Lentini controcorrente

In questi anni, uno si dovrebbe chiedere come si è andata avanti nel campo dell’assetto urbano della città? Con lo strumento del variando variando.

di Luigi Boggio - giovedì 28 luglio 2022 - 979 letture

Non si fanno le inaugurazioni con pizzi e fanfare per delle opere realizzate, si dovrebbero fare anche per quelle avviate e non realizzate. Inizio con l’inaugurazione, nella speranza che nessuno si appropri dell’idea, di quella storica che riguarda l’aggiornamento del piano regolatore generale della città di Jacopo.

Le direttive generali venivano approvate la sera del 29 luglio 1988, una serata calda e afosa, schema che successivamente verrà approvato, cosa che avrebbe dovuto fare l’amministrazione in carica, dal commissario ad acta il 13/10/2000. L’amministrazione Raiti prima avvia il procedimento, poi si distrae, lasciandolo per strada. Dalla sera del 29 luglio 1988 al 29 luglio 2022 sono passati 24 anni. Andiamo verso i cinque lustri. In questi anni da Palazzo Scammacca sono passati cinque sindaci con il sesto che si è insediato da poco, ma non sappiamo come intenderà muoversi. Dovrà pur muoversi perché dalla compagnia amministrativa manca l’assessore all’urbanistica e altre competenze.

Nel corso di questi lunghi anni sono cambiati anche i progettisti: l’architetto Lundari viene sostituito dall’architetto D’Anna. Una sostituzione operata dal nuovo arrivato in Via Galliano, per poco, Nello Neri. Il quale succedeva al sindaco più votato dalla storia amministrativa della città di Gorgia dottore Francesco Rossitto, sfiduciato dopo un anno in una riunione di consiglio surreale dagli uomini del suo grande amico Pippo Gianni.

In questi anni, uno si dovrebbe chiedere come si è andata avanti nel campo dell’assetto urbano della città? Con lo strumento del variando variando. Nulla di illegale ma per essere spediti nel cogliere le "occasioni". Semplice ma complicato perché dopo l’approvazione del piano regolatore scattavano le norme di salvaguardia per il rispetto delle linee del piano. Nel variando variando per essere puntuali ci sono risultati che si vedono, come il Treno dei desideri in fondo a Via Nisida, e quelli che avevano aperto alle speranze di un futuro immaginifico con pallini rotolanti nei campi erbosi del Biviere, con i dollari dello zio Sam di Xirumi e con le botteghe annesse ad abitazioni della Città dei Mestieri.

Dopo questa parziale ricostruzione, ritengo che bisogna aprire un confronto pubblico per una analisi delle mutazioni demografiche e del patrimonio edilizio non facendo finta di non vedere che abbiamo una città tappezzata di "si vende". Che rappresenta la più grande svalutazione patrimoniale privata di tutti i tempi. Dietro a tutti quei riquadri con la scritta vendesi c’è tanta fatica e sudore umano.

Non solo le mutazioni soprattutto occorrerà valutare il materiale elaborato in questi anni dal settore urbanistico per confrontarlo non più con la vecchia normativa, ma con la nuova legge regionale urbanistica che parla dei piani urbanistici comunali che sono i PUG. I quali contengono delle precise indicazioni: sul contenere il consumo dei suoli, la rigenerazione urbana, la tutela e valorizzazione del territorio agricolo, la valorizzazione dei centri storici, la sostenibilità degli interventi, la promozione delle attività produttive, infine la partecipazione e la concertazione. Cioè una nuova idea di programmazione che guarda il territorio nel suo insieme, fuori dal perimetro urbano.


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