Natale Addamo, il geom. Davide Battiato, il giornalista Gianni Cannone, ex sindaco, il prof. Nino Mazzone, considerati il „braccio destro“ dell´on. Nicotra, il dott. Salvatore Moncada, leader della forte minoranza interna, la giovane promessa Enzo Runza, Enzo Vinci, Salvatore Basile, oltre a due valenti professionisti: il dott. Delfino Brancato (subentrato al rinunciatario Pippo La Rocca) e il dott. Concetto Madeddu, che in seguito si dimetterà, lasciando il posto (13-10-1986) al dott. Pippo Zarbano.

[14] Martines aveva fatto parte delle giunte presiedute da Centamore (PSI), Fisicaro (DC), Amore (PSDI), Bombaci (DC), Insolia (PCI) e Cannone (DC).

[15] La lista adottò come simbolo una margherita, quasi precedendo in ciò il noto partito “Democrazia è Libertà-La Margherita”, che avrà anch´esso come simbolo una margherita, fondato (2001) come cartello elettorale di centro-sinistra, poi costituitosi in partito vero e proprio (2002| e infine confluito (2007) nel Partito Democratico.

[16] Entrato a far parte del Comitato di Gestione dell´USL, Salvatore Martines lasciò in seguito il suo seggio al Consiglio Comunale. Gli subentrò il primo dei non eletti della lista di provenienza, il fratello rag. Giuseppe.

[17] Il prof. Salvatore Sciuto, il quale morirà nel corso della Legislatura. Gli subentrerà (13-10-1986) il primo dei non eletti, il sarto Salvatore Puglisi, il quale l´8-2-1988 si dichiarerà indipendente e successivamente aderirà alla DC.

[18] L´imprenditore Rosario Ossino Fisicaro.

[19] Renato Casetto lasciò il PCI il 27-1-1986 per poi aderire al PRI, collocandosi nella sua ala minoritaria Renna-Reale.

[20] In seguito la minoranza repubblicana aderirà a un movimento scissosi dal PRI, denominato Movimento Democratico Repubblicano (MDR).

[21] Infatti la DC ottenne a Lentini il 25,64 % al Senato e il 30,53 % alla Camera. La differenza percentuale indicava l´apporto personale di Nicotra.

[22] Il 17-11-1987 i consiglieri Salvatore Bifera, Claudio Bosco e Paolo Di Falco lasciarono il PCI per poi aderire a Democrazia Proletaria (DP), che aveva partecipato alle comunali del 1985, ma senza ottenere alcun seggio (0,98 %).

[23] PSI, PSDI, PRI, PLI.

[24] Non così i consiglieri Casetto e Reale, ormai in rotta con la maggioranza del PRI.

[25] La nuova Giunta Municipale risultava così composta: Mario Bosco (sindaco), Angelo brancato, Riccardo Insolia, Elio Magnano (PCI), Salvatore Moncada (vicesindaco), Davide Battiato, Pippo Laganà, Salvatore Martines, Alfio Mastrogiacomo (DC). L´elezione della Giunta Municipale avvenne con le nuove modalità stabilite dalla legge 6-3-1986 e cioè mediante l´apposizione di un SI o di un NO su una scheda recante la lista degli assessori proposta dal sindaco precedentemente eletto. Il SI espresso a maggioranza assoluta dei votanti implicava, oltre l´elezione degli assessori, anche l´assenso del Consiglio Comunale sul programma.

[26] Alfio Ira era entrato nel PSI nel 1981 e dal 1982 al 1985 era stato segretario della UIL di Lentini, per passare successivamente ai quadri provinciali del sindacato come segretario organizzativo provinciale.

[27] La nuova Giunta Municipale risultava così composta: Santo Ragazzi (sindaco), Nuccio Fisicaro (PSI), Nino Mazzone (vicesindaco), Alfio Mastrogiacomo, Salvatore Moncada (DC), Angelo Brancato, Elio Magnano, Simone Pulia (PCI), Alfio Mangiameli (PRI).

[28] Rimanevano fuori i tre di DP e il liberale. Il MSI-DN non aveva più consiglieri dopo l´adesione di Puglisi alla DC.

[29] Asse politico tra Craxi (segretario del PSI), Andreotti (Presidente del Consiglio) e Forlani (segretario della DC). Tale alleanza tendeva a privilegiare coalizioni di pentapartito (DC-PSI-PSDI-PRI-PLI), con esclusione quindi dei comunistri.

[30] La DC, dopo l´adesione di Martines e di Puglisi poteva ormai contare su 15 consiglieri, mentre il PCI, in seguito alla defezione di Casetto, Bifera, C. Bosco e Di Falco, era rimasto con 9 consiglieri.

[31] Francesco Marino era un operaio da tempo attivista della CGIL, che nel 1986 era passato alla UIL. Aveva aderito al PSI nel 1980.

[32] Questo avvicendamento aveva, fra l´altro, fatto perdere ad dott. Ragazzi la leadeship nella sezione del PSI, non avendo più la maggioranza nel gruppo consiliare.

[33] Lino Spada era un piccolo commerciante che era entrato in politica nelle file del PSIUP ed era poi passato al PSI, con l´intervallo di una breve militanza nel PCI. Spada sarà l´ultimo segretario della sezione del PSI di Lentini.

[34] Segretari dei tre partiti alleati erano allora rispettivamente Pippo La Rocca, Lino Spada e Silvio Pellico. La GM risultò così composta: Davide Battiato (sindaco), Gianni Cannone, Nino Mazzone, Turi Moncada, Enzo Vinci (DC), Nuccio Fisicaro (vicesindaco), Angelo Celso, Pippo Nicotra (PSI), Alfio Mangiameli (PRI).

[35] Per la carica di sindaco, nella DC era emersa anche la candidatura di Alberto Di Mari, ma alla fine a prevalere fu quella di Battiato. Quest´ultimo era stato eletto una prima volta consigliere comunale nel 1980 e, nel 1982, era entrato a far parte della prima giunta Cannone, diventando successivamente capogruppo. Nella legislatutura in corso era stato assessore nella terza giunta Bosco (PCI-DC), eletta nel 1987.

[36] Vi aderivano, fra gli altri, il rag. Vitale Martello, il di lui fratello Salvatore Martello, ex responsabile organizzativo del PCI, Il dott. Alfio Lombardo, il prof. Ferdinando Leonzio, il dott. Nello Greco, il fedele militante socialista Andrea Risuglia. Alle elezioni comunali del 1990 la corrente candiderà Enzo Pupillo, futuro dirigente di spicco di Alleanza Democratica (AD) e poi del Patito Democratico (PD).


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