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Lentini e la fine della Prima Repubblica (1990-1993)

La storia politica di Lentini, in esclusiva per Girodivite. L’undicesima puntata scritta del prof. Ferdinando Leonzio, dedicata al periodo 1990-1993.
di Ferdinando Leonzio - mercoledì 9 gennaio 2019 - 2138 letture

Le elezioni del 1990

L’entusiasmo con cui la DC, forte della buona riuscita dell´amministrazione Battiato e della sua riconquistata compattezza, si avviò alle elezioni provinciali e comunali del 6 e 7 maggio 1990, a scrutini fatti risultò del tutto giustificato.

Alle provinciali essa conseguì un ottimo 41,45 % e riconfermò il rag. Roberto Addamo [1], intanto divenuto uno dei più noti leader democristiani del Lentinese.

Alle comunali il successo fu ancora più solido (41,58 %) e la DC ritornò in Consiglio Comunale, ancora ignara delle nuvole che si addensavano sul suo futuro, con 18 consiglieri [2], eguagliando il primato raggiunto nel 1980. Rilevante il successo personale di preferenze del rag. Pippo La Rocca [3], già segretario [4] della sezione dc e, per molti anni alla guida dell´Ospedale Civile di Lentini.

Abbastanza bene se la cavarono anche gli alleati in Giunta (PSI e PRI) della Democrazia Cristiana. I socialisti, in particolare, nonostante la disorganizzazione con cui avevano affrontato le elezioni e la loro sempre accesa conflittualità interna, o forse proprio grazie ad essa, ottennero alle comunali il 12,54 %, scendendo però da 7 a 5 consiglieri [5]: la forte concorrenza fra i candidati, e quindi il loro spasmodico impegno nella caccia alla preferenza, avevano fatto conseguire al PSI risultati che, se non erano esaltanti, non erano neanche disastrosi [6].

Nel gruppo consiliare c´era però un grave elemento di debolezza, che ben presto avrebbe giocato un ruolo negativo: i cinque eletti avevano ciascuno una diversa collocazione correntizia o erano collegati a diverse e concorrenti personalità del partito a livello provinciale. Se si considera, inoltre, che il gruppo consiliare ormai, di fatto, surrogava gli organi statutari del partito (Comitato Direttivo), si può intuire il caos organizzativo che ne derivava e il motivo per cui la sezione di Lentini si dissolverà prima dello scioglimento del partito a scala nazionale.

Il Partito Repubblicano Italiano (7,61 %), guidato dal prof. Silvio Pellico e ormai saldamente radicato nel territorio, nonostante avesse dovuto affrontare una consistente scissione, capeggiata dal suo ex segretario Saro Renna e dal consigliere di minoranza Enzo Reale, aveva riconfermato i tre seggi nel Consiglio Comunale che aveva avuto nella precedente legislatura [7]. È generale convincimento, come i fatti futuri confermeranno, che il buon risultato del PRI era ascrivibile, in larga misura, alle notevoli qualità di aggregazione del consenso, dimostrate da Nunzio Mangiameli [8].

Anche i suoi cugini-rivali del Movimento Democratico Repubblicano (MDR), in cui gli scissionisti erano confluiti, se la cavarono egregiamente (4,58 %), eleggendo, al loro esordio elettorale, ben due consiglieri [9]. Anche in questo caso un ruolo significativo nel conseguimento del buon successo aveva avuto l´imprenditore Enzo Reale, anch´egli ottimo catalizzatore di consensi [10].

Piuttosto male andarono le cose per la maggiore forza d´opposizione, il PCI, il cui simbolo, in una scheda elettorale, apparve per l´ultima volta.

La sua forza elettorale risultò drasticamente, e questa volta definitivamente, ridimensionata (21,57 %) [11], scendendo da 13 a 9 consiglieri comunali [12], ma rimanendo comunque numericamente la seconda forza presente nel Consiglio Comunale.

Ma avvenimenti ben più importanti investivano la sorte del PCI, per il quale all´orizzonte si profilavano grosse novità. Già dal 1989 si era verificata la caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989), che simboleggiava l´inizio di una nuova era in cui nell´Europa orientale cadevano i regimi comunisti, per lasciare il posto ad istituzioni democratiche, cui sarebbe seguita la dissoluzione dell’URSS (26 dicembre 1991).

Il segretario del PCI Achlle Occhetto [13] si era fatto interprete dell´esigenza di rinnovamento per il PCI, nonostante questo partito avesse già una sua peculiarità rispetto ad altri partiti fratelli. Di conseguenza, in occasione del XIX congresso nazionale del partito (Bologna, 7-11 marzo 1990), aveva proposto di avviare la costituzione di un nuovo partito che si inserisse nell´alveo della socialdemocrazia europea. La mozione del segretario era prevalsa col 67 % dei consensi.

Democrazia Proletaria, col suo 3,23 % aveva ottenuto un seggio al Consiglio Comunale, ma, con sorpresa di tutti gli osservatori politici, esso non era stato conquistato – come da tutti previsto - dal suo attivissimo leader Paolo Di Falco, ma era andato a un esordiente Alfio Scandurra, il quale, peraltro, il 22 febbraio 1991, aderirà al PSDI.

Quest´ ultimo partito, ormai saldamente in mano al commerciante Alessio Aloisi, ora suo unico rappresentante in Consiglio Comunale, ben collegato con gli organi regionali e centrali della socialdemocrazia, aveva confermato le posizioni (4,06%) delle precedenti comunali. Aloisi si rivelerà battagliero oppositore e critico impietoso di vari esecutivi. Il gruppo socialdemocratico della vecchia guardia, capeggiato da Peppino Pisano, sentendosi emarginato, aveva però scelto di appoggiare la lista del PSI.

Scomparve, dal consesso civico, un partito tradizionale, quale era stato il MSI-DN, che col suo 1,99 % non riuscì a conquistare nemmeno un seggio.

Il PLI, invece, ben guidato dall´imprenditore Rosario Ossino Fisicaro, confermò il suo unico seggio, attribuito appunto al suo leader. Il partito, nel corso della legislatura, riuscirà a giocare un certo ruolo nella politica locale.

Il sindaco La Rocca

Lo scenario, appena descritto, derivante dai risultati elettorali, non lasciava spazio se non alla riconferma della precedente formula tripartita DC-PSI-PRI, ma con un´ importante variante.

La sindacatura Battiato, pur potendo vantare dei buoni risultati, non poteva avere la forza di contrastare l´enorme successo personale di La Rocca, cui dunque lo Scudo Crociato decise di affidare la guida del Comune. Nel corso delle trattative si verificò un inghippo: il PSI, nonostante la perdita di due consiglieri, chiedeva la riconferma dello stesso numero di assessori (tre) che aveva nella uscente giunta Battiato. Motivava la sua richiesta con l´argomentazione che si dovesse tener conto, non del peso numerico, ma di quello politico, del partito. Voleva, inoltre, impedire che la DC avesse in Giunta, oltre il sindaco, anche la maggioranza assoluta [14], che non aveva in Consiglio Comunale, ed in ciò era assecondata dal PRI. Infatti nell´esecutivo, in base alla sua proposta ci sarebbero stati tre assessori del PSI, uno del PRI e uno del MDR, oltre i quattro della DC su un totale di nove componenti.

La DC, dal canto suo, invece dava rilevanza al calo del PSI e, soprattutto, al fatto che la composizione del gruppo socialista difficilmente avrebbe garantito la compattezza dello stesso, per cui appariva assai probabile che i consiglieri rimasti fuori della Giunta avrebbero potuto svolgere un´azione di fronda. Si aggiunga infine che da parte del PCI sembrava trasparire, seppure in maniera assai sfumata, una sorta di benevola attesa.

A dare un´accelerata alle tortuose trattative ci pensò il candidato sindaco La Rocca, noto per il suo „decisionismo“, il quale modificò impostazione e orientamento e concluse un accordo, per una giunta di centro, col MRD (2 seggi) e col PLI (1 seggio) che, assieme ai 18 della DC avrebbero assicurato una maggioranza di 21 consiglieri sui 40 del Consiglio Comunale Particolare curioso: poco dopo la conclusione dell´accordo, il PSI portò la sua richiesta di assessori da 3 a 2, ma quando era ormai troppo tardi! PSI e PRI rimasero perciò fuori dell´esecutivo cittadino.

La nuova Giunta, presieduta da La Rocca, insediatosi il 25 giugno 1990, contava sei assessori della DC, 1 del MRD e 1 del PLI [15].

Il terremoto del 13 dicembre 1990

Dopo qualche mese la nuova Amministrazione, per l´occasione sostenuta da tutte le forze politiche, si trovò a dover fronteggiare una drammatica emergenza: quella causata dal terribile terremoto del 13 dicembre 1990, durante il quale il sindaco La Rocca mise in campo tutte le sue capacità manageriali.

Superato, però, questo tragico periodo, la risicata maggioranza che sosteneva la giunta rivelò tutta la sua intrinseca debolezza, numerica e politica, soprattutto per le eterne rivalità in seno al gruppo DC. Per cui il La Rocca decise di anticipare i tempi e, il 15 febbraio 1991, rassegnò le dimissioni, ufficialmente motivate dalla volontà di favorire la formazione di una maggioranza più ampia.

Il 14 aprile 1991 La Rocca fu rieletto sindaco, ma con una diversa e più forte maggioranza (28 consiglieri), questa volta di centro-sinistra, DC-PSI-PRI-MDR [16].

Il 16 e il 17 giugno 1991 si svolsero le elezioni regionali, le ultime a cui partecipò la DC, che riconfermò la sua forza, conseguendo il 41,41 %. Tali risultati favorirono la costituzione di un asse tra andreottiani e forlaniani, che ebbe per conseguenza una certa emarginazione della sinistra demitiana, provincialmente guidata dagli on. Nitto Brancati ed Enzo Nicotra.

Intanto i segni del malessere che serpeggiavano nella DC nazionale si scaricavano sulla compattezza provinciale del partito, agitato dalle lotte di frazione, che non riusciva a darsi i normali organi statutari, con la federazione di Siracusa, dal 1990 governata da un commissario [17], che aveva, a sua volta, affidato la direzione della sezione di Lentini a un „Comitato di Reggenza“ composto da Rosario Lo Faro, Salvatore Martines, Nino Mazzone, Claudio Rossitto e dal capogruppo consiliare Davide Battiato, quest´ultimo con le funzioni di coordinatore.

Alla fine i malumori cronicamente serpeggianti fra i partiti e nel gruppo DC, dopo pochi mesi (ottobre 1991), indussero La Rocca a rassegnare le dimissioni, augurandosi „di contribuire, con tale gesto, a provocare un profondo chiarimento in tutte le forze politiche“.

Intanto in seno al PSI proseguiva lo sfaldamento organizzativo. I locali della sezione erano stati disdetti alla fine del 1991 e da allora erano praticamente cessate le riunioni del Comitato Direttivo, del resto già da tempo in pratica esautorato dai consiglieri comunali, attorno ai quali ruotavano piccoli gruppi di militanti, amici di questo o quel consigliere. Tutto ciò con grave pregiudizio della democrazia interna e con la dispersione della base, ormai esclusa dalla vita e dalle decisioni del partito. Non potevano mancare i riflessi elettorali di una simile situazione, come evidenziò il forte calo alle recenti regionali (8,05 %). I cugini del PSDI, galvanizzati dall´attivismo di Aloisi, ma soprattutto dalla presenza nella loro lista, come indipendente, dell´ex Presidente dc della Regione Sicilia Santi Nicita, ottennero, invece, un buon 6,63 %, mai raggiunto dopo Castro.

Il PCI cambia nome e diventa PDS

Ma i cambiamenti più importanti avvennero nel PCI. Il segretario nazionale Occhetto, il 10 ottobre 1990, annunciò il nome del nuovo partito: Partito Democratico della Sinistra (PDS), con simbolo una quercia, alla cui base stava il vecchio emblema, rimpicciolito, del PCI.

Nel precongresso sezionale del PCI di Lentini, che sarà definito il congresso del SÌ e del NO (alla proposta Occhetto) erano state presentate tre mozioni [18]:

A) Una presentata da Angelo Brancato, considerata „di centro“, che si richiamava alle posizioni di Occhetto, ed era ovviamente favorevole al cambiamento;

B) un´altra, presentata dall´on. Mario Bosco, che si rifaceva alle posizioni dei „miglioristi“ (ala „destra“) nazionalmente rappresentati da Giorgio Napolitano [19], anch´essa schierata per il SÌ;

C) Una terza, detta dei „comunisti unitari“, che si richiamava a Pietro Ingrao (la „sinistra“), contraria ai mutamenti proposti, di cui gli esponenti più noti a Lentini erano l´on. Guido Grande e l´ex segretario della sezione Elio Magnano, che risultò largamente minoritaria.

Ma nell´elezione del nuoco Comitato Direttivo, che ne era seguita, le alleanze erano state capovolte e la corrente di Brancato si era alleata con quella di Magnano, che ridivenne segretario, lasciando pertanto all´opposizione interna la corrente facente capo all´on. Bosco [20].

Nel successivo XX congresso nazionale, quello decisivo, l´ultimo del PCI, iniziato a Rimini il 31 gennaio 1991, erano ancora prevalse le posizioni riformatrici di Occhetto-Napolitano, condivise da molti „quarantenni“ [21], mentre per il fronte del „NO“ si erano schierati molti vecchi big del Partito [22].

Una parte della sinistra comunista [23], quella facente capo a Cossutta, aveva deciso di non aderire al nuovo partito e di costituirsi in Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC). Dopo la confluenza in esso di Democrazia Proletaria (9 giugno 1991) e del filocinese Partito Comunista d´Italia marxista-leninista (15 settembre 1991), col suo primo congresso (Roma, 12-15 dicembre 1991) il movimento deciderà di trasformarsi in Partito della Rifondazione Comunista (PRC), conosciuto anche semplicemente come Rifondazione Comunista (RC).

Anche a Lentini aveva vinto la stessa linea di Rimini, sostenuta da due diverse liste: quella occhettiana di Angelo Brancato e quella „migliorista dell´on. Mario Bosco. Una terza lista, vicina ai „comunisti democratici“ era stata presentata da Elio magnano e Guglielmo Tocco, che resteranno dunque nel nuovo partito PDS. Segretario del PDS sarà eletto il sindacalista Paolo Censabella.

Non avevano partecipato al voto del precongresso sezionale i militanti che si rifacevano alle posizioni di Cossutta e Garavini, a Lentini guidati dall´on. Guido Grande [24], che decisero di costituire a Lentini il MRC, con segretario Paolo innocenti e con un unico consigliere comunale: Turi Di Mari. Quando però nel MRC confluì Democrazia Proletaria, a Lentini guidata da Paolo Di Falco, l´on. Grande ritenne tale innesto incoerente con i principi che avevano ispirato la sua azione e lasciò RC, seguito da Innocenti, Santocono e Di Mari, che pertanto in Consiglio Comunale si dichiarò indipendente. Successivamente questo gruppo rientrerà nel PDS, mentre RC si darà un nuovo segretario nella persona di Andrea La Ferla, un ex emigrato rientrato dalla Svizzera.

Grande rimescolamento di sigle e di personaggi, come si vede, in cui non è facile destreggiarsi.

Il sindaco Elio Magnano

Intanto la crisi comunale seguita alle dimissioni della giunta La Rocca si trascinava stancamente da due mesi in frequenti e laboriosi, ma anche inconcludenti e inutili, incontri e riunioni, mentre l´attività amministrativa era paralizzata, fino a quando essa non fu sbloccata dal capogruppo del PDS Elio Magnano, il quale propose la formazione di una „giunta di programma“, da costituirsi al di fuori degli schieramenti politici [25]. Vi aderirono il PDS [26], sette consiglieri della DC [27], capeggiati dal sindaco uscente La Rocca, il PRI, Il MDR, il PLI e il consigliere del PSI Santo Ragazzi, contro il parere degli altri consiglieri del suo gruppo.

Nella seduta del Consiglio Comunale del 10 dicembre 1991 dunque Magnano venne eletto sindaco, con 23 voti, contro i 15 riportati dal dott. Salvatore Moncada (DC), a capo di una giunta composita [28]. Il PSI ufficiale rimase all´opposizione, come dichiarò il capogruppo Marino in Consiglio Comunale, ma nessun provvedimento disciplinare poté essere preso nei confronti del dott. Ragazzi, non esistendo più gli organi di partito idonei. I restanti consiglieri socialisti dovettero accontentarsi di un loro manifesto di disapprovazione, rimasto ovviamente senza conseguenze pratiche. Il consigliere Scandurra decise di appoggiare il tentativo di Magnano.

Non mancarono le (garbate) polemiche fra i consiglieri democristiani favorevoli alla soluzione Magnano e quelli contrari. Ma va rilevato che le lacerazioni non riguardavano la sola DC, ma tutti i partiti, il cui ruolo di cerniera tra le istanze della società civile e le pubbliche istituzioni andava inesorabilmente esaurendosi sempre più.

Due avvenimenti sono da segnalare nel corso della sindacatura Magnano, entrambi collegati alla festa di S. Alfio del 1992: la venuta a Lentini di un gruppo di pellegrini – calorosamente accolti - di Vaste, frazione del Comune di Poggiardo (LE), luogo natìo dei tre fratelli cristiani Alfio, Filadelfo e Cirino, martirizzati e uccisi a Lentini, nell´ambito della persecuzione dell´imperatore Valeriano del 253; il concerto tenuto dalla Banda musicale dell´Esercito Italiano in piazza Umberto il pomeriggio dell´11 maggio.

A decretare la fine della giunta Magnano furono, seppure indirettamente, le elezioni politiche del 5 e 6 aprile 1992, che si sarebbero svolte col sistema della preferenza unica, secondo quanto stabilito da un referendum popolare del 9 giugno 1991, promosso da Mario Segni [29], che aveva abrogato la preferenza plurima alle elezioni.

All´approssimarsi delle elezioni, i vertici siracusani dello Scudo Crociato, al fine di evitare il disimpegno e la conseguente perdita elettorale, eventualmente derivanti dalle divisioni in atto nella DC lentinese, consapevoli che un danno al partito sarebbe stato anche un danno per tutte le correnti, misero da parte rivalità e risentimenti e si adoperarono per ricompattare il lacerato gruppo consiliare.

Si svolse, pertanto, a Lentini, una riunione plenaria, presieduta dal coordinatore Battiato, a cui parteciparono esponenti locali e provinciali di tutte le componenti.

Dall´incontro scaturì un accordo generale che sanava le precedenti fratture e accantonava anche ogni velleità di provvedimenti disciplinari nei confronti di chicchessia. Agnello sacrificale della ricostituita unità democristiana non poteva che essere la giunta Magnano, il cui destino apparve dunque segnato.

Un problema particolare si pose per il deputato nazionale lentinese Enzo Nicotra, di fronte alla sua terza candidatura. Nicotra, ormai da molto tempo, aveva lasciato la corrente andreottiana, per aderire alla sinistra demitiana, in Sicilia guidata dall´ex Presidente della Regione Sicilia Rino Nicolosi e in provincia di Siracusa da Nitto Brancati. Nelle due precedenti occasioni in cui era stato eletto, cioè nel 1983 e nel 1987, Nicotra era stato sostenuto dalla sua nuova corrente, ma nel 1992 lo stesso Nicolosi, dimessosi da deputato regionale (22 ottobre 1991), manifestò la volontà di candidarsi alla Camera dei deputati nella stessa circoscrizione di Catania (Sicilia orientale) di Nicotra, il che avrebbe privato quest´ultimo di un notevole e sperato apporto.

Per di più le elezioni, seppure ancora col sistema proporzionale, si sarebbero svolte col nuovo sistema della preferenza unica, il che avrebbe impedito i collegamenti tra candidati, le cosiddette „cordate“, che consentivano abbinamenti e alchimie varie. Insomma, Nicotra quella volta se la doveva vedere proprio da solo.

Come se non bastasse non tirava più un vento favorevole alla DC, logorata da molti anni di potere e di sottopotere che ne avevano diminuito l´originaria tensione ideale e cristiana, cosa che faceva prevedere anche un calo di consensi e perciò una perdita di seggi in Parlamento.

In questo grigio quadro le sorti politiche del Nicotra apparivano alquanto incerte; ma, dopo qualche perplessità, il politico lentinese decise di affrontare ugualmente la nuova battaglia.

Benché a livello nazionale la DC subisse un forte calo, precipitando al 29,7 %, nella circoscrizione della Sicilia orientale, in controtendenza, passò dagli 11 seggi che aveva in precedenza a 12. E il dodicesimo eletto fu proprio Nicotra [30] Il quale successivamente sarà eletto Presidente della Commissione Giustizia della Camera.

Tuttavia nuove nubi si addensavano sulla prestigiosa carriera del parlamentare lentinese: il ricorso del primo dei non eletti della sua stessa lista, tendente ad ottenere un ricalcolo delle preferenze.

La giunta di Nino Mazzone

La seduta del Consiglio Comunale del 21 maggio 1992, dopo gli interventi dei maggiori esponenti democristiani e l´annuncio del loro raggiunto accordo che faceva superare la situazione di emergenza che era stata affrontata dalla giunta Magnano, si concluse con le dimissioni di quest´ultima.

La crisi che si aprì fu, come al solito, lunga e tormentata e si concluse con la formazione di una nuova maggioranza di centro-sinistra DC-PSI-PRI e con una giunta [31] presieduta dal prof. Nino Mazzone [32].

La vita della giunta Mazzone (22 luglio 1992/15 ottobre 1992), l´unica eletta col nuovo sistema elettorale [33], fu breve e travagliata, soprattutto per la crescente tensione fra i partiti e nei partiti e per i dissapori tra il sindaco e gli assessori del PSI, al punto che, nell´ottobre 1992, Ciccio Marino e Lino Spada si dimisero da assessori.

La residua maggioranza rimasta, di appena 21 consiglieri (18 DC + 3 PRI) scoraggiò il sindaco dal proseguire la sua attività. Molti consiglieri, inoltre, si resero conto che era impresa assai ardua sperimentare o semplicemente immaginare nuove formule, dal momento che, nel corso della legislatura, tutte quelle possibili erano state realizzate ed erano regolarmente fallite, e cominciarono a propendere per lo scioglimento del Consiglio Comunale.

Il 15 ottobre 1992 il sindaco si presentò dimissionario e annunciò le sue dimissioni anche da consigliere comunale. Nel corso della seduta si dimisero anche altri 29 consiglieri comunali di vari partiti e altri 8 lo fecero successivamente, creando, con questo gesto, le premesse giuridiche per lo scioglimento del consesso civico.

I Commissari Politi e Vella

Fra gli assessori l´unico a non dimettersi fu Alfio Mastrogiacomo (DC), a cui pertanto, in base all´ordinamento degli Enti Locali, spettò svolgere, per un breve periodo (19-10-1992/29-10-1992) le funzioni sindacali fino all´arrivo del Commissario Regionale dott. Angelo Politi (29-10-1992/15-2-1993), poi sostituito dal Commissario Straordinario dott. Antonino Vella (16-2-1993/13-12-1993).

Si chiudeva così una tormentata legislatura, caratterizzata, fra l´altro, dal dissolvimento organizzativo di alcuni partiti, dai profondi cambiamenti avvenuti in altri e dalla comparsa di nuovi soggetti politici. A fare da spartiacque tra Prima e Seconda Repubblica sarà, simbolicamente, la nuova legge sull´elezione diretta del sindaco Dallo scioglimento del Consiglio Comunale alle nuove elezioni (21 novembre 1993) sarebbe trascorso oltre un anno, durante il quale vari partiti, la cui attività era ruotata essenzialmente attorno all´ amministrazione del Comune, costretti ad una prolungata astinenza, si sfaldarono, mentre l´intero mondo politico nazionale era investito dal vento sempre più impetuoso di Tangentopoli, in seguito all´inchiesta detta Mani Pulite.

PSDI e PLI di Lentini organizzativamente cessarono di fatto di esistere, prima ancora delle loro organizzazioni nazionali.

Nel PSI il prestigioso segretario Bettino Craxi rassegnò le dimissioni (11-2-1993) dopo oltre un decennio di leadership quasi incontrastata, durante il quale si era realizzata nel partito – accanto a significativi successi politici - una sorta di „mutazione genetica“, che aveva visto molti militanti e validi dirigenti [34] lasciare il partito o appartarsi, mentre affluiva in esso una massa di „nani e ballerini“ [35].

A succedere al carismatico segretario fu chiamato l´ex segretario generale della UIL Giorgio Benvenuto, che durò in carica appena cento giorni, travolto dalle difficoltà finanziarie e politiche [36]. Al suo posto fu eletto l´ex segretario aggiunto della CGIL Ottaviano Del Turco, al quale non resterà altro che guidare il partito verso lo scioglimento, che avverrà nel 1994.

La crisi nazionale del PSI non poteva non diffondersi in periferia. A Siracusa fu eletto segretario della Federazione il deputato regionale dott. Carmelo Saraceno, ex segretario provinciale della UIL, che sarà l´ultimo della serie, il cui attaccamento agli ideali socialisti dovrà arrendersi di fronte allo sfacelo organizzativo in atto nel partito.

A Lentini sintomo del disagio nelle file socialiste furono le dimissioni dal PSI di uno dei suoi più qualificati dirigenti, il dott. Santo Ragazzi.

Anche la DC nazionale si dibatteva in un estremo tentativo di rinnovamento che il 12 ottobre 1992 portò alla segreteria, al posto di Arnaldo Forlani, il senatore bresciano Mino Martinazzoli [37], mentre il gruppo dirigente locale appariva disperso e disorientato: finirà per essere ristretto alla sola reggenza collegiale che, alcuni mesi prima dell´elezione del nuovo sindaco, sarà sostituita da un reggente unico, Salvatore Martines, ultimo rappresentante ufficiale della DC lentinese [38].

La caduta organizzativa della DC lentinese era in parte riconducibile alle vicende politiche del suo maggior leader, l´on Enzo Nicotra. La Giunta delle Elezioni della Camera dei Deputati, alla fine del novembre 1992 aveva preso in esame il ricorso con cui il primo dei non eletti aveva chiesto il riconteggio dei voti di preferenza e aveva finito per accoglierlo, proponendone all´aula, che aveva l’ultima parola in merito, l´approvazione.

E l´approvazione arrivò, per un solo voto, con 150 voti per l´accoglimento del ricorso e 149 per il non accoglimento [39].

Il leader democristiano non si perse comunque d´animo e, sul finire del dicembre 1992, riunì a Lentini i suoi sodali, per invitarli a mobilitarsi per una corretta campagna di tesseramento, preludio ad una battaglia congressuale, che mettesse fine all´egemonia degli andreottiani nella Federazione di Siracusa, abbandonando per l´occasione le vecchie alchimie politiche, i sapienti dosaggi, i diplomatici compromessi a favore di un decisivo confronto a viso aperto. Ma il destino del partito era ormai segnato. Il 23 luglio 1993 il segretario Martinazzoli riunì un´„Assemblea programmatica costituente“, aperta a molti „esterni“, che si concluse con la decisione di dar vita ad un nuovo soggetto politico, di ispirazione cristiana e popolare, dei cattolici democratici.

Così malinconicamente, a Lentini, tramontava la Prima Repubblica. Si apriva nella città di Gorgia un futuro senza DC, PCI, PSI, PSDI, PLI, e presto senza PRI e MSI-DN, mentre facevano capolino soggetti nuovi, come il Partito Popolare italiano, il Centro Cristiano democratico, Mani Pulite, Alleanza Democratica, Alleanza Nazionale, Forza Italia, Rifondazione Comunista, e si consolidava il ruolo del PDS, ormai unica forza politica cittadina organizzata, nelle cui file stava emergendo un nuovo personaggio, destinato a un ruolo importante nella storia della Città: Turi Raiti.

Ferdinando Leonzio


Immagine in icona: Elio Magnano.


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[1] Il rag. Addamo nel periodo 1991/94 sarà assessore provinciale alla Pubblica Istruzione, allo Sport e al Personale.

[2] Questi gli eletti: Natale Addamo, Maria Arisco, Salvatore Basile, Davide Battiato (capogruppo), Alberto Di Mari, Francesco Fisicaro, Pippo La Rocca, Alfio Linfazzi, Giuseppe Martines, Alfio Mastrogiacomo, Nino Mazzone, Turi Moncada, Enzo Runza, Carmelo Russo, Rosario Siena, Alfio Toscano, Aldo Vasta, Enzo Vinci.

[3] Pippo La Rocca, nato a Francofonte il 23-12-1938, ma trasferitosi giovanissimo a Lentini, era stato eletto per la prima volta consigliere comunale nel 1964; riconfermato nel 1970 e nel 1975, era stato assessore nella giunta Amore (PSDI) e nella giunta Bombaci (DC); dal 1969 al 1976 era stato Commissario dell´Ospedale Civile di Lentini, di cui era poi divenuto Presidente nel 1989-90; aveva anche ricoperto varie cariche nel partito, fra cui, per due volte, quella di segretario della sezione di Lentini.

[4] La Rocca fu l´ultimo segretario della Dc lentinese. A succedergli sarà un “Comitato di Reggenza” della sezione, con coordinatore Davide Battiato.

[5] Angelo Celso, Nuccio Fisicaro, Ciccio Marino (capogruppo) Lino Spada, Santo Ragazzi.

[6] Infatti alle contestuali provinciali, dove non c´era stata tale grande concorrenza, il risultato si era fermato al 9,10 %.

[7] Alfio Mangiameli (capogruppo), Nunzio Mangiameli e il neoeletto rag. Umberto Ferriero, dipendente USL.

[8] Alle provinciali, dove la presenza dei candidati si faceva sentire di meno, il PRI si era fermato al 5,87 %.

[9] L´uscente Enzo Reale e il neo eletto Giuseppe Greco.

[10] Alle provinciali, infatti, il MDR ottenne solo il 2,28 %.

[11] Alle provinciali conseguì però a Lentini il 27,65 % ed elesse al Consiglio Provinciale l´ex sindaco on. Mario Bosco.

[12] Cirino Cillepi (ind.), Alfio Cormaci, Turi Di Mari, Alfio Gaeta, Lucio Inserra (ind.), Alfio La Ferla, Elio Magnano (capogruppo), Turi Randazzo, Guglielmo Tocco.

[13] Occhetto era succeduto, il 21-6-1988, nella segreteria del PCI, ad Alessandro Natta.

[14] La Giunta Municipale di Lentini era composta dal sindaco e da otto assessori.

[15] Questa la nuova Giunta Municipale: Giuseppe La Rocca (sindaco), Natale Addamo, Maria Arisco, Alberto Di Mari, Ciccio Fisicaro, Nino Mazzone, Enzo Vinci (DC), Enzo Reale (vicesindaco, MRD), Rosario Ossino Fisicaro (PLI).

[16] La 2° giunta La Rocca era così composta: Giuseppe la Rocca (sindaco), Natale Addamo, Maria Arisco, Alberto Di Mari, Ciccio Fisicaro (DC), Angelo Celso, Lino Spada (PSI), Alfio Mangiameli (vicesindaco, PRI), Enzo Reale (MRD).

[17] L´on. Mario D´Acquisto.

[18] Fatto inconsueto nel PCI, che ben presto lo farà assomigliare, anche a seguito della degenerazione correntizia che ne seguirà, al tanto criticato PSI.

[19] Il futuro Presidente della Repubblica.

[20] Ne facevano parte Alfio La Ferla (per molti anni segretario dei giovani comunisti della FGCI), Pippo Cosentino, Simone Pulia.

[21] D´Alema, Fassino, Mussi, Veltroni.

[22] Ingrao, Cossutta, Garavini, Salvato, Magri, Bertinotti, Natta, Tortorella.

[23] Una novantina di delegati sui 332 del „fronte delo NO“, precisamente quelli facenti capo ad Armando Cossutta e a Sergio Garavini. Gli altri, capeggiato da Pietro Ingrao, decideranno di restare nel PDS, costituendo la corrente interna dei „comunisti democratici“, guidata da Aldo Tortorella.

[24] Ne facevano parte Armando Amore, Turi Di Mari, Paolo Innocenti, Carmelo Liberto, Francesco Santocono.

[25] I punti programmatici proposti riguardavano essenzialmente il piano di ricostruzione, reso indispensabile dal sisma del 13-12-1990, e l´attuazione del PRG, con un´attenzione particolare alle fasce più deboli della popolazione.

[26] Il consigliere Di Mari, allora indipendente, si asterrà dal voto. Successivamente aderirà al gruppo del PDS come indipendente e poi al PDS stesso.

[27] I “nicitiani” Maria Arisco, Alfio Linfazzi e Aldo Vasta e i “nicotriani” Pippo L Rocca, Nino Mazzone, Carmelo Russo e Alfio Toscano.

[28] La Giunta era così composta: Elio Magnano (sindaco), Alfio La Ferla, Guglielmo Tocco (PDS), Maria Arisco (vicesindaco), Carmelo Russo (DC), Nunzio Mangiameli (PRI), Enzo Reale (MDR), Rosario Ossino Fisicaro (PLI), Santo Ragazzi (PSI).

[29] Mario Segni, in seguito, dopo aver lasciato la DC, darà vita ad un movimento centrista denominato Patto Segni.

[30] A Lentini la DC ottenne 3854 voti (28,09 %) al Senato e 5290 voti (40,83 %) alla Camera. La differenza tra le due percentuali dimostrava, ancora una volta, l´incidenza della candidatura Nicotra, che ottenne ben 2478 preferenze. Nelle stesse consultazioni il PDS ottenne il 22 % al Senato e il il 23,6 % alla Camera; il PSI l´8,93 % sia al Senato che alla Camera, dove venne superato dal PRI (9,67 %). In queste elezioni apparvero, per l´ultima volta, le sigle della DC e del PSDI.

[31] La nuova giunta (ultima della Prima Repubblica) era così composta: Nino Mazzone (sindaco), Natale Addamo, Salvatore Basile, Alfio Linfazzi, Giuseppe Martines, Alfio Mastrogiacomo (DC), Francesco Marino (vicesindaco), Lino Spada (PSI), Nunzio Mangiameli (PRI).

[32] Mazzone, nato il 14-8-1946, era stato eletto la prima volta al Consiglio Comunale nel 1980 ed aveva fatto parte della 1a e della 2a giunta Capizzi e della 1a giunta Cannone. Rieletto nel 1985, era stato assessore e vicesindaco nella giunta Ragazzi e assessore nella giunta Battiato. Rieletto per la terza volta nel 1990 era stato assessore nella giunta La Rocca. Mazzone era l´“allievo“ prediletto dell´on. Nicotra. Allievo di Nicotra in senso stretto Mazzone lo era stato davvero quando frequentava l´Istituto Tecnico per Geometri, dove Nicotra aveva insegnato per qualche tempo.

[33] L´elezione avvenne secondo quanto stabilito dalla nuova L.R. 48/1991, congiuntamente e a scrutinio palese, per il sindaco e gli assessori, sulla base di un documento programmatico sottoscritto da almeno un terzo dei consiglieri. Nel caso della giunta Mazzone i sottoscrittori erano stati 22 su 40 consiglieri e sui 26 di maggioranza (18 DC, 5 PSI, 3 PRI).

[34] Tristano Codignola, Elio Veltri, Franco Bassanini, Alberto Jacometti, Antonio Giolitti, Gaetano Arfé.

[35] L´espressione è del vecchio e arguto socialista on. Rino Formica, autore anche dell´altra “Il convento è povero, ma i frati sono ricchi”.

[36] Si veda, in proposito, il suo interessante libro Via del Corso, Sperling e Kupfer editori, 1993.

[37] Alla fine di agosto 1990, nel corso del Convegno di Lavarone della sinistra dc, Nicotra aveva rivolto a Martinazzoli un profetico invito: “Mino, è il tuo momento, devi staccare gli ormeggi!”.

[38] Salvatore Martines riceverà la nomina dal nuovo e ultimo segretario provinciale della DC siracusana Alessandro Zappulla.

[39] L´on.Nicotra, al momento del voto, era uscito dall´aula, forse per un gesto di eleganza istituzionale, che gli costò l´esclusione dal Parlamento.


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